TESTAMENT
Practice What You Preach

Etichetta: Megaforce
Anno: 1989
Durata: 47 min
Genere: Heavy/Thrash


Terzo lavoro in studio per il gruppo di culto di San Francisco!!! I Testament in questo terzo album modificano però le loro coordinate sonore! Già, il thrash nudo e crudo lascia il posto ad un sound che è ancora marcatamente thrash, ma nel quale fa spesso capolino un vena tipicamente heavy!! Si intravedono i primi cambiamenti che porteranno la band a realizzare l'album che quasi li affosserà, vale a dire "The Ritual"!!! Qui comunque non dovete aspettarvi una band moscia e senza nerbo! Tutt'altro! Il gruppo è in piena forma, soprattutto dal punto di vista tecnico! Mr Skolnick è quantomai ispirato e ci regala alcuni assoli che rimarranno nella storia dell'heavy metal!! Primo fra tutti quello della title-track, che apre le danze!! Il pezzo in sè è già molto bello, ma quell'assolo la rende qualcosa di unico!!! L'inizio è sicuramente degno del gruppo, ma si sente che qualcosa è cambiato, forse anche per la produzione molto pulita di Alex Perialas, che toglie un po' di cattiveria al sound in generale, soprattutto per il suono della batteria, che per me è un po' troppo moscietto! Questo è l'album dei Testament in cui sentirete maggiormente il basso! Il che non è male, però forse qui è un po' troppo pompato!! Comunque i pezzi scorrono bene, vedi ad esempio "Envy Life" o "Time Is Coming", in cui il gruppo assesta colpi precisi alla bocca dello stomaco, senza premere sull'acceleratore come faceva in passato!!! I pezzi infatti non viaggiano sulle solite velocità esagerate a cui i Testament ci avevano abituati, ma sono di gran lunga più cadenzati!! Per questo dico che in quest'album c'è una forte matrice heavy classic, che prima non affiorava così prepotentemente!!! Un altro pezzo molto bello è "Greenhouse Effect" che, come gli altri che ho citato, stende l'ascoltatore senza strafare come potenza, se non nel bridge e nel ritornello, in cui accelera! Questo è un album davvero strano per i Testament: i pezzi non sono male, la classe non si discute, però sono poco aggressivi! E quel poco di aggressività che c'è non è a-là Testament!!! Secondo me questi sono i classici pezzi che per godersi bene bisogna ascoltarli dal vivo, dove il gruppo può spingere quanto vuole!!! Qui il gruppo si cimenta anche per la prima volta con una semi-ballad, intitolata, pensate un po', "The Ballad", che però secondo me è un po' un buco nell'acqua, per lo meno nella prima parte! Poi si riprende e si velocizza e diventa un bel pezzo!!! Sarà di gran lunga migliore "The Legacy" contenuta nel successivo "Souls Of Black"! In conclusione, secondo me tra i primi 4 album dei Testament questo è il più debole! Forse la produzione lo penalizza molto, perché secondo me le canzoni dal punto di vista musicale sono ben fatte! Però non ti travolgono come accadeva per gli album precedenti!! Peccato! Se siete fans, compratelo pure perché non si tratta affatto di un album da buttare! Se cercate un album figo dei Testament, allora andate sui primi due senza esitazioni! Sicuramente faranno più al caso vostro!
(EvilEnry - Febbraio 2003)

Voto: 7.5



"Pratice..." non è sicuramente il miglior album dei Testament, ma a mio avviso è comunque un buon album. La produzione è strana... "secca"... con il basso sferragliante in evidenza. Le canzoni sono mediamente più cadenzate che in passato; solo raramente si raggiunge la velocità dei primi album. Il gruppo era alla ricerca di altre vie - come diversi gruppi thrash dell'epoca - e quando uscì l'impressione fu che si trattasse di un album di transizione. Sono necessari quindi più ascolti per "entrare" nelle canzoni. Sarà facile poi accorgersi del valore di "Pratice What You Preach" (la canzone ), del tiro di "Nightmare" o del riff di "Sins Of Omission". Nel complesso, seppur non eccezionale, un album che merita (non solo per la prova di Skolnick alla chitarra solista!).
(Linho - Aprile 2003)

Voto: 8