SVARROGH
Lady Vitosha

Etichetta: Medusa Productions
Anno: 2004
Durata: 47 min
Genere: black metal folk e pagano


Svarrogh non è un nome nuovo per i lettori di Shapeless. Chi ancora non sa nulla di questa one-man-band è rimandato alla mia recensione dell'album "Baxas Xebesheth 1883" (da integrare con quella dello split con i Ravenclaw e successiva intervista). Dimo Dimov, la mente dietro a questo progetto, è infatti uno degli interpreti più talentuosi del black metal balcanico. La sua vena creativa trae ispirazione dal folklore della Bulgaria, sua terra d'origine, e si esprime attraverso il metal estremo.
"Lady Vitosha", il suo secondo lavoro, ha visto finalmente la luce quest'anno dopo molte tribolazioni (l'uscita era prevista per il dicembre del 2003). L'attesa è stata lunga ma ne è valsa la pena! Dimo è riuscito nell'arduo compito di conservare intatto il talento compositivo, riuscendo al tempo stesso a perfezionare la sua proposta musicale! Con "Lady Vitosha" l'artista è riuscito a dare maggiore coerenza alla sua musica. I brani, diversissimi fra loro, riescono comunque a richiamarsi l'un con l'altro.
Se la qualità di registrazione non è il massimo, è pur vero che proprio il suono sporco dona un fascino molto particolare alla musica della one-man-band bulgara. Anche la confezione del CD contribuisce a rappresentare lo spirito di Svarrogh. I colori sono scuri con una predominanza di marrone: sembra quasi che le immagini siano intagliate sul legno. Nelle otto pagine del libretto ci sono i testi (tutti in bulgaro) e altre illustrazioni popolari.
"Grohnal Pod Edin Dúb" ("Afflitto Sotto Una Quercia") comunica sin dalle prime battute una malinconia pungente. Il suono è strano, riverberato. La voce di Dimo strilla, canta, ruggisce sul semplice tappeto sonoro intessuto dalla chitarra elettrica e decorato dagli accordi di quella acustica. La musica sembra provenire dal passato, dai ricordi. E' un brano molto nostalgico. Improvvisamente tutti gli strumenti tacciono. Nel silenzio si odono soltanto gli accordi di un tamboura tracio, strumento etnico a corda. La voce intona una melodia che presto si trasforma in un sussurro scandito da gridolini malati. E' il preludio all'attacco. "Grohnal Pod Edin Dúb" si libera infatti in una sfuriata di breve durata nella quale la batteria in blast-beat fa la parte del leone. La traccia riprende poi alcuni temi già proposti all'inizio. Sono tutti variati e mescolati fra loro. Infine il suono si fa ancora più distante. La canzone sembra chiudersi in se stessa, fino a dissolversi nel finale sfumato.
Il riff iniziale di "Siromashkite Lzvori" ("Primavera Povera") è spiccatamente black. Esso assume, mano a mano che la canzone procede, delle cadenze thrash che lo porteranno a trasformarsi entro poche battute in un riff death metal. Tutti questi passaggi avvengono tanto naturalmente che l'ascoltatore potrebbe non farci caso ad un primo ascolto. Come nel brano precedente, questo meraviglioso susseguirsi di variazioni si interrompe di colpo. La violenza sonora lascia posto ai suoni acustici, alla melodia etnica e al cantato pulito. Sovraincisioni di voci digrignate producono un effetto straniante. "Siromashkite Lzvori" si riprende dal torpore con una sezione violenta e caotica, oscura come una notte d'inverno. E poi ancora il silenzio e il suono della chitarra acustica. Un'atmosfera di calma minata da minacciosi colpi di batteria. Minacce che si avverano quanto la canzone riprende da capo. Dopo un crescendo strascicato il brano approda alle sue ultime spiagge, potenti e riverberate come nella traccia precedente. E' il fantasma onnipresente della nostalgia e del distacco dalla propria nazione, penso. Più volte Dimo mi ha detto di provare certe sensazioni, visto che vive da anni in Germania.
"Ovchari Na Bezhogg" ("Pastori Sulle Montagne Senza Dio") è aperta da chitarra, tamboura e percussioni. Una voce si esibisce in vocalizzi popolari, esultanti e ritmici. Interviene poi il kaval, il flauto dei pastori bulgari, e la kaba gaida, una sorta di cornamusa o zampogna dei Balcani. L'atmosfera è onirica, notturna, sembra una visione di campi e montagne dai contorni sfumati.
Con "Nebeto Staro Tiho Pada" ("Il Vecchio Cielo Sta Cadendo Giù") si ritorna al black nostalgico della prima traccia. Il giro di accordi è straziante nella sua tristezza, nonostante il ritmo piuttosto spedito. L'uso della drum machine dona a "Nebeto..." un sound particolarmente distaccato, in apparenza poco coinvolgente. In realtà la musica dell'artista bulgaro è come un tarlo che rode: il nostro cuore viene minato da sensazioni negative di cui è impossibile far finta di niente. Il finale è più cattivo anche se la struttura del brano rimane lineare e immutata. Si segnalano gli interventi di un coro di voci maschili.
"Kum Vihúr V Slamenata Gorica" ("Compare Vento Nel Bosco Di Paglia") è uno strumentale breve e strano. Mentre la sezione ritmica si esibisce in un blast-beat costante e meccanico, la kaba gaida si produce in melodie fugaci, lamentose. La sua durata è di due minuti appena.
"Chernomorski, Zaginali Mechti" ("Sogni Morti Dal Mar Nero") è un ottimo esempio di death metal tinteggiato di black evoluto. La melodia insiste nella ripetizione ossessiva di determinate figure o note. Viene così a crearsi un'atmosfera di forte tensione che altrimenti non sarebbe possibile. In questo caso lo stile di Svarrogh mostra alcune similitudini con quello dei romeni Negură Bunget. L'arrangiamento comprende anche un coro che, a volume basso e in sottofondo, intona vocalizzi epici. Dimo passa al registro pulito della sua voce in occasione della desolata sezione centrale, dove è accompagnato soltanto da una chitarra. I suoni sono malati come al solito. A poco a poco si aggiunge una chitarra classica e la canzone pare ravvivarsi. Questa parte viene interrotta da un brutale attacco in gutturale che spiana la strada alla ripresa del tema principale. La canzone flirta con le atmosfere black epiche, prima di concludersi in un finale decisamente death. Si segnala l'uso sporadico di campionamenti.
"Mugla Po Balkana" ("Balcani Brumosi") mette in mostra influenze heavy nel suo procedere black/death melodico. Se all'inizio del CD era in sordina, l'epicità di Svarrogh si fa sempre più presente. Il punto di forza dell'artista bulgaro sta nella saggezza con cui dosa le parti più brutali con le oscure sezioni etniche e acustiche. Se la resa sonora è a volte leggermente scadente, la musica ha dalla sua un'atmosfera tutta particolare. Ho già espresso in precedenza le mie opinioni in merito. Nella musica di Svarrogh si sentono l'ultimo grido e l'infinito rantolo di un'anima strappata dalla sua terra. In un crescendo sempre più drammatico, "Mugla Po Balkana" si libera in una violentissima cavalcata melodica. La canzone sfuma durante la ripresa del riff iniziale.
"Krúchmata Na Múrtviya Chorhadzhiya" ("La Taverna Del Maestro Deceduto") si apre con un arpeggio di chitarra acustica e Dimo che sussurra nella desolazione. Il riverbero è molto evidente. Dopo l'intervento del basso, la musica assume connotati ambient grazie anche alle note di quella che sembra un arpa. Il senso di mestizia è soverchiante. Il blast-beat è improvviso: un esplosione di black severo e pessimista. La sua durata però è breve. Nelle nostre orecchie c'è ancora l'eco della conflagrazione, quando riparte una sezione folk. L'accompagnamento è acustico. La corruzione della melodia indica che si sta per ritornare in territori black. Così è infatti. Il riff è uno dei più belli mai composti da Dimo. La sua creatività lo porta però a mutare in continuazione la direzione musicale, dal death a nuovamente il folk. L'intelligente succedersi di dissonanze mescolate alla melodia crea un effetto veramente affascinante. Il finale è violentissimo, cupo come non mai. Il male nascosto nei meandri più profondi delle caverne balcaniche si è trasformato in musica!
Tutto questo è "Lady Vitosha"! Un disco commovente tanto sono intense le emozioni che riesce a comunicare! Secoli di leggende, paesaggi immutati e saggezza popolare vengono evocati in questi quarantasette minuti di musica. Tante volte è difficilissimo spiegare lo spirito di una nazione a parole. Dimo Dimov ci riesce grazie alla musica. La sua continua evoluzione mi fa ben sperare. E' un qualcosa di più del semplice black metal dalle tinte folk. La musica di Svarrogh vive. Sono sicuro che il prossimo album sarà ancora più bello. Andando avanti di questo passo, questa one-man-band bulgara potrà contendere la leadership del black balcanico addirittura ai grandi Negură Bunget!
P.S. Il prezzo è di euro 6.00 in CD e euro 3.00 in MC.
(Hellvis - Ottobre 2004)

Voto: 8.5


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Dimo Dimov
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GERMANY
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Sito Svarrogh: http://www.svarrogh.de.yu/

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