TENHI
Maaäet

Etichetta: Prophecy Productions
Anno: 2005
Durata: 60 min
Genere: folk/prog


Tenhi è il nome di un trio finlandese dedito ad una musica che col metal non ha nulla a che fare. Preferisco chiarire questo punto immediatamente. E' improbabile che la proposta musicale dei Tenhi possa piacere al metallaro medio. Il loro stile è infatti piuttosto personale: il trio ama definirlo come "musica progressive influenzata dal folk". Una descrizione abbastanza corretta, anche se ritengo che l'elemento folk sia preponderante rispetto a quello progressive. Probabilmente è solo una questione di punti di vista, a seconda dell'interpretazione che si voglia dare ad uno stile fuori dagli schemi, intenso ed evocativo.
I Tenhi non sono certo degli esordienti. La loro discografia è abbastanza corposa. A partire dal 1997, il gruppo ha pubblicato un demo ("Kertomuksia"), un promo senza titolo, un MCD ("Hallavedet" - 1998) ed i full length "Kauan" (1999), "Airut:Ciwi" (2000) e "Väret" (2002). Fino al MCD, la band era un duo formato da Tyko Saarikko e Illka Salminen. Dal '98 in poi si è aggiunto Ilmari Issakainen, e da allora la formazione non è più cambiata.
"Maaäet" è l'ultima fatica del trio, e non è affatto un lavoro facile da commentare. Si consideri che la proposta artistica dei Tenhi mette sullo stesso livello musica, testi e arti visive (o visuali, che dir si voglia). Il mio giudizio non potrà quindi che essere incompleto ed impreciso. Dei tre elementi sopraccitati, posso commentare con una certa obiettività soltanto la musica. I testi infatti sono in finlandese, e sul sito del gruppo non è presente alcuna traduzione. Per quanto riguarda le arti visive, posso far riferimento soltanto alla copertina di questo promo, ma nulla di più. E' probabile che l'intero artwork del libretto (non in mio possesso) sia particolarmente significativo, o che dal vivo il gruppo dia grande rilevanza ad elementi decorativi, pittorici o teatrali. Non so, sono tutte congetture le mie. Ciò che è importante sottolineare è che l'universo artistico dei Tenhi non si esaurisce soltanto nelle dodici tracce di quest'album, ma è un qualcosa di profondo e molto variegato.
Spesso il termine "progressive" viene associato a strutture ipercomplesse ed a passaggi particolarmente virtuosi. Si tratta di un luogo comune errato e superficiale, ma estremamente radicato nell'immaginario di molti. Ecco, per evitare incomprensioni, i Tenhi sono quanto di più distante dalla mera esibizione tecnica. La loro musica è emozionale, comunicativa, sussurrata, sobria... quasi timida, direi. E' tutta giocata su arrangiamenti che accostano e contrappongono una miriade di timbri, di suoni, tanti "colori" che vanno a formare un quadro unico e prezioso. Gli stessi musicisti utilizzano termini pittorici per descrivere il loro nuovo album.
La copertina di "Maaäet", dai colori molto scuri, ritrae una pianta secca e la pelle di un serpente. Queste due immagini ben rappresentano due punti fermi del concept dell'album. Si tratta innanzitutto di due simboli naturali, e la natura ha un ruolo di primo piano nell'immaginario dei Tenhi. Natura intesa come paesaggio, la principale fonte di ispirazione dei finlandesi. La pianta secca e la pelle del serpente rappresentano la morte, ma sottintendono anche una rinascita. Inoltre, sono due immagini legate alla terra, al suolo. Nel foglietto di presentazione, gli artisti affermano che il loro sguardo "non è più rivolto all'orizzonte, ma attraverso il suolo ai nostri piedi ed alla natura nelle nostre vicinanze". Ecco quindi che la musica, così introversa, trova una sua spiegazione. Guardare la terra è come cercare le nostre radici, è come scrutare idealmente nel ventre di nostra madre. Le dodici tracce dell'album sono quindi terribilmente nostalgiche, introspettive, prive di slanci solari ed espansivi. Spesso le figure musicali tendono ad essere ripetitive, ostinate, ma mantengono sempre un atteggiamento di discrezione, quasi che i Tenhi non osassero "alzare la voce".
Come ho scritto in precedenza, i musicisti si dimostrano molto abili a sfruttare le potenzialità espressive dei loro strumenti. Tyko sta al microfono e si occupa di pianoforte, harmonium, sintetizzatore, chitarra e percussioni. Ilkka partecipa anch'egli al cantato, e si esibisce su chitarra, basso, harmonium e percussioni. Infine c'è Ilmari, specializzato in batteria ma anche piano, chitarra e basso. Tre polistrumentisti quindi, ognuno in grado di dare il suo contributo alla creazione di scenari musicali unici.
Le dodici tracce di "Maaäet" rappresentano altrettanti capitoli di un lavoro molto omogeneo. Lo stile compositivo è coerente, non esce mai fuori dagli schermi prestabiliti. Proprio per questo l'incomprensibilità dei testi si rivela un handicap per l'ascoltatore non finlandese. La fruibilità dell'album ne risulta penalizzata. Talvolta le tracce sono così rarefatte, così lente ed essenziali, da risultare tediose senza l'ausilio del testo. La voce profonda del cantante si rivela molto espressiva, comunicativa... peccato appunto che il finlandese sia così ostico!
Il suono dei Tenhi è principalmente acustico, con chitarre e pianoforte quasi costantemente in primo piano. Le melodie sono quasi sempre "popolari", a volte medievaleggianti (vedi "Kuoppa") e vengono spesso sviluppate con passaggi di classe, nei quali gli strumenti vengono accarezzati, toccati e titillati come il corpo di una bellissima donna. Eppure, alle volte è proprio la melodia a peccare un po' di anonimato. Si tratta di melodie accennate, ma mai in grado di rimanere nella testa dell'ascoltatore. Sì, non è pop questo, ma il talento di un gruppo si vede anche nella sua abilità melodica. Creare una buona melodia è ancor più difficile che esibirsi in una prova di tecnica superlativa. Ecco, spesso i Tenhi danno l'impressione di non essersi espressi al massimo da questo punto di vista. Non conosco i loro lavori precedenti, non saprei perciò dire se si siano involuti o se questo sia il miglior disco della loro carriera. Non ho termini di paragone. Per questo preferisco commentare solo ciò che sento, e "Maaäet" mi ha dato la netta impressione di essere forte concettualmente, ma un po' debole da un punto di vista melodico.
"Maaäet" è un'opera d'arte onesta, difficile ma al tempo stesso ricca di fascino. E' in grado di comunicare qualcosa, anche senza comprenderne i testi o senza artifici visuali. I musicisti sembrano piuttosto ispirati, ed hanno le idee molto chiare sui sentieri musicali da battere. Confido in una loro ulteriore maturazione, che li porti a comporre anche melodie in grado di impreziosire brani già notevoli. Allora sì che potranno incidere un capolavoro.
(Hellvis - Marzo 2006)

Voto: 7.5


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Sito Tenhi: http://www.tenhi.com/

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