SUPERCHARGER
Handgrenade Blues

Etichetta: VME Records
Anno: 2010
Durata: 50 min
Genere: hard rock


Che il nord Europa sia un terreno florido per il rock più sanguigno non è certo una novità: Svezia, Norvegia, Finlandia e, come in questo caso, Danimarca ci hanno regalato ottime pagine al calor bianco che sembrano quasi in contrasto con il luogo comune che vede le popolazioni del nord così algide e misurate. Da Copenhagen, quindi, ecco arrivare "Handgrenade Blues", album di debutto dei Supercharger, formazione composta da Mikkel Neperus (voce), Thomas Buchwald (chitarra), Thomas S. Pedersen (chitarra), Brian Jensen (basso) e Benjamin Funk (batteria). Curiosamente, il foglio che accompagna la versione promozionale dell'album non cita la presenza di un tastierista, eppure vi posso assicurare che uno degli elementi di forza di quest'album sta proprio nell'ottimo uso delle tastiere, dal pianoforte all'hammond, che danno un taglio settantiano alle composizioni e donano ancora più calore ad un album che risulta assolutamente piacevole. Certo, è quasi inutile dire che qui non si inventa niente e, anzi, si va dritti sulla strada più classica del mondo: chitarre hard blues, voce sporca, ritmi indiavolati e un sacco di energia. D'altra parte, come diceva il filosofo Jagger, 'it's only rock 'n' roll but I like it!'. Di per sé la recesione potrebbe finire qui, perchè sapete già perfettamente cosa aspettarvi, ma aggiungo giusto qualche considerazione che potrebbe aiutarvi a decidere se acquistare o meno questo album.
Come dicevo in apertura, il punto di forza maggiore di questo lavoro è l'innegabile energia che sprigiona, segno di una band che suona con convinzione e potenza: sarei davvero curioso di vedere questi ragazzi all'opera su un palco, perchè quella è senza dubbio la loro dimensione ideale. Le undici composizioni presenti non perdono praticamente mai mordente e picchiano a dovere: si parte con la cattivissima title-track, il cui ritornello assomiglia parecchio a quello di "Ballroom Blitz" degli Sweet; si continua con la trascinante "Gotta Get It", più catchy e ammiccante come nella migliore tradizione rock, impreziosita da un pianoforte martellante e da un coinvolgente assolo di chitarra. Poi ancora l'hard blues di "If You Wanna Rock", tra AC/DC e un pizzico di Aerosmith, con tanto di armonica a ritoccare qua e là; poi "Let's Roll", "Borderline", "Join In And Loose It" e via dicendo... i brani si susseguono con energia e vi assicuro che ci si diverte.
Tutto perfetto, quindi? Il discorso in questi casi è sempre lo stesso: c'è davvero un po' di maniera in quello che fanno i Supercharger, sebbene lo facciano davvero bene. Si ha la sensazione di ascoltare la classica celebrazione di uno stile di musica, anzi, di vita, si passa una piacevole oretta con un mix azzeccato di potenza, ruffianeria, rock, blues e rabbia e va benissimo così. Però il rischio in questi casi è che l'album non superi la prova del tempo, giocando tutte le sue cartucce in una raffica iniziale che lascia pochi sopravvissuti ma allo stesso tempo si esaurisce in fretta.
Per questo, nonostante l'album mi sia piaciuto, preferisco non andare oltre il sette e mezzo (che pure è un buonissimo voto) in attesa del secondo album, che sarà la vera prova del nove per una band che deve dimostrare di essere in grado di continuare a graffiare e convincere senza stancare. Per ora, comunque, complimenti: un album consigliato a tutti gli amanti del rock!
(Danny Boodman - Febbraio 2011)

Voto: 7.5


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