STATUS QUO
Blue For You

Etichetta: Vertigo Records
Anno: 1976
Durata: 38 min
Genere: hard boogie rock


Sono certo che alcuni di voi avranno storto il naso leggendo il nome della band della quale voglio parlarvi oggi. Ho infatti notato una certa tendenza a trattare con sufficienza gli Status Quo da parte del pubblico che segue l'hard rock. Non tanto il più giovane, che semplicemente ne ignora l'esistenza, quanto quello più anziano, che si vanta di possedere l'intera discografia dei Led Zeppelin o di conoscere a memoria tutte le varie Mark dei Deep Purple e che snobba tutto ciò che è musicalmente più scanzonato e immediato (ma che alla fine fà sudare di più, facendoci saltare per la stanza). Stesso discorso vale per la critica musicale, in particolare quella italiana, che ha sempre superficialmente considerato i Quo troppo semplici e disinpegnati. Contemporaneamente mi sono anche accorto che sono veramente pochi quelli che li hanno ascoltati seriamente; infatti la maggioranza li conosce solo per il tormentone "Whatever You Want", colpevole di essere passato per il Festival di San Remo, di essersi fatto ballare in discoteca e ancora oggi proposto di tanto in tanto dalle radio più commerciali. Non vorrei fare la classica lista della spesa, ma ci tengo ad elencare alcuni numeri che dimostrano in maniera inconfutabile che una band di tale calibro non può essere liquidata con l'ascolto di una sola canzone. In quattro decenni (gli Status Quo sono nati nel 1967) la band ha venduto 120 milioni di dischi, è l'unica a vantare presenze nelle Top Ten singles inglesi per 40 anni consecutivi, ha piazzato 65 canzoni e più di 30 album (secondi solo ai Rolling Stones) nelle classifiche inglesi, ha tenuto circa 6000 concerti (uno a Bologna nel 1981, al quale ho assistito anche io), è la band con il maggior numero di apparizioni alla "Top Of The Pops" (106), è l'unica ad aver suonato 40 volte nella Wembley Arena e la prima ad esibirsi di fronte a membri della famiglia reale inglese, Carlo e Diana, al N.E.C. di Birmingham il 14 maggio 1982. Detiene anche un record veramente singolare: il 21 settembre 1991 ha tenuto quattro concerti in quattro città della Gran Bretagna (Sheffield, Glasgow, Birmingham e Wembley) in sole 11 ore e 11 minuti!! E' quindi comprensibile che nella loro terra natale vengano considerati una vera e propria istituzione e che sia stato loro assegnato il Brits Award per lo straordinario contributo all'industria musicale britannica.
Durante una così lunga carriera i Quo hanno spaziato attraverso vari generi: dalla psichedelia degli esordi, al rock blues e l'hard boogie degli anni '70, al rock più patinato e commerciale della fine anni '70 inizio anni '80, fino al puro rock 'n' roll con influenze AOR degli anni '90 e dei nostri giorni.
"Blue For You " rappresenta, probabilmente insieme a "On the Level" (1975), l'apice del momento hard rock boogie della loro produzione discografica e coincide certamente anche con il loro momento di maggior popolarità e creatività. Momento consacrato con il fantastico doppio album dal vivo "Live!" del 1977, che raccoglie tutta l'incontenibile energia sprigionata durante i loro trascinanti concerti, in cui il sudore, il coinvolgimento e l'ironia non vengono risparmiati.
"Blue For You " vede schierata la più classica formazione dei Quo, con Francis Rossi e Rick Parfitt, i due membri fondatori tuttora nella band, alle chitarre e voce, Alan Lancaster al basso e voce e John Coghlan alla batteria. Quinto elemento non ufficiale della band, Andrew Bown alle tastiere, accreditato nella line up solo dal 1982 in avanti ma di fatto sempre presente in ogni album. Figura molto importante nella storia della band è anche Bob Young, scrittore e poeta, che oltre ad accompagnare la band suonando l'armonica a bocca, partecipa attivamente nella stesura dei testi in quattro delle nove canzoni che compongono l'album.
"Is There A Better Way" apre la side A: l'attacco è veramente potente e quando tutta la band è in pista il suono è estremamente hard. Sono d'accordo con un altro recensore che afferma che questa canzone, con il senno di poi, suona molto "punk". Alla faccia di chi giudica i Quo ripetitivi e troppo semplici, dopo poche battute il tempo cambia drasticamente dimezzando, senza perdere però in potenza. Ottimi i fill di batteria che riportano la composizione sul binario veloce dell'apertura. Più standard e legata al boogie rock è la seguente "Mad About The Boy", che conserva comunque una buona carica, rimanendo su tempi veloci. "Ring of A Change" è sempre stata, fin dal primo ascolto, la mia canzone preferita della prima facciata di questo vinile. Il tempo è molto veloce, inizialmente praticamente un rock 'n' roll, ma dopo poche giri il riff della chitarra cambia inaspettatamente e si susseguono una serie di passaggi da cardiopalma, che non possono lasciate indifferente nessun amante dell'hard rock. Impossibile non saltare sulla sedia, con il rischio di farsi beccare da qualche famigliare curioso. Sarà meglio calmarci un attimo e l'occasione arriva con la tranquilla "Blue For You": non pensate però che "tranquilla" sia sinonimo di "noia", perchè vi sbagliereste clamorosamente. La title track è una vera chicca di melodia e classe, da gustare a luce soffusa. Chiude la side A l'unica canzone firmata da Rick Parfitt, non molto prolifico come compositore, ma quello che ha scritto ha lasciato il segno. Si tratta di "Rain", che salta immediatamente all'orecchio come il pezzo più hard che abbiamo ascoltato sino ad ora e, vi anticipo, anche di tutto l'album. Il tempo è sempre sull'andante e la ritmica delle chitarre trascinante e potente... forse molti di voi comunque la conoscono per essere stata coverizzata dagli Helloween; gran pezzo!
La side B parte a razzo con la tirata "Rolling Home", dal riff rock 'n' roll accattivante e la melodia del cantato facilmente memorizzabile. Ben inserita anche l'armonica di Young. Come sempre fondamentale il lavoro intrecciato delle due chitarre, che raramente eseguono le stesse parti e che costituiscono il marchio di fabbrica degli Status Quo di questo periodo. Di nuovo con cadenze più boogie rock "That's A Fact", più lenta della precedente, comunque sempre su ottimi standard. Molto ben riuscita la parte centrale dove cambia il ritmo e viene lasciato spazio all'improvvisazione. Scanzonata e ironica "Ease Your Mind", che sembra composta appositamente per essere suonata in piccoli club, in situazioni semiacustiche molto intime. I suoni sono più puliti e il piano di Bown suona come quello dei vecchi saloon. A chiudere l'album "The Mystery Song": è stata la prima canzone dei Quo che ho sentito nella mia vita ed è stato amore al primo ascolto. Descrivere le emozioni che riesce ancora oggi a provocarmi è impossibile e quindi non ci proverò. Semplicemente è energia trasformata in musica, è sudore sui tamburi e valvole che fumano, casse che sputano watts, teste che si muovono all'unisono e capelli che volano... e ogni volta che abbasso il pick up su quei solchi ormai consumati la magia si ripete. Veloce e immediata, suonata e arrangiata perfettamente, suoni freschi e produzione impeccabile dopo oltre trent'anni... cosa devo aggiungere... da tramandare ai posteri, basta!
Complessivamente l'album è molto veloce, ad eccezione della title track, e dai suoni attuali, quindi apprezzabile anche da un pubblico giovane in vena di riscoprire vecchi tesori.
In chiusura una curiosità riguardo la copertina, dove compaiono i quattro elementi della band vestiti rigorosamente in blue jeans: per realizzarla gli Status Quo stipularono all'epoca un contratto milionario con l'industria Levi's Strauss, che ottenne un'enorme pubblicità dalle migliaia di manifesti che furono affissi in tutto il Regno Unito.
Questo è quanto, e se non vi fidate delle mie parole, allora provate a chiedere a Lars Ulrich dei Metallica, che nel 2003 ha affermato di essere un loro vecchio e affezionato fan e di averli visti spesso dal vivo.
(J.L. Seagull - Ottobre 2007)

Voto: 9


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