TEARS OF OTHILA
Renaissance!
Etichetta: Ark Records
Anno: 2008
Durata: 60 min
Genere: dark folk
"Il folclore e gli antichi poemi ci danno prova dell'esistenza di un
mondo di verità radicato in una profonda connessione spirituale tra
l'uomo e la natura. Gli uomini nobili e saggi del passato hanno
compreso che ascoltare la natura equivale ad ascoltare sé stessi.
Osservare e comprendere i suoi movimenti e suoi segni è la chiave di
accesso al proprio essere interiore e al segreto della vita di ciascuno".
Con queste parole i Tears Of Othila iniziano a scrivere la
presentazione della loro opera, un disco introspettivo, multiforme,
romantico e naturalistico come si può già capire da questa
dichiarazione di intenti. Prodotti dalla Ark Records di Caserta
(etichetta che non conoscevo ma che sembra molto interessante), i Tears
Of Othila sono una nuova realtà del panorama dark folk; la loro musica
appartiene a quella sfera magica e mistica che riesce ad entrare
direttamente in comunione con lo spirito più antico e inesplorato della
natura, portandoci ad immergerci in una continua visione fatta di
suoni, colori e paesaggi segreti.
Il gruppo ha una formazione molto particolare che comprende Marco G.
Gardella (voce, chitarra, basso), Noemi Ferrari (flauto), Enrico
Defranchi (violino), Lorenzo Capello (percussioni), Marta Defranchi
(voce), Elena Nastasi (tromba) e Davide Zalaffi (tastiere e
percussioni).
Non possiamo dire che questa band abbia inventato nulla, ma è indubbio
che il risultato finale riesca a coprire uno spettro molto ampio, che
va dal folk acustico, attraversa momenti tribali, si scontra con i
Current 93 di "Thunder Perfect Mind", scivola nei Sopor Aeternus e non
disdegna il dark più dilatato e liquido fatto di tastiere e voci
profonde.
Sebbene generalmente non mi piaccia fare una carrellata di
canzoni, cercando di dare invece un quadro generale del lavoro, questa
volta credo che potrebbe essere più interessante entrare nello
specifico delle composizioni, che rivelano davvero uno spettro molto
ampio di sensazioni ed atmosfere.
Si parte con "Gift Of Life" e subito si viene catapultati in un tempo
lontano e misterioso: una voce profonda sembra declamare antichi miti,
tastiere e chitarre acustiche fanno da tappeto, mentre un timpano
lontano sembra scandire un antico rito pagano. Su tutto, infine, svetta
il violino, strumento valorizzato in pieno dalla band che riesce a
farlo diventare uno dei punti di forza di tutto il lavoro.
"May My Ode Travel In The Cart Of Night", invece, inizia quasi come se
fosse un pezzo di puro dark ambient, con frequenze basse che vibrano
nello stomaco e suoni minimali; poi l'intensità sale e compaiono ancora
le chitarre acustiche e la voce a cantare un'ode lamentosa e triste.
La splendida "Of Everlasting Memory" segna sicuramente uno dei
picchi di tutto il disco con il suo violino straziante e il suo stile
che sembra unire i già citati Current 93 (soprattutto per l'approccio
vocale molto vicino a quello di David Tibet) e i brevi bozzetti
acustici dei primi Anathema ("J'ai Fait Une Promesse", "Alone" o
"Everwake").
Naturalmente non tutti i brani sono di qualità eccelsa e capita di
incappare in una "The Magic Of Trees" che non aggiunge molto a quanto
detto in altre composizioni, ma subito dopo ci pensa "Tales In The
Mist" a riportare l'incanto della musica nell'aria: delicata e
bucolica, ci delizia con un bel flauto che sembra proprio venire da un
tempo perduto e lontano.
Se fino ad ora la durata delle composizioni è stata piuttosto
nella norma, l'eccezione viene rappresentata da "Whispers From The
North", che con i suoi dodici minuti di durata rappresenta lo scoglio
più difficile da superare durante l'ascolto. In realtà, dopo poco, ci
si rende conto che il brano è stato costruito con perizia e vive una
serie di movimenti ben strutturati: gli strumenti si sommano lentamente
aggiungendo man mano strati di colore alla musica, concludendo il tutto
con un crescendo fragoroso di percussioni. Effettivamente il tutto è un
po' pesante, ma ben lontano dall'essere insopportabile.
Gli ultimi tre brani, infine, chiudono il cerchio accostandosi a quanto
già detto per altri pezzi: "Up Our Banners!" riprende quelle atmosfere
medievali care al gruppo; "The Light Of A New Dawn" aggiunge una nota
più squillante grazie ad un ritmo più sostenuto e una tromba che
aggiunge un tocco di calore in più; infine "Landscapes Of Native Land"
torna a scorrere placida come un fiume, con tastiere fluide, un
clavicembalo e una voce femminile a duettare con quella profonda di
Marco.
"Renaissance!", quindi, si conferma un lavoro dalle buonissime
qualità, che riesce a gestire il fatto di essere un po' derivativo
grazie ad una struttura sfaccettata e matura. Con tutta probabilità il
prossimo disco sarà quello che definirà al meglio il sound dei Tears Of
Othila, ma già adesso il loro nome merita la giusta attenzione
all'interno del panorama.
(Danny Boodman - Ottobre 2008)
Voto: 7.5
Contatti:
Sito Tears Of Othila: http://www.myspace.com/tearsofothila
Sito Ark Records: http://www.arkrecords.net/