TARAMIS
Stretch Of The Imagination

Etichetta: Rising Sun Productions
Anno: 1991
Durata: 41 min
Genere: techno-thrash


Dopo i Sieges Even ecco un altro gruppo che è rimasto folgorato da "Energetic Disassembly" dei WatchTower. Questo è il secondo album degli australiani Taramis, e vede un netto cambio di stile rispetto al precedente "Queen Of Thieves": dal metal classico del primo album qui troviamo 8 canzoni di tipico techno-thrash, con delle strutture intricate ed anche con dei riff aggressivi. Almeno questa era l'intenzione dei Taramis, peccato non ci siano riusciti in pieno... per suonare techno-thrash bisogna avere le qualità necessarie, e visti i risultati di questo SOTI loro non ce le avevano. Non basta mettersi a tavolino e cercare di scrivere canzoni intricate, bisogna avere anche le capacità per tenere viva l'attenzione dell'ascoltatore e per suonare nella giusta maniera le parti difficili. Qui non ci siamo in nessuno dei due casi. Le canzoni sono sì complesse, ma alla fine risultano totalmente piatte, sembrano un collage di esercizi di stile. L'esecuzione tecnica è buona, ma per suonare questo genere servono capacità ottime, e non soltanto buone. Nemmeno il cantante fa nulla di clamoroso, non ha le capacità per cantare in maniera acuta, ed ha pure poco fiato.
La produzione è sufficiente, si sentono tutti gli strumenti e non ci sono pecche clamorose nel mixaggio, ma i suoni sono piuttosto mosci e poco aggressivi. La confezione meriterebbe la censura... certo nel libretto ci sono i testi e le foto dei componenti del gruppo, ma la copertina è proprio orrenda! Un bambino spastico avrebbe saputo fare di meglio... ma non si sono vergognati quando l'hanno vista? Boh!
Concludo qui la rece perché non vale la pena spendere tante parole per questo album. Le canzoni sono mosce, anche se c'è qualche buono spunto. Certo non fa schifo, resta un pelo sopra la sufficienza, ma se un gruppo vuole suonare techno-thrash allora deve avere ottime capacità tecniche e compositive, doti che i Taramis non avevano. L'unico pregio dell'album è che dimostra che il verbo dei WatchTower era arrivato fino in Australia. Se ve lo trovate davanti lasciatelo perdere, a meno che siate maniaci collezionisti del genere come me.
(teonzo - Settembre 2002)

Voto: 6.5