SVARROGH
Baxas Xebesheth 1883
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 74 min
Genere: black/death metal con elementi folk
Finalmente mi è arrivata la versione integrale di "Baxas Xebesheth 1883". I lettori più attenti ricorderanno che avevo già recensito Svarrogh in occasione di un suo split con i lituani Ravenclaw. Ebbene, in quel CD erano presenti otto tracce estratte da "Baxas Xebesheth 1883". L'ottima musica mi aveva impressionato e lasciato la curiosità di ascoltare il CD nella sua interezza.
La versione integrale conta ben quindici tracce, una in meno del doppio di quelle presenti nello split.
Per chi non lo sapesse dietro a Svarrogh si cela un unico personaggio. Il suo nome è Dimo Dimov, bulgaro come nazionalità ma residente in Germania. Oltre che in questa one-man-band, Dimo suona anche negli Hatred Divine, nei Viszeral e negli Argus.
Nell'intervista che ha rilasciato a Shapeless (e alla quale rimando) l'artista ha specificato quanto sia importante per lui il progetto Svarrogh. Rappresenta l'espressione più intima di se stesso; è un veicolo per omaggiare le proprie origini balcaniche. La nostalgia della patria lontana e la consapevolezza di essere uno straniero sono una potente fonte di ispirazione. Sono il cuore e l'anima che parlano attraverso la musica di Svarrogh.
Non è casuale quindi il richiamo costante al folklore balcanico. La musica popolare è l'espressione di una nazione, la genuina traduzione di un sentimento in qualcosa di artistico. Questi richiami sono perfettamente integrati nel contesto sonoro metal. E Svarrogh è un progetto black metal. Non tanto come tematiche, quanto come stile.
Attenzione però. Nonostante il black folk sia ampiamente inflazionato con Svarrogh non c'è il rischio di un noioso "già sentito". Le scelte musicali di Dimo Dimov sono originali e non temono di varcare i confini dei vari generi. Una traccia come "Potoceta Nemirni I" non è nulla di meno che un brano death, mentre sia "Welkes Schwarz" e "Thracia in Dusk" giocano allegramente con diversi tipi di metal.
La versione di "Baxas Xebesheth 1883" che mi trovo a recensire è quella completamente rimasterizzata. Infatti Dimo non era soddisfatto del suono del disco ed aveva provveduto originariamente a ripulire solo otto tracce. Il budget a disposizione non gli avrebbe permesso di fare di più.
In seguito l'artista ha completato il lavoro nello studio di casa ed il risultato è apprezzabile.
Rimando i lettori di Shapeless alla recensione dello split con i Ravenclaw. Le tracce lì presenti sono tutte di prima qualità. E' naturale che sia così: in caso di una selezione si cerca sempre di scegliere il meglio. Evito di scriverne qui perché sarebbe una perdita di tempo ripetere quanto già scritto.
Le sette tracce qui presenti non aggiungono nuovi elementi alla poetica musicale di Svarrogh e nemmeno sminuiscono quanto di buono già si sapeva. "Baxas Xebesheth 1883" è un disco coeso e coerente, vario e creativo. Le tracce sono assimilate dallo stile ma differenziate dalla varietà espressiva. Si passa dall'aggressività della già citata "Thracia In Dusk" alla delicatezza di "Winterzorn" con una naturalezza incredibile. Quest'ultimo brano riprende la musica de "Il Vecchio Castello" di Mussorgsky (da "Quadri di un'esposizione").
"The True Balkan Spirit" è una lenta nenia slava che si trasforma in un brano aggressivo tanto semplice quanto efficace. Il suo titolo dice tutto.
Queste tracce, più le altre che non ho elencato, sono di grande valore e per nulla inferiori a quelle dello split.
Come da tradizione, i brani presentano strutture complesse. Il ritmo cambia di continuo così come i riff e le sezioni melodiche. Lo stile vocale non è da meno: si passa dallo strillo black della strofa al cantato pulito del ritornello. Sono presenti però anche sprazzi di gutturale e passaggi narrati. Molto creativo il lavoro del basso. La semplicità di esecuzione non è un limite. Anzi, i riff principali e le relative variazioni sono ben delineati, privi di qualunque fronzolo inutile.
Come scritto in precedenza, si respira ispirazione pura. E' un bene. In un periodo in cui il black è ripiombato oscuramente nell'underground, dischi come "Baxas Xebesheth 1883" fanno ben sperare per il futuro.
Prossimamente uscirà il nuovo disco della band, "Lady Vitosha". Lo attendo con trepidazione. Sperando che, come il CD che ho recensito, trasporti nuovamente la mia mente nei Balcani. Tra le montagne aspre e severe che si stagliano sul cielo azzurro; tra i campi verdissimi ricolmi di fiori; tra le immortali acque del Mar Nero...
(Hellvis - Ottobre 2003)
Voto: 8.5
Contatti:
Mail: WelkesBlatt@gmx.de
Sito internet: http://www.svarrogh.de.vu/