THE FROZEN
Blue Virtue
Etichetta: Transwaved
Anno: 2006
Durata: 45 min
Genere: gothic rock
Attraverso l'etichetta austriaca Transwaved ecco giungere alle nostre
orecchie, mai sazie e dome, il nuovo lavoro dei The Frozen, "Blue
Virtue". La copertina e la confezione sono assolutamente minimali,
scarni, quasi banali oserei dire; su di uno sfondo completamente nero
prende vita un manico di chitarra, di un blu sgargiante, questo e
niente più. All'interno testi e foto di rito. Si poteva e doveva
necessariamente fare di meglio.
Dopo una semplice e breve intro, prende vita il primo pezzo,
"Adore". Ol riff principale è prettamente e classicamente hard-rock,
anche se le ritmiche e l'andamento generale rasentano il puro rock'n
roll. La voce non è molto incisiva, ne molto lavorata, si ha l'utilizzo
di melodie abbastanza scolastiche ed i cori sui ritornelli rasentano
più volte la banalità. Assolutamente risentiti.
Una lieve e dolce chitarra acustica introduce "Opposite", una
power-ballad potente ed incisiva, che cresce lentamente d'intensità,
sorretta in maniera superba dal basso di Gehrard. Di nuovo da
dimenticare i cantati di Dennis, la cui timbrica vocale sembra essere
fuori contesto ed a volte non completamente rispettosa nè delle
metriche nè degli accenti musicali. Le strofe vengono affrontate con
tonalità molto scure e ribassate per poi aver modo di sfociare sui
ritornelli con cantati più alti, dai finali non molto sostenuti. Sul
finale il pezzo riprende vigore e slancio ed il ritmo si rialza, ma
oramai la frittata è fatta.
Un potente riff hard rock e ritmiche veloci e compatte danno vita al
brano seguente "Carnival". Brevi inserti acustici interrompono in più
occasioni il riffing principale, molto interessante, ed i cantati si
fanno più sentiti e sofferti. L'incisività e la potenza caratterizzano
la fase finale dove la ritmica acquista connotati decisamente thrashy.
Stavolta il frontman sembra voler imitare, per quel che concerne la
timbrica ed il suo utilizzo, Danzig; voce scura, grave, molto bassa,
dai toni ovattati e molto chiusi, lasciando maggior aperture ai soli
finali, spesso slabbrati e poco convinti. Imitazione questa, che non
riesce in pieno.
Quinto pezzo: "Straight To Hell". Un suono di chitarra pieno,
pompato, orecchiabile ed avvincente prende subito il posto di una
flebile chitarra rock, inizialmente, in sottofondo. Sia le sonorità che
la stessa struttura portante hanno chiare matrici ottantiane,
riportando alla mente gruppi come i Mötley Crüe, anche se
dall'attitudine leggermente più punkeggiante. Per la prima volta si ha
l'utilizzo della doppia voce in appoggio mentre bridge lenti e molto
soft anticipano i ritornelli preparandoli alle aperture melodiche di
rito. Grande in quest'occasione il lavoro di Thomas alle chitarre,
sempre preciso, ispirato e convincente. Brano questo che possiede una
carica non indifferente.
Anche "Winter" si sviluppa lentamente, chitarre pulite e tappeti
di tastiera riempiono l'ambiente, ma non riescono però a convincere in
pieno, un forte senso d'incompiuto ci coglie durante l'ascolto, buoni
fraseggi che però non arrivano a degna conclusione. La scarsa vena
interpretativa di Dennis ed il solo quasi scontato di Thomas, non
aiutano assolutamente il brano a prender vita.
"Reason To Feast" e "Violet" non lasciano alcun segno; brano
potente ed incisivo il primo, un classico mid-tempo, senza infamia e
senza lode, il secondo. Il suono generale è ovattato e pieno, le
chitarre spesso risultano fluide e raddoppiate, ma mancano
assolutamente di personalità e di una qualsivoglia idea illuminatrice.
Di "Jester", il pezzo seguente, c'è solo da ricordare l'epicità e lo
spirito folk dei riff utilizzati, così come l'entrata in gioco di
vocals femminili.
Mi distraggo un attimo e subito mi tornano alla mente gli AC/DC
con il loro hard rock sanguigno, veloce e verace, grazie ai suoni di
chitarra e dalle cadenze utilizzate in "Whore", caratterizzato poi da
un break centrale lento e viscerale, così come dal lungo finale
incalzante e veloce. Penultimo brano in scaletta, "The Night Of The
Vampire"; sorretto dalla buona prova di Thomas Z. alla batteria e dal
gustoso solo di Thomas K., in tema e tecnicamente validissimo. Qui
l'atmosfera si fa decisamente più malinconica e gotica, ricordando in
pieno gruppi come gli Him, Lacrimas Profundere e Charot. Il disco si
chiude con una breve outro; chitarre in feedback, rullate finali di
batteria, gente che se ne va, il rumore bianco degli ampli che prende
il sopravvento, mentre un forte vento gelido diviene protagonista
principale.
Non so proprio che dire: i The Frozen non hanno una precisa
connotazione musicale, spunti hard rock lasciano spazio a reminescenza
goth e in qualche occasione il suono si fa così leggero e pulito da
rasentare il pop. Ricordano assolutamente i primi lavori di Danzig, sia
come atmosfere generali che come linee guida dei cantati e la timbrica
utilizzata; mi ha lasciato sconcertato la prova di Dennis alle voci,
troppo spesso monocorde, fuori metrica e alla costante ed irrisolta
ricerca di soluzioni melodiche scure e grevi, cosa questa che non
sembra facilitargli il lavoro e l'esecuzione generale. Il lavoro da
fare non manca. Per idee, esecuzione, produzione e generale personalità
questo "Blue Virtue" degli austriaci The Frozen si potrebbe considerare
come un più che sufficiente demo tape, ma essendo questo un album vero
e proprio non può che rasentare, quindi, un esigua sufficienza. La
strada per il successo è ancora lunga ed impervia. Coraggio.
(Pasa - Gennaio 2007)
Voto: 5.5
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Sito Transwaved: http://www.transwaved.net/