TARAMIS
Queen Of Thieves

Etichetta: Metal Blade
Anno: 1988
Durata: 44 min
Genere: epic


L'album d'esordio di questa band australiana è purtroppo tra le opere meno conosciute in ambito metal, perchè non si capisce visto che la band ha prodotto un album veramente eccezionale, oltre a questo hanno fatto un solo altro album con lineup differente. Il genere da loro proposto è epic metal, nelle composizioni risultano influenze maideniane migliorate  però da un sound più progressivo, che rende questo album più interessante di alcune prove degi stessi Iron Maiden. I componenti della band sono tutti bravi, a cominciare dal vocalist dotato di una voce potente e acuta con cui dimostra buone capacità interpretative, dall'unico chitarrista che ricama intrecci chitarristici di ottimo livello fino al portentoso batterista che non si limita a un ruolo secondario ma che incide nelle composizioni in maniera forte, il bassista propone il suo lavoro onestamente senza mettersi troppo in risalto. La prima canzone della facciata A del vinile, Lord of the Blackfields, è preceduta da un breve intro costituita da una sinfonia di Beethoven e prosegue con una batteria e basso molto potenti, la seconda canzone Doesn't Seem è una delle migliori dell'album con tempi che variano nell'arco del brano e una prova superba del vocalist, la seguente The Chosen è scelta dal vocalist per mostrare il suo talento ovviamente sorretto da una base musicale di tutto rispetto che si permette di introdurre una parte di chitarra acustica all'interno del brano, la conclusione della facciata A avviene con la fantastica Path to Aquilonia che risulta la più epica dell'album con una prova notevole del batterista, l'introduzione della breve parte acustica è di traino alla velocizzazione del brano che lo rende ancora ancora più interessante. La facciata B inizia con la titletrack, inizio lento e calmo per poi diventare più veloce e pesante trainata da una grande prova del batterista che non si ferma un attimo ricompensando l'ascoltatore con la sua perfomance di buon livello, la successiva Without Warning è introdotta dal basso e dagli acuti del vocalist che poi prosegue con fasi acustiche alternate da parti più hard e veloci, Wolves risulta la canzone più dark e doomy di tutto l'album ma non per questo ma la meno bella. Per finire l'album non poteva che esserci la classica ballad acustica e lenta, My Life, che fortunatamente è sorretta da una buona prova del vocalist che non la lascia scadere nel banale. I testi sono stati inseriti all'interno del vinile e rispecchiano la tradizione epic. Esistono due vinili differenti, uno di importazione australiana e l'altro è la versione statunitense, si riconoscono dalla copertina fantasy, la prima è in bianco e nero mentre la seconda che possiedo io è a colori con tema fantasy differente rispetto alla prima. 
(metalchurch - Febbraio 2002)

Voto: 9