THE CHASM
Procession To The Infraworld

Etichetta: Dwell Records
Anno: 2000
Durata: 40 min
Genere: death


Questo è il quarto album dei messicani (anche se ormai si sono traferiti negli Stati Uniti a Chicago) The Chasm, ed il genere proposto è un death metal con un forte sapore di anni '80. Forte sapore nel senso che ad ascoltare la musica dei The Chasm si rivive l'atmosfera di quegli anni, non nel senso che scopiazzano lo stile di qualche gruppo, tutt'altro, i The Chasm sono uno dei gruppi death attuali (con Carcariass e pochi altri) che si riconoscono in 10 secondi.
Descrivere la loro musica è difficile, da qualche parte erano stati definiti come "la versione cattiva e grezza dei Misanthrope", può rendere l'idea ma non completamente. Le canzoni dei The Chasm sono molto complesse e strane, ma questo non pregiudica l'impatto della loro musica, perché pur essendo canzoni dalla struttura incasinata riescono a mantenere il sapore grezzo tipico degli anni '80. In tutto l'album non ci sono ripetizioni, è tutta una variazione continua, dai riff alle parti di batteria, non si fermano mai a ripetere una strofa o un riff figo. In mezzo a tutto questo ci sono anche parti di chitarra acustica e riff suonati senza distorsione, ed il bello è che queste parti "tranquille" non spezzano mai la tensione delle canzoni, anzi, contribuiscono ad aumentarla.
Anche la batteria segue queste caratteristiche: è pestata come poche altre, il batterista Antonio Leon legna come un dannato soprattutto sui piatti (e meno male che c'è qualcuno che si ricorda di menare anche i piatti senza restare sempre sul rullante), e nonostante tutta questa violenza riesce ad inserire pure molti controtempi e passaggi articolati. Insomma, le tracce di batteria non sono i soliti blast beat ripetuti all'infinito che si sentono negli ultimi anni, sono molto complesse e nello stesso tempo cattive e grezze.
La produzione è ottima, non nel senso che i suoni sono strapompati e luccicanti tipo le produzioni svedesi, ma nel senso che è riuscitissima per lo stile di questo gruppo: i suoni sono ben definiti e molto potenti, ma mantengono sempre quel sapore grezzo e maligno che era tipico degli album degli anni '80. I suoni delle chitarre sono più simili a quelli di un gruppo thrash/black che a quelli ribassati e compressi di un classico gruppo death. La voce di Daniel Corchado è un growl malefico, ma non nel senso di gutturale e cavernoso, nel senso che pur essendo un growl ha un sapore aspro e maligno. La confezione è molto bella, è un digipack con un'ottima grafica.
In conclusione, questo è un album che straconsiglio agli amanti del death e del metal anni '80. Pur essendo una musica molto personale e complessa, la prima cosa che si nota è quanto sia cattiva, diretta e grezza: se non vi viene voglia di fare headbanging dopo il primo minuto dell'intro, beh, lasciatevi dire che allora non siete metallari!!! Un ottimo album, non ha le vette clamorose del precedente "Deathcult For Eternity", ma ha una produzione migliore ed è più costante, quindi per me questo PTTI gli è un pelo superiore. Acquisto obbligatorio per gli amanti del metal estremo degli anni '80.
(teonzo - Agosto 2002)

Voto: 9


Contatti:
Sito The Chasm: http://www.enterthedeathcult.com/
Sito Dwell Records: http://www.dwellrecords.com/




I messicani probabilmente sono tutti pazzi, noi non possiamo saperlo, ma penso che i The Chasm siano sufficienti per giurare che sia così. Questo disco è altrettanto folle e geniale, sconsiderato e bilanciato (non è una contraddizione in loro!) del precedente, zeppo di mille idee mescolate secondo schemi da manicomio, tuttavia, oltre ad una produzione che finalmente ne esalta le doti, c'è una brillantezza in più, un gradino di maturità acquisita che fa di questo lavoro un disco davvero magnifico. Ascoltatelo e vi divertirete come dei pazzi grufolando per la stanza, oppure, se siete tipi più composti, prendete una tela, cominciate a dipingere con i The Chasm a palla nello stereo, vi assicuro che ne uscirà un contorto (e splendido) Picasso!
(Orion - Agosto 2002)

Voto: 8.5