STRIDER
Gearheart – One Man's Path From Sorrow To Redemption

Etichetta: Old Ones Records
Anno: 2007
Durata: 46 min
Genere: power metal


Gli Strider sono un gruppo decisamente atipico, che non ama sicuramente essere catalogato in un genere, ma al contrario cerca in ogni modo di spaziare, di rompere le convenzioni e portare un po' di sano disordine nel panorama musicale. Fin qui non c'è niente di male e, anzi, credo che sia uno degli approcci più positivi nei confronti del panorama metal, ormai frammentato in una miriade di sottogeneri dai connotati precisi. Allo stesso tempo, però, non riesco ad essere entusiasta della proposta degli Strider, perché, pur avendo le più nobili intenzioni, il risultato non riesce a reggersi con la dovuta solidità.
La band perugina si presenta con "Gearheart" al primo full-length ufficiale, che arriva dopo la pubblicazione di un primo demo, "Omega" (2003), e di un MCD, "Ultima" (2006), pubblicato anch'esso dalla Old Ones Records. Come già anticipato, non è semplice trovare una definizione calzante per la musica degli Strider, ma giusto per darvi un'idea potremmo parlare di power metal, da non intendersi nella sua accezione più melodica e leggera, visto il gran numero di influenze che vanno a dare un taglio più estremo al disco. In "Gearheart" troviamo momenti ai limiti del thrash metal, tastiere elettroniche che danno un tocco futuristico, assalti vicini al death metal melodico e passaggi di puro prog metal. La carne al fuoco è tanta, il mix potrebbe essere vincente, eppure c'è qualcosa che non quadra.
Il CD si apre con "Dark Clouds" e fin da subito si possono fare delle considerazioni: la musica è sicuramente potente e varia, con un buon lavoro di tastiere che fa la differenza, ma ci troviamo di fronte ad un limite non da poco. La voce del cantante Atoragon non funziona, le doti tecniche non sono eccelse e, soprattutto, il suo stile è troppo enfatico, spesso stridulo nelle parti urlate e affaticato nei momenti più pacati. Nonostante tutto, comunque, il pezzo non è pessimo e mi scappa un sorriso quando il gruppo cita il tema de "La Danza Della Fata Dei Confetti" di Tchaikovski.
Andiamo avanti nel concept di "Gearheart", che occupa le prime sette composizioni, e si procede con "No Rest" e "Shining Twice": la prima proprio non mi piace, punta tutto sul ritmo serrato di doppia cassa, ancora qualche buon passaggio di tastiere, la cosa migliore di tutto il CD, ma poco altro; la seconda, invece, funziona molto meglio: anche qui si gioca la carta della velocità, ma finalmente le melodie sono azzeccate e l'approccio vocale più aggressivo di Atoragon copre i limiti citati prima.
Arriviamo a "Skinless" e al power metal si mescolano riff tra l'heavy classico e il thrash, che danno un respiro diverso al pezzo; si attraversa la title-track senza grandi emozioni e poi si approda a "Perseverance Pays", un brano con un inizio decisamente interessante: la musica è cupa, metallica e nervosa nella prima parte, poi si lascia spazio a melodie sinistre e ben costruite. Solo negli ultimi due minuti il tutto si fa confuso e sembra che gli Strider abbiano perso un po' il filo del discorso. A parte questo, comunque, un bel pezzo.
Il resto del disco si esaurisce senza particolari novità, tra strani esperimenti tra l'elettronica e il growl ("Eternal Secondcomer"), discreti pezzi melodici ("Green Eyes") e un episodio abbastanza anonimo (la conclusiva "North Star").
"Gearheart", in definitiva, può considerarsi un esperimento riuscito solo in parte: le idee ci sono, la volontà di creare qualcosa di nuovo anche, ma ancora è necessario lavorare per dare una struttura più solida al tutto. Il mio consiglio è quello di lavorare di più sulle linee vocali, curare maggiormente gli arrangiamenti e, se possibile, puntare su una produzione più professionale di quella sentita in questo CD. Sono quasi sicuro che, con un po' di impegno, questi ragazzi potranno fare molto, molto di più.
(Danny Boodman - Marzo 2008)

Voto: 6.5


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