STAND-UP GUY
In Fixation, Conspire
Etichetta: Distortion Project Records
Anno: 2004
Durata: 50 min
Genere: post-hardcore
Gli Stand-Up Guy si formano nell'autunno del 2000 a Belfast dalle
ceneri di un gruppo locale, gli Shakedown. Dopo varie performances
live, nel 2001 realizzano il loro primo demo-tape "Has Anything You've
Done Made You Life Better?", ben accolto dalla critica; nel 2002 escono
sul mercato con l' EP "Immobiliare" che procura loro la possibilità di
suonare diversi show anche al di fuori del paese d'origine. Nel gennaio
del 2004 firmano per la Distortion Project Records e nello stesso anno
danno alla luce " In Fixation, Conspire", album che ho avuto il piacere
e l'onere di ascoltare e che ora cercherò di descrivere e raccontare.
Uno squillo di telefono apre le danze e "Free Diavalo!" il primo
pezzo; le chitarre di Paul e Ian sono pesanti e dal suono decisamente
ruvido e sgraziato, urla piene di rabbia e rancore contribuiscono in
maniera decisiva al creare un'atmosfera malsana e cupa, dove tristi
giri di chitarra dal lieve sapore ipnotico ti circondano e catturano,
creando in te un vortice emozionale così intenso che quasi si può
toccare; l'angoscia monta lentamente, seguendo di passo il crescendo
musicale, che giunto al suo apice pone fine al brano.
"Burning Paper In Bleeding Hand" riprende da dove ci si era
interrotti; le ritmiche prendono maggior slancio e le chitarre vanno
spesso a creare riff ancor più melodici e dal facile appeal; le vocals
sono pulite, corpose, poste su tonalità abbastanza alte e doppiate in
più occasioni da screamings dure e sgraziate. La voce pulita sembra
quasi voler enunciare le parole, proclamare il proprio dissenso e
dolore, e sono parole che riescono inspiegabilmente ad entrarti dentro,
segnandoti profondamente, riuscendo poi, grazie anche al bel giro di
chitarra sul finale, a stordirti e portarti via con sé. Bellissimo
pezzo.
Non si fa in tempo a riprendersi che di nuovo la musica degli
Stand-Up Guy, ti cattura ed avvolge; una ritmica eterea, plumbea, ricca
di patos, ci introduce in "Briefcase Opening", il terzo brano. Il
volume pian, piano aumenta, così come prendono maggior corpo le stesse
chitarre, sino all'entrata in scena dei growls alla fine dei quali
viene lasciato libero sfogo alla solista, capace di tirar fuori dal
cilindro un giro degno dei migliori Katatonia, Isis, Cult Of Luna,
tanta è la malinconia sprigionata da poche e semplici note. Note
suonate, e soprattutto interpretate, in modo così struggente e
decadente che riescono a penetrarti dentro così profondamente da non
poterne poi più far a meno.
Eccoci quindi arrivati ad uno dei più bei brani di post-rock,
post-hardcore, che io abbia avuto il piacere di ascoltare: "The
Constant Gossip Of The Workplace". Pezzo questo, la cui particolarità,
il cui grande fascino, sta tutto nel riff di chitarra iniziale, ripreso
poi più volte durante tutta la composizione; riff coinvolgente, fluido,
spaziale, capace di possedere multiple sfaccettature, sia esso, suonato
lentamente che in maniera più violenta; sia con accordi pieni che nota
per nota. Anche le vocals, se pur prive di alcuna melodia, riescono ad
essere consone e ad arricchire il riff in questione, delineando i
momenti più pacati e quelli più intensi con l'aumentare o lo scemare
dell'impeto interpretativo. Davvero notevole.
"Pinstripe" parte cadenzata, sostenuta, in maniera più diretta
rispetto ai brani precedenti; anche qui la carica emotiva si fa spazio
lentamente tra le note, che si ripetono furiosamente, creando giri
senza fine che ti lasciano quasi senza fiato; poi il basso si distorce
notevolmente, le chitarre si appesantiscono ed entrano le doppie voci,
entrambe cattive, dure, arrabbiate che proferiscono solo poche parole
per poi perdersi in un grido senza fine che riesce a travolgere il
tutto, concludendo il pezzo.
Il brano che segue parte lentamente, in modo pacato, la furia che
prima aveva avvolto il tutto sembra essere sparita. Chitarre acustiche
su di una lieve batteria in sottofondo e voci filtrate che flebili si
fanno posto, quindi il volume riprende corpo e sostanza, ma solo per
pochi attimi e poi di nuovo la calma ed il lento incedere, per poi
ancora lasciar spazio a riff più potenti, che riescono a dare maggior
sfogo alla melodia principale e alla sua profonda angoscia e
malinconia. Le vocals divengono urla impazzite e pregne di giusto
dolore. Al culmine del tutto i toni si placano nuovamente ed un giro
ritmico prende il sopravvento, creando un'atmosfera magica, sognante,
che molto ricorda i nostrani Novembre; sia per le cadenze che per il
tratto compositivo. Micidiale.
Il settimo brano, "Swandive", sembra non lasciar spazio ad alcun
compromesso tanta è la cattiveria che fuoriesce già dal principio; poi
man, mano che il pezzo prosegue sono numerosi gli stacchi più lenti e
ragionati, dove è la calma a far da padrona; stacchi che però non
possono niente rispetto all'impeto e alla furia emotiva che i giri più
duri esprimono e che poi alla fine caratterizzano l'intero brano.
"Resonance Collapse" non offre novità alcuna; ancora una volta si parte
lentamente per poi andare a sfociare su di un riff fiume, protagonista
assoluto del pezzo, ripreso continuamente ed in diversi modi e tempi, e
su cui poi viene costruita l'intera composizione. Non so, ascoltando un
brano del genere mi viene quasi voglia che duri all'infinito tanta ne è
la primordiale bellezza: non vi sono soli, spunti tecnici di alcun
tipo, ma solo ed esclusivamente una ricerca continua di melodie
sofferte, decadenti, tristissime che non possono far altro che
coinvolgerti, che prenderti, che riuscire a trasportarti come su di un
piano parallelo, dove ci sei solo tu e la musica stessa in un tutt'uno,
fluttuante, sfuggente, quindi libero. Un brano entusiasmante.
L'ultimo atto di questo "In Fixation, Conspire" è
"Longstoryshort". Si prosegue sulle linee guida ormai consone ai
nostri: stacchi più lenti e ragionati, dove la voce pulita trova giusto
sostegno, si alternano a giri più arrabbiati e pesanti, dove le
chitarre acquistano corpo ed anche la voce si incattivisce. Così via
sino alla fine, lasciata in mano ad un lungo epilogo musicale.
Grande sorpresa questi quattro ragazzi irlandesi, autori, a mio
modesto parere, di un lavoro da tenere davvero in considerazione. Negli
ultimi tempi sono usciti due lavori fondamentali per tutti coloro che
amano le nuove sonorità scaturite dal buon vecchio hardcore: i nuovi
lavori di Cult Of Luna e Isis. Bene, accanto ai CD di questi due mostri
sacri del genere, non sfigura affatto questo "In Fixation, Conspire"
degli Stand-Up Guy, sconosciuti ai più, poco pubblicizzati, senza forti
label alle spalle, ma con una genuina vena compositiva, una gran voglia
di colpire l'ascoltatore e l'ormai rara capacità di emozionare e far
pensare; doti queste che lì pongono molto in alto nella mia personale
classifica d'ascolto. Quindi alzatevi, alziamoci, e diamo loro una
possibilità.
(Pasa - Dicembre 2006)
Voto: 8
Contatti:
Mail Stand-Up Guy: disconnect86@hotmail.com
Sito Distortion Project Record: http://www.distortionprojectrecords.com/