TERRAGON
Chapitre I

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2004
Durata: 54 min
Genere: black sinfonico ed atmosferico


Terragon è il progetto solista di Manylaethurius, già attivo negli Spectrums Of Oblivion e negli Ancêtres. Si tratta quindi dell'espressione musicale più sentita e personale di questo musicista francese. Nel foglio informativo allegato alla mia copia promozionale, Manylaethurius presenta il suo progetto con toni appassionati: è facile notare quanto ci tenga a questa sua creazione. Terragon è per l'artista uno sfogo sia musicale che ideologico. Temi quali la fantasia ed il vampirismo vengono utilizzati come risposta alla civilizzazione odierna, ed il satanismo è per Manylaethurius la risposta migliore a tutte le forme di schiavitù religiosa. L'utilizzo della lingua francese nei testi è dato dalla necessità di comunicare nella maniera più diretta tali idee ai propri conterranei. Tali testi non sono prodigiosi da un punto di vista poetico, ma è innegabile che trasudino una certa rabbia. Peccato che tutto si risolva in una provocazione anticristiana fine a sé stessa, tutta teorica e priva di credibilità. Versi quali "Demoni e soldati escono dall'antro/ unendosi alle nostre forze contro il bene/[...] il male regnerà/ per una nuova era fertile" sono puerili, imbarazzanti e contraddittori. E' uno sfogo irrazionale, che non contrappone nulla di costruttivo al tanto odiato ordine attuale delle cose. I testi sono però importantissimi per Manylaethurius, che ha provveduto a stamparli con chiarezza nelle otto pagine del libretto. Un libretto molto professionale tra l'altro, decorato da una copertina in bianco e nero che ritrae un castello svettante tra alberi, nebbia e monti. E' un fotomontaggio nemmeno tanto inquietante.
Se l'ideologia di Terragon è piuttosto debole, lo stesso non può essere detto della musica. In questo caso Manylaethurius ha le idee molto chiare. L'artista ha deciso di esprimere la propria ispirazione musicale tramite le sonorità di un black metal sinfonico ed atmosferico. Dunque, quanti sono i progetti solisti in circolazione dediti a questo stile musicale? Beh, centinaia se non migliaia! Quanti di questi compongono musica interessante? Pochissimi! In effetti, la maggior parte di questi progetti lasciano il tempo che trovano, si somigliano l'un con l'altro in maniera eclatante e tendono a ripetere un po' tutti i medesimi errori. Tra questi, il fatto di essere mortalmente noiosi. Lunghi accordi di tastiera, melodie tutte uguali, drum-machine spompa ed una curiosa tendenza a tirarla per le lunghe, con canzoni ripetitive e modeste. Non che Terragon sia completamente immune da alcuni di questi difetti, ma riesce a distinguersi dalla massa grazie ad alcuni accorgimenti decisivi. Innanzitutto, e mi congratulo con l'artista per la scelta, Manylaethurius ha deciso di fare a meno dell'abusata drum-machine utilizzando una batteria vera. Da un punto di vista espressivo, non c'è paragone: la batteria vera è tutta un'altra cosa. Rende le composizioni più dinamiche, più trascinanti, più vere e comunicative. In secondo luogo, ha tenuto alto il volume delle chitarre. Queste sostengono il ritmo con la loro vigoria, e completano il potenziale evocativo della melodia di tastiere. Il risultato finale, grazie ad un mixaggio ben equilibrato, è molto buono. O meglio, si sente che questa è musica suonata, e non soltanto programmata.
Peccato che tutte queste buone idee non siano completate da un songwriting originale. Manylaethurius non si dimostra molto creativo da questo punto di vista. Le composizioni, tutte piuttosto lunghe, scorrono via lisce ma non sembrano in grado di risollevarsi dal pantano del "già sentito". I clichè del genere ci sono tutti e tradiscono influenze le cui radici affondano nei primi lavori di Mortiis (gli stacchi folk di "Vampire" fanno molto "Crypt Of The Wizard") o nelle derive ambient di Burzum. Vale a dire un ambient minimale e trascurabile. La maggior parte delle composizioni è comunque caratterizzata da un suono possente ed eccessivo, dove le tastiere fanno ovviamente la parte del leone. "L'Antre Du Diable" e "Christ Impuni" sono due tracce senza infamia e senza lode, che ricreano col loro suono scenari fantastici ed oscuri. Sulle tastiere ed i grintosi strumenti a corda, Manylaethurius declama i suoi testi con urla torturate. Queste due prove hanno un loro equilibrio che non sfocia mai nell'esagerazione, come accade invece in "L'Âme Noir": diciotto minuti di riff potenti, stacchi di ambient minimale e melodie inquietanti sono un po' troppi. Questa composizione è ambiziosa, e credo francamente che l'artista abbia preteso un po' troppo.
Il meglio di questo "Chapitre I" è racchiuso in "Vampire". Questa composizione è in possesso di una melodia tanto cupa quanto suadente. La sensualità mortale del vampiro è resa al meglio grazie ad una buona scelta di suoni, e ad un'intelligente dosaggio delle risorse d'arrangiamento. I suoi quattordici minuti di durata non devono spaventare: scorrono via in fretta.
Concludendo, il primo parto di Terragon si distingue dalla media grazie ai suoni vitali e potenti, che riescono spesso ad allontanare la noia. Da rivedere invece le melodie, poco originali e a momenti decisamente scontate. E' vero che si tratta di un progetto personale e che quindi Manylaethurius potrebbe decidere di proseguire su questa strada senza badare ad eventuali evoluzioni. E' anche giusto però opinare un miglioramento generale, una maggiore originalità che stimoli gli ascoltatori a seguire Terragon con attenzione.
"Chapitre I" è un lavoro consigliato agli amanti del black melodico, ricco di tastiere e di melodia. Se pensate che tale musica faccia per voi, affrettatevi a contattare l'artista per una copia: l'album è stato stampato in soli 500 esemplari.
(Hellvis - Febbraio 2006)

Voto: 7


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Sito internet: http://terragon.free.fr/