SPI-RITUAL
Pulse
Etichetta: Sensory Records / Intromental
Anno: 2006
Durata: 45 min
Genere: gothic metal con influenze etniche
Nel leggere la biografia del progetto Spi-Ritual ho subito pensato che
ci sarebbero state tutte le potenzialità per dare vita ad un lavoro
davvero stuzzicante, qualcosa di innovativo e di unico nel suo genere.
Gli Spi-Ritual, infatti, sono il progetto parallelo di Stefan Hertrich,
cantante dei tedeschi Darkseed, che da anni ormai si dedica
all'esplorazione di culture provenienti da posti lontani e ricchi di
fascino esotico, attraverso progetti paralleli come Betray My Secrets
(1999) e Shiva In Exile (2004). Per questo nuovo progetto l'artista
tedesco si è unito a Christian Rätsch, antropologo ed etnofarmacologo
che ha trascorso diversi anni tra le popolazioni indiane del Messico e
del Perù, in Tailandia, Bali e in Nepal, e che l'ha aiutato nella
composizione dei testi. Insomma, c'erano tutte le carte in regola per
realizzare un prodotto intelligente e intrigante.
In realtà, però, il risultato non si è rivelato esattamente al livello
delle aspettative a causa di un difetto macroscopico che viene
sintetizzato perfettamente dall'immagine in copertina. L'artwork del
CD, infatti, rappresenta la testa di una statua azteca, circondata da
un anello di fuoco e inserita in una sorta di labirinto di simboli.
Perfetto, in linea con le tematiche dell'album... Peccato solo che la
realizzazione, fatta interamente con il computer, trasformi il tutto in
una agghiacciante rappresentazione simil-videogioco, con fiamme
fintissime e colori innaturali. Ecco, la musica degli Spi-Ritual è
esattamente così: il tentativo di base è quello di creare una sorta di
gothic metal, con qualche rara scorribanda nei territori del death
melodico, su cui si poggiano delle fortissime influenze etniche, che
compaiono nelle atmosfere ricreate dalle tastiere, nei vocalizzi di
Gaby Koss (ex-Haggard) e Yana Veva (Theodor Bastard) e, soprattutto,
nell'uso del flauto di pan e delle percussioni etniche. Ottimo,
bell'idea. Peccato che poi il tutto venga rovinato da una terrificante
produzione moderna e sintetica, fatta di suoni saturi, ipercompressi,
plasticosi e innaturali. Il povero Stefan, cercando di fare tutto da
solo (a parte l'intervento di qualche ospite), abbonda nell'utilizzo
della batteria elettronica e di loop elettronici tipo Depeche Mode,
piallando il tutto con una gamma sonora assolutamente fredda e piatta.
Le chitarre pompano con riff tanto distorti quanto puliti e rifiniti,
mentre le tastiere costituiscono il classico tappeto atmosferico.
Perfino gli unici strumenti acustici, i flauti e le percussioni suonate
da Kajuyali Tsamani (Colombia) finiscono per essere soffocate da questa
produzione, che li appiattisce al livello di tracce midi.
Insomma, "Pulse" aveva tutte le potenzialità per essere un prodotto
attento, capace di rievocare le sonorità antiche ed arcaiche delle
civiltà pre-colombiane o dell'estremo oriente, ma purtroppo il
risultato richiama più alla mente la new age da quattro soldi dei
Buddha Bar, piuttosto che una reale ricerca etnomusicologica.
Peccato, davvero, perché di per sé le canzoni non sono affatto male:
l'iniziale "The Battle Is Yours" colpisce nel segno grazie ad un ottimo
riffing e alle pregevoli linee vocali esotiche; "Nahash" viene
impreziosita da una piacevole introduzione a base di percussioni e
flauti; "Khundas" è un lungo intermezzo etnico dalle sonorità acustiche
(e qui le cose funzionano davvero!); mentre la lunga title-track
sintetizza al meglio tutte le caratteristiche del sound della band.
Che dire, quindi? A mio parere questo progetto è una grossa occasione
sprecata, almeno per chi, come il sottoscritto, ama l'approccio alla
musica antica di un certo tipo. Probabilmente sarebbe bastato un po'
più di buon gusto e di misura per rendere questo CD davvero
interessante.
(Danny Boodman - Marzo 2007)
Voto: 7
Contatti:
Mail Spi-Ritual: stefan@spi-ritual.com
Sito Spi-Ritual: http://www.spi-ritual.com/
Sito Sensory Records: http://www.lasercd.com/