SPYRAL
Volcano

Etichetta: 3 Owls Records
Anno: 2002
Durata: 64 min
Genere: heavy/prog/jazz


Ci ho provato, lo giuro, le ho provate tutte! Mi sono veramente impegnato ma purtroppo i tedeschi Spyral non riescono a farsi ascoltare. "Volcano", il loro lavoro datato 2002, è parecchio che gira sul mio lettore CD e mai una volta è riuscito ad andare a segno. Le idee non mancano, è vero, forse ce ne sono anche troppe. I pezzi spaziano tra rock, metal, prog e jazz. Le capacità dei singoli componenti sono degne di nota... e allora, cosa c'è che non funziona? Che cosa gira storto? Perché tutto questo amaro in bocca? Ebbene, quale aspetto deve essere curato per primo se le idee ci sono? Qual è il mezzo che deve portare le "belle" idee all'orecchio dell'ascoltatore di turno? L'ho detto mille volte: la produzione.
La batteria, molto mal equalizzata, sembra uscire da un CD di produzione amatoriale e non da uno studio! Il suono della cassa è fiacco, stanco e inscatolato: predispone poco all'ascolto. Il basso è sempre troppo alto ed invadente, e la chitarra... e la chitarra? Ma quale chitarra! Stendiamo un velo pietoso sul suono di chitarra che esce dalle nostre casse! Il gruppo è stato pesantemente penalizzato e tutto ciò "solo" a causa di una produzione inadeguata. Per quanto mi riguarda solo la voce (anche quella equalizzata in modo pessimo, troppo alta da coprire a volte il tutto) risulta buona ed ispirata, vicina a Geddy Lee dei Rush nelle tonalità più alte e un po' più personale quando i toni delle canzoni diventano più metal-oriented.
Vediamo di entrare un attimo nel vivo dei pezzi presentati dal gruppo. Il CD si apre con "The All-You-Can-Eater", pezzo che subito mi riporta alle atmosfere di "The X-Factor": un arpeggio di chitarra e basso s'impone inizialmente come accadeva nell'amato/odiato CD sopracitato dei Maiden. La band comunque non suona un heavy classico, anzi, tende a mescolare vari generi (tra tutti il prog e il rock) a volte intelligentemente ed altre un po' meno! La prima traccia, suoni di chitarra a parte, è un pezzo che racchiude in sé atmosfere puramente pacate che si alternano a sfuriate sorrette da un buon mid-tempo. Niente di eclatante all'orizzonte, nella norma, ma si lascia ascoltare.
C'è da dire che più di una volta l'album, pur presentando buone idee, tende a perdersi nella pura dimostrazione di quanto ogni musicista (bassista e batterista in primis!!!) ci sappia fare con il proprio strumento. Ad esempio nella seconda traccia "Dried Flowers" capita che d'improvviso appaia un basso slappato che non c'entra nulla con il resto della canzone. C'è da dire che più di una volta si ente qualche bella idea, prima della parte "incriminata", soprattutto da parte della voce e di chitarra e tastiera in qualche frangente. Se solo avessero sacrificato qualche nota e investito in un produttore con la "P" maiuscola, il pezzo avrebbe sicuramente un altro tiro!
Le canzoni seguenti, "Talk In Your Dreams", "Hangover" ed "Hero", hanno una componente di "oscurità" che non mi dispiace affatto. Il lento e cadenzato intro costruito sempre su chitarra e basso (il secondo sempre un po' più alto di volume rispetto alla prima) sfocia in tutti e tre i pezzi in riff pesanti e più cadenzati. Purtroppo non si dimostrano troppo incisivi a causa di una chitarra "stuprata" della sua distorsione (risulta sempre spompa di bassi). La voce a volte si avvicina, grazie ai vocalizzi più che buoni, a James LaBrie dei Dream Theater.
La maggior parte degli stacchi e delle parti strumentali presentate nel CD hanno sempre un'influenza jazz/prog con qualche accenno rock. C'è da specificare una cosa: se il lavoro musicale è un attimino intricato e gli accordi suonati non sempre sono canonici, la voce ne risente. Infatti più di una volta questa si arrampica sui vetri per stare al passo, creando solo un effetto di "stonatura involontatia" da entrambe le parti. Facendo finta che la sesta canzone "Magma Cha Cha" non esista, poiché non è altri che una sorta di assolo di batteria con campionamenti di sottofondo su di un ritmo latino americano (penoso!), prendiamo in esame la seguente "Loyality": il pezzo forse più riuscito assieme alla nona traccia "Log Out". Qui la musica suona tutta in un'altra maniera ed i musicisti stanno al loro posto senza strafare. Perché tutto ciò? In primo luogo i suoni di chitarra per entrambe le canzoni non sono distorti, ma puliti; secondo, il basso (probabilmente fretless) riesce a fare il suo dovere, senza esibizione, accompagnando magistralmente. Le atmosfere, qui molto più prog, fanno allontanare gli Spyral dal metal e dal rock. Solo in questo riescono ad ottenere giustizia.
La decima traccia soffre secondo me di una voce (per altro sempre su buoni livelli) che non si trova a proprio agio. Con "The Cleaner", la seguente, siamo miglia e miglia distanti dal genere proposto fin ora: un tempo swing rock sorretto da basso e batteria fa da base ad una voce che tende a parlare più che cantare. Simpatico il cameo del riff di "Smoke On the Water" inserito in uno degli stacchi. Purtroppo anche in questo pezzo la voce è sotto gli standard precedenti e soprattutto la chitarra che ancora una volta miagola quando invece ci sarebbe da ruggire.
"Safe And Sound" nella sua lunghezza di quasi sei minuti non fa altro che girare intorno a quattro accordi arpeggiati con voci femminili che appaiono e scompaiono assieme alla voce principale. Passiamo subito oltre poiché il pezzo non mi dice assolutamente nulla. "Nothing Left To Say", l'ultima traccia, riesce contro ogni aspettativa a sferrare un diretto in faccia all'ascoltatore. Partenza con un cantato quasi growl (ascoltare per credere), riff diretto e duro sorretto da una batteria monolitica per i primi tre minuti; improvvisamente un arrangiamento folk/rock si impossessa del pezzo assieme al solito basso prepotente, facendo perder punti alla traccia. Qui c'erano veramente belle idee, peccato che siano state in parte rovinate. Fortunatamente un finale articolato e ben arrangiato permette al pezzo di salvarsi in zona cesarini, salendo cosi sul podio dei migliori pezzi del CD.
Le note che accompagnano l'album ci informano che gli Spyral sono al lavoro su di un nuovo album, a quanto pare sarà pronto nel corso del 2005. Se ne volete sentire un assaggio allora il gruppo invita a visitare il loro sito, dove è possibile scaricare gli mp3 di questo lavoro. La band, in una postilla finale, rassicura che la produzione non sarà come la precedente (questa per capirci!), produzione che secondo me e la band non ha saputo immortalare al meglio il lavoro qui recensito.
Per questa volta gli Spyral si meritano solo poco più di una sufficienza. La domanda che mi assilla è: sapranno riscattarsi con il loro nuovo lavoro datato 2005? Li attendiamo al varco! In bocca al lupo.
(Hellcat - Febbraio 2005)

Voto: 6.5


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