THE CHASM
Deathcult For Eternity: The Triumph
Etichetta: Oz Productions
Anno: 1998
Durata: 55 min
Genere: death
"Deathcult For Eternity" è il terzo album dei messicani The Chasm, purtroppo non sono in possesso del precedente "Procreation Of The Inner Temple", ma rispetto al loro primo "From The Lost Years" si nota un grande passo in avanti nella qualità delle canzoni e nel coinvolgimento.
Qui il gruppo ha velocizzato i tempi, non ci sono più le parti lente e doom dell'esordio, e pure le parti melodiche sono diminuite in gran parte. Lo stile si è spostato relativamente verso il black/thrash, rimanendo però pur sempre death metal.
Le 9 canzoni sono tutte di durata lunga (in media 6 minuti), ed hanno tutte una struttura molto contorta e cervellotica: ai primi ascolti sembrano canzoni incasinate e minchione, con ogni parte buttata lì alla cazzo tanto per fare casino. Ma questa è solo la prima impressione, visto che dopo un po' si nota la grande cura nel cercare di creare qualcosa che sia maligno e grezzo, ma allo stesso tempo ragionato e contorto. Insomma, potrei dire che i The Chasm hanno scritto quest'album in preda ad una lucida follia: folli perché questo album non ha nulla di normale, lucidi perché per arrivare a questi livelli serve intelligenza, non sono come i Venom che facevano casino alla cazzo come veniva, questi fanno casino seguendo una logica ben precisa.
Come dicevo le canzoni hanno tutte una struttura folle, visto che troviamo parti tirate quasi black, parti più rilassate in cui trova spazio la chitarra acustica, e parti su tempi medi che dal vivo devono scatenare un pogo da paura. Ma in ogni singolo istante di questo album si percepisce sempre un'atmosfera grezza, fredda e maligna, sia nei riff che nelle melodie. La goduria principale si ha nei pezzi tipo "A Portal To Nowhere", in cui per quasi metà canzone è presente la chitarra acustica, che passa da arpeggi melodici e sinistri in primo piano al ruolo di chitarra ritmica supportando degli assoli maligni con la chitarra distorta. I The Chasm non vogliono lasciare spazio alla speranza, vogliono solo far cadere l'ascoltatore in un mondo oscuro e dominato dalla Regina Morte. Un grosso merito in questo ce l'ha la voce di Daniel Corchado, che passa da parti in growl a parti in screaming, e nella fine di alcuni versi si lancia in urla disperate, tipo le urla di uno che cade in un abisso.
La produzione non è il massimo della vita... certo si sentono tutti gli strumenti e si riescono a seguire senza problemi, ma i suoni non sono molto potenti e definiti, visto che le chitarre hanno suoni un po' zanzarosi, quasi black. La confezione è molto buona, nel libretto sono compresi i testi, e l'immagine di copertina è spettacolare per me: sono raffigurate due colonne sovrastate da un arco con un occhio, e queste colonne rappresentano la porta per l'inferno, visto che in mezzo a queste appare la Morte avvolta da fuoco e fiamme.
Per molti (me compreso) questo è un vero album di culto: in un paio di canzoni raggiunge delle vette di pura eccellenza, e nelle altre resta sempre su alti livelli. L'unico difetto è la registrazione con dei suoni non molto potenti, ma è un difetto secondario, perché resta un album dedicato agli amanti del metal estremo degli anni '80, e di quei tempi non c'erano certamente le produzioni laccate degli Abyss Studios (per fortuna dico io...). Se amate il death grezzo e maligno, se amate anche il black/thrash, allora cercate di fare vostro questo album, troverete una vera chicca idolatrata dai fan dell'underground spinto. E così non potrete fare a meno di lasciarvi rapire dal Culto della Morte.
(teonzo - Agosto 2002)
Voto: 8.5
Contatti:
Sito The Chasm: http://www.enterthedeathcult.com/
Sito Oz Productions: http://www.ozproductions.com/
Dei killer caciaroni dalle lande assolate del Messico, e già questo è
qualcosa di speciale. Ma lo è anche il fatto che appaiono totalmente
sconsiderati, un'accozzaglia di parti diverse tra loro che si rincorrono
freneticamente come inseguite dai judiciales messicani tra cactus e strade
polverose, ma non durerà a lungo quest'impressione. Non appena gli ascolti
aumenteranno si potrà facilmente apprezzare come non siano in realtà dei
sanguinolenti sprovveduti, ma dei perfetti serial killer, spietati, feroci.
Certo, quell'alone sudicio e polveroso è sempre presente, ma quel caos saprà
prendere la sua originalissima direzione. Che fare, a questo punto, ce lo
suggeriscono loro: convertirsi al culto della morte, per l'eternità!
(Orion - Agosto 2002)
Voto: 8