THE CHASM
Conjuration Of The Spectral Empire

Etichetta: Lux Inframundis Productions
Anno: 2003
Durata: 56 min
Genere: death


Ed ecco il quinto album dei The Chasm, che ora non sono più un gruppo messicano ma americano, visto che sono emigrati negli USA. Il MCD dell'anno scorso mi aveva fatto temere che il gruppo avesse perso la vena creativa, e che fosse cominciata per loro la parabola discendente. Per fortuna questo album mi ha smentito, ed i The Chasm si confermano come un gruppo di culto tra i più amati tra gli aficionados dell'underground.
Lo stile è molto simile a quello dei due album precedenti (e per fortuna non a quello del MCD), ossia un death metal primordiale, discepolo del verbo di Possessed, primi Celtic Frost e primi Kreator, quindi fortemente ancorato alla seconda metà degli anni '80. Il tempo sembra non essere passato per i The Chasm, ascoltando la loro musica si respira ancora quell'alone di marcio, di grezzo, di zolfo che era tipico per i gruppi di 15 anni fa. Ma per fortuna non si limitano a scopiazzare i loro idoli, qui c'è una forte personalità, e con molto piacere del sottoscritto il gruppo è tornato sulla strada intrapresa con "Deathcult For Eternity: The Triumph" e "Procession To The Infraworld".
Il death dei The Chasm è primordiale ma ricercato allo stesso tempo. I suoni sono grezzi, i riff sono ruvidi ed abrasivi, ma mantengono una sana follia compositiva: non siamo di fronte ad un casino senza senso tirato su tanto per divertirsi, qui siamo di fronte a canzoni dalla struttura molto intricata e complessa. Pensate ad un gruppo di death ricercato (che ne so, magari i Misanthrope) che comincia a sfornare riff marci ma pur sempre contorti, e potete farvi una vaga idea di come suonino i The Chasm. Approcciarsi a questa musica è piuttosto difficile: all'inizio si viene colpiti dal grezzume, sembra quasi di trovarsi in un girone infernale, con gente che urla e con rumori assordanti e senza senso. Poi però, dopo vari ascolti, si entra nel mondo dei The Chasm, legato sì all'inferno e agli abissi (The Chasm significa L'Abisso), ma ottenuto con rituali precisi e schizofrenici. Il gruppo è attaccato alla morte in tutti i sensi, sia musicale, sia tematico, sia estetico. Non sono un gruppo di adolescenti affascinati dal sangue e dalle budella di qualche fumetto, anzi, sono un gruppo di fissati col culto della morte, e riescono ad esprimerlo in maniera inequivocabilmente sincera con la loro musica.
Passando al lato puramente musicale, tutto l'album è pieno di riff dissonanti e marci, ci sono anche vari stacchi melodici, ma sono ottenuti da melodie sinistre, e sono sempre accompagnati a delle ritmiche atonali. I tempi sono molto vari, si passa da parti tirate a parti più cadenzate, ed il batterista dà prova di avere un'ottima fantasia: non si lancia in parti intricate od assurde, ma riesce sempre a creare dei passaggi personali senza ripetersi. La voce è una metà via tra un growl death ed un vocione thrash grezzo, molto simile alle voci dei primi gruppi death della storia. Nell'album sono comprese 10 canzoni, la prima e l'ultima sono due strumentali strafighe, per me le migliori. La prima si intitola "Deathcult Arrival" (tanto per dichiarare gli intenti), mentre l'ultima si intitola "Procession To The Infraworld", a sottolineare il legame quasi mistico tra i loro album (questo è anche il titolo dell'album precedente).
La produzione è adattissima al genere, quindi la reputo molto buona. Non aspettatevi suoni puliti ed iperprodotti, qui i suoni sono grezzi e taglienti, proprio per questo adattissimi al genere. La confezione è carina, il libretto ha una buona grafica (teschi e scheletri dappertutto) e contiene tutti i testi. C'è anche una traccia multimediale con un video fatto di collage di esibizioni dal vivo (solo che sti minchioni hanno messo l'audio delle canzoni da studio sfasate con le immagini...). Ah, io ho l'edizione americana, esiste una stampa europea con una copertina diversa.
Che altro dire? Sono stracontento che i The Chasm siano tornati ai loro livelli! All'inizio questo album non mi aveva esaltato in pieno, poi però si è assestato ai livelli di quelli prima, solo che è un po' più ostico da digerire. Consiglio vivamente l'acquisto di questo album a tutti i fanatici del death anni '80, qui c'è pane per i vostri denti, a patto che non vi spaventino delle canzoni intricate da 8-10 minuti. Lunga vita ai The Chasm, uno dei pochi gruppi death che mantiene vivo il vero spirito di questo genere senza fossilizzarsi sulle cose fatte dai maestri.
Concludo la rece con le parole finali del video, azzeccatissime:
DIE FOR METAL
LIVE FOR DEATH
(teonzo - Settembre 2003)

Voto: 9


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