TAKARA
Invitation To Nowhere

Etichetta: ProgRock Records
Anno: 2008
Durata: 49 min
Genere: hard rock/AOR


Tornano a farsi sentire i Takara, band statunitense guidata dal chitarrista Neal Grusky e che deve la sua fama soprattutto alla presenza di Jeff Scott Soto nel ruolo di cantante. Il gruppo, nato nel 1987, ha una storia già considerevole: il loro primo album, "Eternal Faith", aveva goduto di un discreto successo toccando l'ottava posizione nelle classifiche di vendita europee. Quel disco fu poi seguito da "Taste Of Heaven" del 1995, "Blind In Paradise" del 1998 e "Perception Of Reality" del 2002.
Per il suo ritorno sulle scene, invece, il buon Neal decide di rinnovare la sua line-up e così, dopo aver confermato il ruolo di Brook Hansen alle tastiere, arruola una serie di musicisti di prim'ordine per questo "Invitation To Forever": per quanto riguarda la sezione ritmica troviamo Bjorn Englen al basso (che ha suonato con Quiet Riot, Heaven & Earth, Malmsteen e tantissimi altri), Patrick Johansson alla batteria (anche lui con Malmsteen, Stormwind e anche W.A.S.P. per un breve periodo) e, infine, Gus Monsanto (Adagio e Revolution Renaissance di Timo Tolkki) al microfono. Per quanto riguarda Jeff Scott Soto, il cantante fa solo una comparsata nei cori.
Insomma, come biglietto da visita non è affatto male e quindi sarebbe lecito aspettarsi un lavoro degno di nota; invece con una punta di delusione sono costretto ad ammettere che questo lavoro è appena sufficiente, soprattutto se si guarda il valore dei singoli elementi coinvolti.
Iniziamo dalle considerazioni di base: la confezione è sicuramente buona, con una ottima copertina solare e adatta allo stile del gruppo (di cui parleremo meglio in seguito); al contrario la produzione mi pare discreta ma non eccezionale, con un suono troppo secco che toglie un po' dell'energia delle melodie del gruppo. Parlando, invece, della prestazione dei musicisti, a parte il leader Neal Grunsky, si sente davvero poca convinzione nel lavoro di questi professionisti: la sezione ritmica si limita a svolgere il suo compito senza mai un guizzo di creatività, soprattutto Patrick Johansson non tiene fede al suo nome e davvero si accontenta di fare il suo dovere. Non è più convincente nemmeno il cantante: Gus Monsanto ci mette poca verve e poca energia, tanto che si stenta a riconoscerlo per il cantante di qualità che abbiamo potuto ammirare in molte altre occasioni. Inutile dire che, almeno in questa situazione, il buon Soto era decisamente di un altro livello.
Arriviamo, invece, alle composizioni vere e proprie: lo stile del gruppo è un hard rock melodico fortemente influenzato dall'AOR e dal class metal. I Takara non inventano nulla e si limitano a confezionare una manciata di canzoni di genere, discretamente melodiche ed avvincenti, con dei buoni momenti e parecchi punti che invece scivolano via senza grandi spunti, come nel caso di "555", "Spotlight", "I Can't Hold On" o "Nowhere To Run". Migliori, invece, brani come "Angel Of Lies", più dinamica ed energica; "Final Warning", il brano migliore del lotto, grazie ad un songwriting finalmente ispirato; "Looking For Salvation" oppure la ballad "This Photograph", che mi ha ricordato un misto tra "I Remember You" degli Skid Row e "The Ballad Of Jayne" degli L.A. Guns.
Peccato, quindi, non poter promuovere questo ritorno sulle scene: se già la qualità delle canzoni non è eccezionale, pur non essendo pessima, la prestazione dei musicisti fa pensare che sarebbe stato meglio, forse, chiamare nomi meno blasonati, ma più energici ed entusiasti. Sarà per la prossima volta.
(Danny Boodman - Febbraio 2009)

Voto: 6


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