STATE OF DECAY
Civitas Of Senium (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 19 min
Genere: death/black metal brutale, talvolta melodico


Gli State Of Decay provengono dall'Alabama, e rispondono ai nomi di Josh Jarvis (chitarra), Eric Baumann (voce), Jonathan Key (basso) e Bryan Arant (batteria). Il loro sito internet non dà informazioni biografiche, e l'unica certezza è che "Civitas Of Senium" sia la prima pubblicazione ufficiale del gruppo.
Passiamo subito al commento delle quattro tracce del MCD.
"Maness (Spirit Of The Deceased)" mette in luce il suono oscuro e brutale della band. L'impatto è un po' guastato da una qualità di registrazione non impeccabile, che mette in primo piano il growling profondo del cantante, lasciando un po' defilati gli altri strumenti. In particolare, è la batteria ad avere la peggio. La struttura della canzone è abbastanza complessa, e predilige i passaggi inquietanti e striscianti, più che le accelerazioni senza compromessi. Gli State Of Decay definiscono il loro stile "Southern Black/Death Metal", ma di black non c'è molto. Forse solo un breve passaggio di "Maness" potrebbe essere considerato black (alla lontana). Per il resto, questo è normale death metal dalle tinte brutal e dagli sporadici momenti melodici.
"Leviathan (Lord Of The Laberinth)" è una traccia ben più marcia della precedente, dal riffing intrigante e thrash. La composizione è relativamente strutturata e questa volta sì che si sente una maggior influenza black metal. Non quello tradizionale, ma quello un po' più moderno e cadenzato (vedi gli ultimi Satyricon, ad esempio). Si tratta comunque di un'influenza marginale, nonostante in "Leviathan" si senta bene. Il grosso della composizione è death metal, suonato professionalmente e coinvolgente. Gli State Of Decay riescono inoltre ad essere abbastanza inquietanti. Bellissimo l'assolo melodico della chitarra che tradisce un retaggio metal classico. Il suono mi sembra migliorato rispetto a quello della prima traccia.
"Lieutenent" è più breve delle due canzoni precedenti, ma non si risparmia in quanto a cattiveria. Si tratta probabilmente del brano di maggior impatto del lotto, e mette in luce un'aggressività convincente.
"The Alpha" viene considerata una "bonus demo track". In questo caso, gli State Of Decay si esibiscono in un inedito ritmo lento, oscuro come una notte senza luna. L'avanzare della traccia è funereo, salvo qualche improvvisa accelerazione, sempre controllata però. Come in precedenza, si distingue la bravura solista di Josh, dotato di una buona tecnica. Una canzone discreta.
Queste quattro tracce sono il biglietto da visita di un gruppo sufficientemente onesto, che deve ancora crescere ma che mostra alcune buone potenzialità. La loro canzoni non risultano particolarmente intriganti, e lo stile non è personale: devono pertanto lavorare per farsi strada. E' difficile suonare death metal e distinguersi, negli Stati Uniti. Nessuno vieta comunque ai giovani State Of Decay di provarci.
Ah, un mezzo voto in più per il gusto e l'abilità dimostrati da Josh negli assoli.
(Hellvis - Febbraio 2006)

Voto: 6.5


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