THE GATHERING
Always...
Etichetta: Foundation 2000 (recensita la versione del 1999 su Psychonaut Records)
Anno: 1992
Durata: 48 min
Genere: Gothic Doom Metal
La storia dei magnifici The Gathering parte nel lontano 1989, quando i
fratelli Hans e Renè Rutten decidono, insieme ad un altro gruppo di amici,
di formare una band su cui incanalare tutto il loro amore per la musica.
Nel 1990 esce il primo demo "An Immaginary Symphony" che inizia a far girare
il nome del gruppo, e nel giro di un altro anno vede la luce il secondo e
ultimo demo "Moonlight Archer", capace di ricevere un consenso tale da
offrire l'opportunità ai The Gathering di aprire per band del calibro di
Samael, Morbid Angel e Death.
Fiutando l'affare, la Foundation 2000 decide di metterli sotto contratto.
Inizia così, la carriera di un gruppo che avrà una parte importante nella
storia del Metal/Rock degli anni '90. In line-up, oltre ai cinque componenti
che impareremo a conoscere in buona parte della carriera dei The Gathering
(Renè ed Hans Rutten, Jelmer Wiersma, Frank Boeijen e Hugo P. Geerligs), troviamo
il cantante Bart Smits, affiancato in alcuni casi dalla voce
femminile di Marike Groot.
La musica è ancora immatura, a tratti addirittura ripetitiva. Si tratta di
un buon Doom Metal con venature Gothic, influenzato dai Paradise Lost e
dagli Anathema, anche loro gruppi poco più che esordienti, ma già capaci di
lasciare il segno. Con la differenza che i The Gathering non guardavano al
lato più oscuro e depresso della musica e della vita, bensì a quello
sognante ed etereo. La parte meno convincente di "Always..." è la prestazione
vocale di Bart Smits. Un classico growl monocorde, senza un briciolo di
fantasia che lo farebbe almeno distinguere dalla massa.
Anche le composizioni non sono sempre il massimo della qualità, e
stranamente le peggiori secondo me sono le prime tre poste in apertura. Tre
brani sulla sufficienza, composti da riff poco incisivi, salvati da alcuni
tappeti tastieristici se vogliamo anche ingenui, ma che ne snelliscono la
struttura. L'album prende un'altra piega dal quarto brano "King For A Day"
in poi, non siamo certo di fronte ad un capolavoro, ma il tutto è più
convincente. Credo che il pregio di questa canzone sia dovuto alla sua
varietà di fondo, riff più studiati e linee vocali femminili (il primo
intervento di Marike) che avrebbero reso migliori anche i primi brani.
Stesso discorso per "Second Sunrise", che segue l'andamento delle prime tre
canzoni, poi alcuni arpeggi legati ad alcune parti atmosferiche gli danno
vita e personalità. E così via anche gli ultimi tre brani, tra cui la
title-track strumentale (ripresa con l'esperienza di oggi farebbe un bel
figurone). Praticamente si nota che dove è presente Marike i brani assumono
un altro aspetto perché anche il gruppo dà il meglio di sé.
Visto con gli occhi di oggi "Always..." è un album che risente di questi
undici anni, la produzione e l'artwork sono invecchiati insieme a lui.
Nonostante ciò, quest'album è diventato quasi di culto. Non sono poche le
volte che ho letto dichiarazioni di apprezzamento da parte di molti
musicisti. Il fatto è che per il periodo erano anche un gruppo bizzarro,
perché avere un tastierista fisso in questo genere non era certo una cosa
usuale, stesso discorso per le incursioni femminili nel cantato.
Quindi è difficile valutare il "reale" valore di "Always...". Per me resta un
buon documento per chi vuole conoscere cosa c'era prima dell'avvento di
Anneke e "Mandylion".
(carma1977 - Agosto 2003)
Voto: 6.5