STRANA OFFICINA
Ritual
(EP)
Etichetta: Materiali Sonori
Anno: 1987
Durata: 20 min
Genere: heavy metal
Beh, che dire... non avrei potuto desiderare un esordio
migliore! La recensione della Strana Officina, un gruppo stramitico che segnò la
storia del metal tricolore, ma che tutto sommato non godette mai della fama e
dei giusti riconoscimenti. Ricordiamo tutti (spero) la tragica fine dei fratelli
Cappanera, Fabio e Roberto, morti in un banale incidente stradale, il 23 Luglio
1993; non è retorica dire che con loro se ne andrà un'importante fetta del metal
italiano, perché da allora in poi la Strana non sarà più la stessa (ed è anzi
meglio non commentare la sua incarnazione odierna, i Cappanera). Il Mini in
questione è il loro secondo lavoro (preceduto da un EP dell'84, "Strana Officina",
e che precede l'unico
full-lenght "Rock'n'Roll Prisoners" del 1988) e comprende 4 canzoni di puro
metallo che faranno la gioia di tutti gli amanti di tali sonorità.
Si parte con "The Ritual", preceduta da un intro
abbastanza inquietante che si interrompe bruscamente per lasciare spazio alla
chitarra priestiana di Fabio; tutto questo per pochi stacchi. Infatti il pezzo
si apre con delle melodie spiccicate a quelle maideniane, ma comunque
bellissime; ed è così che l'intero mini-LP proseguirà, sulla scia cioè dei vari
Preti di Giuda e Vergini di Ferro, godendo costantemente di un buon suono che
valorizza tutti gli strumenti. Bellissima la linea vocale della strofa che
raggiunge il suo apice nel ritornello "So come... Join the Ritual!"; ispiratissimo
anche l'assolo, breve ma efficace e soprattutto adatto al pezzo, scevro di tutte
quelle menate iper-tecniche tanto care alla maggioranza dei chitarristi odierni.
Ma se "The Ritual" è un mid-tempo che raddoppia nel finale, preparatevi a
saltare da una parete all'altra della vostra cameretta con "Gamblin'
Man"... Pauroso! Velocissimo! Immaginatevi un Lizzy Borden degli esordi più
spietato, cioè con meno melodia; ci troviamo di fronte ad un brano speed molto
priestiano in molte sue parti, e lasciate che vi dica: "Che figataaaa!".
Chiuso
il Lato A con una tempesta metallica, si scala di marcia e dalla 5° si passa in
2° (che schifo di metafora,
scusatemi!) con la ballad dell'album, "Unknown Soldier", che ha nel suo intro
numerose armonizzazioni vocali per poi aprirsi nel pezzo vero e proprio. Piacevolissima è la chitarra arpeggiata che fa da sfondo alle strofe e, in
parte, al ritornello; quest'ultimo poi è davvero da brividi, così come
l'immancabile assolo, senza dubbio il migliore del disco. Si arriva all'ultimo
brano, "Metal Brigade" che, come avrete già capito, è un inno, veloce come erano
veloci gli Exciter ed essenziale come deve suonare un anthem! Dopodiché si
chiude il disco, lasciandomi solamente la voglia di rimettere la facciata
A!!!
I testi sono abbastanza canonici; si assiste ad uno strano
rituale in qualità di prescelto in "The Ritual" per poi apprendere la storia di
un uomo tanto fortunato al gioco d'azzardo quanto sfigato in amore. Ci si
commuove (chi l'ha detto che noi metallari siamo rozzi e insensibili?) con la
triste solitudine e le riflessioni sulla guerra dell'"Unknown Soldier" per poi
scatenarsi con l'esaltazione del metallaro, urlando a squarciagola contro tutti
coloro che ci guardano male perché "you're not like them, with your bike and
your leather"... che ci frega? Noi facciamo tutti parte della Metal Brigade!
Signori, che gruppo! Mi prostro dinnanzi al vinile e al
ricordo splendido di ciò che fu la Strana Officina; e una lacrima se ne va per
Fabio e Roberto... Only the good die young...
(Randolph Carter - Ottobre 2002)
Voto: 10
Concordo in pieno con la recensione di Randolph Carter. Che gruppo
che furono gli Strana Officina, e che disco questo. Troppo breve pero'!!
Gli Strana Officina predilessero sempre la dimensione live, e incisero
troppa poca roba... A ogni modo questo e' un EP devastante, uno di
quei lavori che in quattro sole canzoni, come fu anche per il precedente
EP cantato in italiano, spazzano via discografie intere di tante band
di nostri connazionali pur famosi oggigiorno. Sono quattro pezzi uno
piu' bello dell'altro, la mia palma va comunque all'opener e alla
canzone di chiusura, quest'ultima un autentico massacro sonoro... Difficile
ai tempi nostri trovare tanta potenza persino nel cosiddetto metal estremo.
(Mork - Maggio 2006)
Voto: 9.5
La recensione di Randolph Carter è appassionata, così come il commento di Mork. D'altro canto, ci troviamo di fronte ad uno degli episodi più rappresentativi del metal tricolore. Certi voti, comunque, credo che vengano più dal cuore che da un vero e proprio spirito critico. "Ritual" è un lavoro solido, un'ottima testimonianza del metal italiano, e di quella bella realtà che è stata la Strana Officina. In un'ottica comunque mondiale, o anche soltanto europea, il valore di "Ritual" viene ridimensionato.
Ultimamente si sta verificando una rivalutazione dei gruppi italiani del passato, e se da un lato questo revival è gradito, dall'altro tende ad incensare eccessivamente gruppi tutto sommato modesti. Ed il metal italiano degli anni '80, salvo qualche eccezione, è sempre stato piuttosto ingenuo e derivativo. Perciò, se i 9 o 10 possono avere un senso se si rapporta "Ritual" alla sola scena tricolore, risultano esagerati in un'ottica più ampia.
E' comunque innegabile che i fratelli Cappanera, Bud Ancillotti ed Enzo Mascolo abbiano scritto una delle pagine più interessanti e valide della nostra scena proprio con questo "Ritual". Quindi, un ascolto consigliato, da riscoprire.
(Hellvis - Maggio 2006)
Voto: 8