SYMBYOSIS
Crisis

Etichetta: Listenable Records
Anno: 2000
Durata: 52 min
Genere: techno-death


In un periodo piuttosto stantio per la scena death, che perdura da almeno 3-4 anni, le uscite del genere si son fatte notare piu' che altro per la separazione - piuttosto netta - tra dischi di brutal-grind-noise e altri che prediligevano un incrocio ipertecnico tra la scuola floridiana e le melodie svedesi, magari aggiungendo qualche spruzzata di tastiere.
Difficilmente e' uscito qualcosa di diverso; non intendo qualcosa di originale, ma un disco che non rispecchiasse questa tendenza. Le poche eccezioni che mi saltano in mente sono l'ultimo Morbid Angel, gli Sceptic e, appunto, "Crisis" dei Symbyosis, disco che, a differenza degli altri menzionati, ha la peculiarita' di essere davvero un disco nuovo, ricercato e, quindi, originale nei contenuti.
Partendo da un improbabile incrocio tra assalti furiosi dei Nocturnus e Morbid Angel primo periodo, strutture progressive, tecnicismo alla Dream Theater e tastiere che ricordano tanto gli Ozric Tentacles il combo francese sforna un disco estremamente vario, ispirato, capace di offrire una molteplicita' di soluzioni lungo tutta la durata dell'album, permeando il tutto con un'atmosfera fredda e meccanica.
Parte in causa e' senz'altro la batteria elettronica (ben programmata, ma troppo quadrata), ma la maggior parte dei meriti sono da imputare al lavoro di tastiere che, inserendosi tra granitici riff e sezioni ritmiche estremamente veloci, contribuiscono a elevare l'insieme a livelli difficilmente raggiungibili.
Quello che l'EP d'esordio aveva solo lasciato intravedere, in "Crisis" si manifesta appieno, offrendo pezzi aggressivi, ma ben bilanciati con la melodia ("To Decant Soul", "Self Mutation", "Little Princess"), pregevoli assoli ("Acrid Nebula" su tutti, ma anche la gia' citata "Little Princess"), atmosfere glaciali ("Kahl Palyn"), un walzer metal ("Der Waltz Von Gehangen", tanto per fare l'accoppiata con "Forgotten In Space" dei Voivod) e un paio di brani di altissimo livello come "Quest Of The Dolphin" e "The Obscure Periplus Of Thanos", suggellando un disco di enorme caratura, probabilmente il meglio che il genere abbia espresso sotto il profilo della creativita' negli ultimi anni.
Tutto questo a confermare che il death puo' essere il genere piu' propenso ad assorbire influenze esterne e a offrire le migliori amalgame musicali all'interno del metal, per dar vita ai cosiddetti "capolavori di frontiera", ovverosia dischi di difficile catalogazione (ma a che serve poi?), ma di grande caratura.
L'unico appunto che posso fare e' quello di rilevare la difficolta', nei primi ascolti, di arrivare alla fine del disco... probabilmente la tanta carne al fuoco necessita di maggior attenzione e le strutture diverse dai soliti canoni lasciano perplessi, ma, una volta scoperta la bellezza del disco, sara' difficile non lodarne lo spessore.
(Melix - Gennaio 2002)

Voto: 8


Contatti:
Sito internet: http://www.symbyosis.com/




Questo è un album molto strano e difficile da digerire. Il gruppo vuole creare una miscela di molti generi, spesso distanti tra loro, e in certi punti ho la sensazione che il tutto sia fatto in maniera forzata, solo perché volevano buttare dentro qualcosa in più... insomma, un album molto difficile da ascoltare e da assimilare, consigliato a chi adora il death progressivo ed intricato, ma sia chiaro che per me non è un capolavoro, ma "solo" un buon album.
(teonzo - Gennaio 2002)

Voto: 7.5



Il death progressivo ha un'altra speranza, ovvero questi Symbyosis. Dico speranza perché penso che il gruppo abbia bisogno di un'ulteriore maturazione per riuscire ad amalgamare in maniera vincente tutte quelle disparate influenze che fanno capolino in questo disco. Da tenere assolutamente d'occhio!
(Orion - Febbraio 2002)

Voto: 7.5