SUBHUMAN
Profondo Rozzo

Etichetta: Maple Metal Records
Anno: 2009
Durata: 36 min
Genere: techno thrash death


Seconda fatica per i toscani SubHuman, che approdano finalmente ad un contratto discografico per la produzione del proprio debut album con la Maple Metal Records, e vedono nell'estate 2009 il loro "Profondo Rozzo", oggetto di recensione, inserito nel mercato discografico underground italico ed internazionale. Chi di voi aveva già avuto modo di ascoltare il precedente "Delirio N°1", unico lavoro della band, un EP di 6 brani (fra cui la bella cover di "Surprise! You're Dead!" dei Faith No More, ottimamente trasposta in chiave thrash) autoprodotto dagli stessi SubHuman nel corso del 2005, sicuramente ricorderà come la critica si espresse a favore del combo nostrano, ovvero in maniera entusiasta, andando ad elogiare la bravura tecnica e la ferocia compositiva che da sempre caratterizza le composizioni dei nostri. Chi vi scrive si avvicinava proprio durante quell'anno al magico mondo della recensione underground (potete leggere ancora i miei pensieri piuttosto acerbi e mal sviluppati sulle pagine di www.hardnheavy.org, N.d.P.), e con la grinta, la semplicità e la dovuta inesperienza che si addice ad un principiante, senza presumere d'esser qualcosa di più ora, mi schieravo con la linea di pensiero della maggioranza, attendendo sin da subito fiducioso un ritorno in grande stile con un successore degno dell'opera prima.
La scommessa, seppur giunta a ben quattro anni di distanza, è stata vinta: "Profondo Rozzo" ricalca le orme già tracciate, e se da un lato troviamo una formazione rinnovata, dall'altro possiamo notare come le coordinate musicali e le modalità esecutive siano praticamente le medesime. I brani richiamano molto i predecessori, il songwriting già ben sviluppato dimostrato in precedenza si ripresenta senza carenze di idee in questa nuova sede, ed i brani si susseguono fluidi e diretti, senza far mancare episodi di tecnica sopraffina che mettono in risalto le doti tecniche della sezione ritmica e solista. Ancora una volta si ha la sensazione di un mix letale fra la brutalità del death metal americano degli anni '90, la velocità e la rabbia del thrash più oscuro, e la tecnica propria di due delle frange più estreme dei generi sopracitati; insomma, potremmo dare una definizione non restrittiva ai SubHuman di techno thrash death band, senza scontentare nessuno.
Il timing finale si aggira sui 36 minuti, per un totale di 9 brani, sostanzialmente quanto basta per farsi una idea ben chiara delle potenzialità del quintetto di casa nostra; quasi dimenticavo di ricordare a chi legge e non conosce i SubHuman che la loro peculiarità è il cantato in italiano, che si riesce ad intuire piuttosto correttamente dietro le urla impostate del cantante Zula (se volete farvi quattro risate, vi consiglio di connettervi alla loro pagina Myspace, riportata al termine della recensione, e guardare il video postato con l'interpretazione di un brano del vecchio EP, con frasi del tutto prive di senso, ma esilaranti, messe in bocca al frontman, N.d.P.). La qualità della registrazione è decisamente sopra la media, una sorta di ibrido fra suoni schiettamente moderni e mood genuinamente old style, un risultato invitante ed accattivante. Una veloce carrellata del complesso è quel che ci vuole, è solo ascoltando il cd che ci si può fare un'idea ben precisa (sembra scontato, ma ad oggi non lo darei per certo, N.d.P.); la titletrack fa capolino sin dall'inizio, cominciando a dettare da subito le regole del gioco, metal estremo condito da tecnica e precisione nell'esecuzione, thrash e death che si amalgamano alla perfezione nel brano. La mitica Laura Panerai (o almeno così sembra), una delle tante paladine della mano destra (o sinistra, a seconda dei casi) maschile (e perché no, anche femminile in talune occasioni...), introduce al secondo brano, che sin dal titolo è piuttosto esplicito: "Nata Troia", niente mezzi termini e una raffica di fucilate in continua evoluzione. "Trenta Denari", "Mafia", "Odio Chiama Odio", "Babbo Fatale", niente cambio di traiettoria, e violenza sprigionata in musica ed a parole, senza dare tregua e sconti a niente e nessuno; "Il Bersagliere Ha 100 Penne" è il rifacimento di una canzone partigiana, ovviamente tradotta nella lingua dei SubHuman (in tutta onestà, perdendo lo stile originario, brano evitabile). "Infamia e Potere" strizza l'occhio ai mid tempo tipici del death americano, mi sovvengono i Morbid Angel, senza però far mancare improvvise accelerazioni, e porta alla conclusiva "1110 Giorni", ispirata alla storia di Pietro Pacciani, che conclude ancora una volta "generosamente" quanto già espresso lungo tutto il corso del platter. L'ombra di Dark Angel, Testament, Obituary e Death spunta nei vari brani, e questo non può che essere sintomo dei gusti e della preparazione tecnica che compete al quintetto.
Oggi non invito più a scaricare il cd, come suggerivo un tempo, animato dalla stessa volontà della band di farsi pubblicità: vi invito a fare vostro "Profondo Rozzo", dando un supporto maggiore agli stessi SubHuman, e aprendo le porte ad un possibile lavoro futuro, poiché come ben sapete, siamo noi i primi a dover supportare la nostra scena per vederla prosperare. Un album che merita, se siete amanti del thrash death, non abbiate esitazioni, andate sul sicuro... supporto!
(PaulThrash - Settembre 2011)

Voto: 8


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Sito SubHuman: http://www.myspace.com/subhumanweb