STONEHENGE
Victims Gallery (ristampa)

Etichetta: Wroth Emitter
Anno: 1996 (ristampa del 2006)
Durata: 51 min
Genere: doom/death metal


Gli Stonehenge russi, da non confondere con gli altri diecimila gruppi che portano lo stesso nome, sono uno dei gruppi cardine del doom metal del grande stato eurasiatico. Assieme ai Mental Home, questa band di Mosca ha tenuto alta la bandiera del genere sin dal 1994. Nel corso degli anni sono nati poi altri gruppi, ovviamente, ma gli Stonehenge sono stati tra i primi a suonare doom (o meglio, doom/death) ad un certo livello.
"Victims Gallery" è il loro album di debutto, ed è stato pubblicato originariamente nel 1996 dall'etichetta MetalAgen Records. Prima di questo album, la band aveva pubblicato solo un demo, "Victims", nel 1994. Le registrazioni sono avvenute nell'aprile del '96 allo studio Vnukovo, con la supervisione di Sergei Blinov. La formazione dell'epoca vedeva Vlad alla voce, Alexander alla chitarra solista ed alle tastiere, Dmitry alla batteria, Sergei "Lazar" alla chitarra ed alle tastiere e Ruslan "Kniaz" al basso. Tra l'altro, Lazar e Kniaz suonano anche in due gruppi piuttosto noti della scena russa, molto diversi fra di loro: Nargathrond e Rossomahaar.
Nove anni dopo, l'etichetta Wroth Emitter ha deciso di ristampare questo "Victims Gallery". Non sono state aggiunte bonus-track, né nulla. Le uniche annotazioni nuove segnalano la scomparsa dell'ingegnere del suono Blinov e del giovane batterista Dmitry Kosterev. La ristampa è stata dedicata a quest'ultimo.
Il CD è decorato da una copertina professionale, che mostra l'immagine fumosa di tante candele accese, con le fiamme storte come se stesse soffiando del vento. Le candele sono unite fra di loro da ragnatele ed una polvere pesantissima. Tra il fumo, si vede l'immagine di un teschio con un pentacolo rovesciato inciso sulla fronte. Il libretto, di otto pagine, contiene tutti i testi ben stampati (peccato per l'inglese zoppicante) ed una bella foto del gruppo.
"Victims Gallery" conta otto tracce, di cui un'introduzione ed una coda, per cinquantun minuti di musica. Descriverlo traccia per traccia sarebbe interessante, ma facendolo rischierei di non comunicare al meglio la compattezza di quest'album. Le canzoni, se si escludono le cornici iniziale e finale, durano da un minimo di cinque minuti e mezzo ad un massimo di dieci minuti e passa. Data la loro lunghezza, è naturale che il songwriting presenti diverse sfaccettature, e che i musicisti abbiano fatto del loro meglio per rendere varie le composizioni. Ogni traccia è un piccolo universo di sensazioni, dove sonorità di vario genere si susseguono l'una all'altra, si mescolano, si sovrappongono e si contrappongono. Il tutto però è unito da una salda coerenza espressiva, che non porta mai gli Stonehenge ad andare oltre, ad esagerare, ad inserire passaggi superflui o fuori luogo. "Victims Gallery" è permeato da un forte senso di equilibrio, figlio di un approccio musicale studiato ed intelligente.
Stilisticamente, gli Stonhenge di quest'album sono figli del loro tempo, anche se forse un po' ritardatari rispetto ai colleghi europei. Suonano doom, ma non nel senso più tradizionale del termine. Lo stile del riffing è essenzialmente doom, talvolta addirittura hard rock (si senta il finale della lunga "Goddess Meetra's Victim"), ma le influenze principali penso vadano ricercate nei primi Paradise Lost ed Anathema, in parte anche nei My Dying Bride. Rispetto agli inglesi, però, il senso di decadenza è meno accentuato. Il riffing di questi russi è generalmente risoluto, talvolta più vicino ai Candlemass che ai gruppi appena citati. Complessivamente, però, lo stile degli Stonhenge mescola il tutto, prendendo qualcosa da ognuno di questi gruppi e sviluppandolo di testa sua. Ecco perché, di tanto in tanto, si fa strada una qualche componente hard rock o gotica, o heavy metal.
I musicisti sono molto preparati ed abili. Basti sentire le raffinatezze dell'arrangiamento, oppure gli svariati interventi solisti della chitarra. Ogni strumento svolge il suo ruolo con precisione ed umiltà, pronto a salire in cattedra, ma altrettanto veloce nel rientrare nei ranghi. Il suono d'assieme è spesso arricchito dalle lunghe note delle tastiere, mai strumenti principali ma pure e semplici decorazioni. Su tutto, spicca il growling bassissimo di Vlad. L'unico appunto che si potrebbe fare agli Stonehenge è una freddezza eccessiva. Non so se siano i musicisti ad essere troppo "cattedratici", o se sia la produzione ad essere poco espressiva.
Le composizioni comunicano varie sensazioni, spesso eroiche e violente, altre volte più intimiste. Il mio brano preferito è "In Hell", dove il songwriting raggiunge un'intensità convincente e dove i musicisti esprimono al meglio il loro connubio tra tradizione e spinte innovatrici. Eppure l'album è anche in grado di regalarci grandi momenti di tristezza pura, come nell'accoppiata monolitica "Blind Pain" e "Town Of Silence/Voice From The Past". Tra l'altro, i testi di queste due canzoni sono uniti. Il primo è il lamento di un padre che ha perduto il figlio, il secondo è la risposta del figlio al pianto del padre. "Non piangere, papà, non piangere / La morte fa parte della nostra vita / Io sono una vittima di questa legge / E tu non puoi aiutarmi"... parole toccanti, e la musica riesce a renderle di una malinconia insopportabile.
A conti fatti, la ristampa di "Victims Gallery" ad opera della Wroth Emitter si è rivelata una scelta intelligente. Quasi sicuramente, la reperibilità della prima edizione sarà minima, pertanto quest'etichetta ha reso un buon servizio agli amanti del doom/death, ed ha proposto un classico russo alle generazioni più giovani. Questo album non può competere efficacemente con i grandi classici dell'Europa occidentale, ma è comunque un disco forte, con pochissimi difetti. Se amate quindi il doom metal con la voce in gutturale, se amate sia le sensazioni epiche che quelle più disperate, fate un pensierino a questa ristampa. Non ve ne pentirete!
(Hellvis - Maggio 2006)

Voto: 7.5


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