THE FIRSTBORN
The Unclenching Of Fists
Etichetta: Equilibrium Music / ProCon
Anno: 2006
Durata: 60 min
Genere: death metal, heavy e musica orientale/tibetana
Il death metal accostato alla musica tibetana ed orientale era qualcosa
che ancora non avevo avuto modo di ascoltare. Con il loro terzo disco,
i portoghesi The Firstborn mettono assieme questi due generi musicali e
molto altro. Nati sotto il moniker di Firstborn Evil nel 1995, hanno
all'attivo il demo "Awakening Of Evil" (1996) e i due full-lenght
"Rebirth Of Evil" (1998) e "From The Past Yet To Come" (2000). Con
quest'ultimo hanno intrapreso un'evoluzione che li ha portati alle
attuali sonorità. Per questo motivo hanno deciso di cambiare nome. La
stesura dei pezzi di "The Unclenching Of Fists" è durata ben quattro
anni, mentre la registrazione ed il missaggio hanno portato via altri
dodici mesi. In tutto questo tempo il gruppo è sparito dalla
circolazione, cessando ogni attività live, al punto che si mormorava di
un loro probabile scioglimento.
Il nuovo disco è un concept basato sul Bardo Thödol (il "Libro
Tibetano Dei Morti") ed ispirato al buddismo tantrico. Si tratta di un
lavoro variegato sotto il profilo musicale, che vede il gruppo alle
prese con la sperimentazione in territori piuttosto lontani ed
inconsueti per il death metal. La matrice è sicuramente un death di
stampo americano (Morbid Angel su tutti), comunque ricca di riferimenti
alla scuola europea, sulla quale si innestano melodie orientali ed
esotiche, canti etnici e tibetani, musica atmosferica etc. Pensare di
sovrapporre questi elementi, talvolta suonati con strumenti
tradizionali, alle ritmiche e ai riff tipici di Morbid Angel e Behemoth
non verrebbe in mente a tutti. Eppure il risultato finale è meno
strampalato di quanto sembrerebbe se detto a parole. D'accordo, i
Firstborn non centrano in pieno l'obiettivo, ma neppure se ne escono
con un disco ridicolo.
"The Unclenching Of Fists" è un album elaborato, nonostante il
tasso tecnico sia assolutamente nella norma, se raffrontato alle uscite
death di questi tempi. Il gruppo si è concentrato soprattutto nel
mettere assieme le tante e differenti influenze che caratterizzano il
proprio stile, senza farle stridere. La voce spazia da un registro
aggressivo in stile death ad un cantato pulito, potente e vagamente
epico, fino ad arrivare ai già citati canti etnici. Non mancano alcune
fugaci apparizioni di una voce femminile in un paio di canzoni. La
sezione ritmica è veloce e precisa. Si alternano ritmiche ultraveloci
ad altre cadenzate con sotto la doppia cassa sparata, ma non mancano
frangenti rilassai ed evocativi. Su "Fire Channels" sono presenti pure
delle percussioni, che accompagnano anche il sitar in altri pezzi. Le
chitarre fanno altrettanto, intrecciando riff brutali e pesanti ad
arpeggi suonati in pulito, passando per alcune soluzioni più
spiccatamente heavy-oriented. Sono riconoscibili anche alcune sfumature
thrash ed altre, quasi impercettibili, black. Si aggiungono poi un
basso dinamico, che spesso si stacca dalle ritmiche delle chitarre,
delle tastiere mai invadenti, del sitar ed altri strumenti tradizionali
campionati. Il risultato è dunque un lavoro versatile e ricchissimo di
sfacettature, ma non privo di imperfezioni. Non sempre, infatti, tutti
gli strumenti si amalgamano alla perfezione tra loro. Anche la voce,
ogni tanto, sembra un po' staccata dal resto. Non so se queste
"forzature" siano volute o meno, fatto sta che non mi hanno convinto
appieno. Il problema maggiore di "The Unclenching Of Fists" è però un
altro, ovvero l'eccessiva varietà di stili contenuti. Molto spesso ci
si lamenta di dischi troppo monolitici, troppo ripetitivi o troppo
simili ad altri. Qui siamo all'opposto: il mio timore è che questo
lavoro, abbracciando così tanti stili, alla fin fine non accontenti
nessuno. Spero di sbagliarmi, però ho trovato queste tredici tracce
(alcune sono dei semplici intermezzi strumentali) eccessivamente
eterogenee. Eppure i The Firstborn dimostrano di aver classe e sanno
andarci giù pesante quando serve. In molte canzoni sono presenti ottimi
spunti, che un deathsters non può assolutamente disprezzare. L'uso del
sitar ricorda alcune melodie egiziane alla Nile, ma soprattutto il
disco solista di Karl Sanders.
Per ora va premiato sicuramente il coraggio e la dedizione
(ricordiamo che il gruppo ha impiegato ben cinque anni a scrivere e
registrare questo disco) dei The Firstborn. Musicalmente, come detto,
ci sono alcune pecche, ma non si può tralasciare quanto di buono han
fatto vedere questi ragazzi in certi frangenti. Anche la registrazione,
effettuata ai G22 Stidio, di proprietà del chitarrista Paulo Vieira, è
sicuramente azzeccata e frutto di un lavoro meticoloso. I suoni sono
abbastanza potenti e naturali, e nel complesso riescono a ricreare un
alone oscuro e mistico attorno a queste composizioni.
"The Unclenching Of Fists" è un disco elaborato, complesso e per
certi versi difficile da ascoltare, e per questo motivo non credo sia
indirizzato ad un pubblico vasto. Sicuramente necessita di molti
ascolti per essere apprezzato appieno. Ad ogni modo, se siete di larghe
vedute e volete ascoltare qualcosa di inconsueto, date una chance a
questo gruppo. Sono curioso di vedere dove arriveranno con il prossimo
album, sperando di non dover attendere altri cinque anni!
(BRN - Settembre 2005)
Voto: 7
Contatti:
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Sito The Firstborn: http://www.thefirstborn.net/
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