TEMPLE OF BLOOD
Overlord

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 40 min
Genere: techno-thrash metal


Nati dall'unione di quattro validissimi musicisti, i Temple Of Blood sono una thrash metal band con una spiccata predilezione per la tecnica sopraffina, e l'appellativo techno thrash sembra calzare perfettamente su questo quartetto americano, giunto con "Overlord" al secondo album, confermando le aspettative e la direzione musicale che aveva intrapreso con il debut "Prepare for the Judgement of Mankind". Non solo, è doveroso sottolineare che il messaggio che la band vuole inviare è prettamente di matrice cristiana, e tutte le liriche presenti in questo full lenght, direttamente o indirettamente, vedono come protagonista il credo che i Temple Of Blood vogliono professare. I brani sono quasi esclusivamente il prodotto della mente di Jim Mullis, chitarra ritmica/solista nonché cantante, eccezion fatta per "Summon The Accused", interamente scritta dall'altro axeman Matt Barnes, che si diversifica grazie ad un approccio maggiormente power oriented ed un incedere più ragionato, e la cover degli storici Forbidden "Forbidden Evil", magistralmente riproposta senza far rimpiangere l'originale.
L'autoproduzione è una scelta della band, che non avrebbe di sicuro faticato nel trovare qualcuno disposto ad offrire un contratto per lanciare nel mercato discografico underground un album di questa caratura, considerata la registrazione professionale e la qualità del songwriting. Undici brani per 40 minuti di musica, quindi composizioni relativamente brevi che non rischiano di annoiare l'ascoltatore, ed anzi trasmettono tutta l'adrenalina e la carica concentrata nella loro breve durata. Il thrash Bay Area si amalgama con il movimento power americano, per dare forma a componimenti a tratti veloci e diretti, a tratti cadenzati, il tutto sempre caratterizzato da una notevole venatura melodica; gli stessi Temple Of Blood amano definirsi un "power thrash ensemble", anche se le differenze con le altre band che incarnano il genere sono forti e spiccate.
Il fade in iniziale di "Descent Into Treachery" introduce al viaggio, con dissonanze che presto dissolvono pronte a lasciare spazio a "Behind The Inverted Star", mettendo in chiaro sin da subito i canoni ispiratori del mastermind della band, con una galoppata thrash che non lascia spazio alla moderazione. Segue "Summon The Accused", come già detto in precedenza unico brano non partorito da Mullis, che richiama band come gli Iced Earth, con una forte propensione al solismo neoclassico che caratterizza Barnes, impreziosendo la canzone di fini arrangiamenti mai banali. "Fearsome Warrior" riprende il discorso introdotto in precedenza, scaricando la propria rabbia dalle casse del vostro stereo come farebbero i migliori Annihilator e Forbidden, a differenza di "Illusion Of Control" e "Black Day Of Execution", che non riescono a decollare come le precedenti composizioni, forse perchè risulta complicato al giorno d'oggi scrivere mid tempo che abbiano un'anima realmente propria; da sottolineare in ogni caso la particolare venatura doom che assume la seconda canzone citata, triste e malinconica quasi a voler smentire quanto riferito in precedenza a proposito delle scelte artistiche della band. I quattro brani finali ("Pawn Of The Liar", "Harbinger", "Anthem To The Unseen" e "The Return"), intramezzate proprio dalla già citata "Forbidden Evil", riprendono gli stilemi del thrash metal a cavallo della fine degli 80s e l'inizio dei '90, quindi non mancano intricate trame e soluzioni a riesumare nomi quali Realm, Heathen, Defiance, e perchè no, i Metallica del sempre troppo sottovalutato "...And Justice For All", quasi a voler saziare chi della fine di quel periodo ancora non riesce a farsene una ragione...
Il paragone con uno dei più amati gruppi della Bay Area potrebbe sembrare scontato vista la presenza della cover, peraltro capace di emozionare quasi come l'originale (quasi, non me ne vogliano i fan più accaniti), ma posso assicurare che l'influenza è impressa nei riff granitici che contraddistinguono "Overlord", ascoltare per farsene una ragione.
In sostanza, alla luce del sole i Temple Of Blood non inventano nulla; è una frase scontata, chi apprezza e segue il genere da anni sa che per emozionare un appassionato non serve innovazione, ma riproposizione personale di quanto già scritto e lasciato ai posteri, ed il quartetto si dimostra all'altezza del compito. Se amate le sonorità indicate, non potrete fare a meno di fornire una chance ad "Overlord"... ne vale la pena, parola di ottuso amante degli anni ottanta!!!
(PaulThrash - Settembre 2008)

Voto: 8.5


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