SPELLGATE
Exodus
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2004
Durata: 52 min
Genere: musica sinfonica elettronica
Gli Spellgate sono un singolare duo canadese composto da Dosashlia
Trevni, che si occupa delle parti vocali e scrive i testi, e Darynlard,
presentato come l'autore di tutte le musiche.
Vorrei sottolineare questo concetto: 'autore'. Sì, perché sono
convinto che, in questo CD, a parte la voce, non ci sia una nota
suonata davvero. Ho giusto qualche dubbio sulle chitarre che, a causa
di una produzione disastrosa, hanno un suono zanzaroso impossibile da
catalogare.
Ammetto che l'ascolto di questa band mi ha lasciato completamente
esterrefatto. Innanzitutto di metal non ce n'è nemmeno l'ombra:
immaginate di avere un disco composto interamente dalle partiture
sinfonico/barocche dei Rhapsody, accompagnato da una pessima drum
machine e infarcito di decine di inserti diversissimi e fuori contesto.
Elettronica, disco music, atmosfere irlandesi, colonne sonore fantasy,
pop... insomma, un po' di tutto mischiato in un cocktail senza capo né
coda.
La produzione è, comprensibilmente, pessima: le chitarre
difficilmente possono essere riconosciute come tali, gli strumenti
classici sono palesemente finti, il basso non c'è e l'uso della
batteria elettronica appiattisce pesantemente il suono.
Il CD si apre con "The Lands Of Ardigm" che, con la sua introduzione
sinfonica, mi aveva fatto pensare agli Spellgate come al classico
gruppo esponente del 'Fantaghirò metal', ovvero quel metal finto epico,
fiabesco, con voce femminile e testi fantasy infantili.
La seconda traccia invece, "Curse Of Malgei", mi fa capire come
gli Spellgate si siano spinti molto oltre. Il pezzo è giocato tutto su
partiture elettroniche piuttosto banali e riff compressi (campionati?)
che non hanno niente da spartire con il brano precedente, se non la
voce di Dosashlia.
Il colpo definitivo, però, me lo dà "Najaeti Star": una classica
canzone disco da balera, con tanto di sintetizzatori pop anni '80 e
ritmi caraibici. Curiosamente, si tratta di un pezzo così assurdo, così
fuori contesto, così inequivocabilmente kitsch, da diventare il mio
preferito, l'unico che ascolto quasi volentieri.
Dopo "Dawn Of The Drochsid", una nenia che non si discosta dai
canoni sinfonici e fiabeschi dell'apertura, si passa ad "Among The
Hunting", un altro pezzo incomprensibile, strutturato come la classica
cavalcata power in doppia cassa, senza però alcun tipo di chitarra ma
solo le pompose orchestrazioni di Darynlard.
L'elettronica torna a farla da padrone in "Day Of Defeat",
caratterizzata dall'uso di una specie di moog che ricama melodie sul
solito tappeto di tastiere e di finta doppia cassa; e in "Kyrute's
Song" che risulta leggermente sopra la media, grazie a una scelta di
suoni finalmente azzeccata. L'unica nota negativa del brano è il suono
della (finta?) chitarra acustica, che sembra uno di quei giocattoli per
bambini.
Passato un altro brano senza infamia né lode, "The Premonition",
si passa al vero nadir dell'album: "Heroes To Be" che vorrebbe essere
una specie di ballata irlandese dal sapore medievale. Fin qui non ci
sarebbe niente di male, benché si tratti di una formula abbastanza
abusata. La cosa che rende il tutto ridicolo è l'uso di pessimi suoni
campionati: capisco che, per ovvi motivi, non sia possibile pagare dei
veri musicisti classici per registrare un album, tuttavia è anche vero
che, con un minimo di umiltà, anche l'artista dovrebbe rendersi conto
dei limiti oggettivi del mezzo con cui si sta esprimendo. Se degli
archi campionati sono più che sufficienti per fare un effetto
d'insieme, un singolo violino che suona una melodia sostenuta e allegra
non può davvero essere riprodotto da un computer in maniera decente.
Anzi, francamente, mi auguro che questo non accada mai.
Il lavoro si conclude con "Steel, Flame And Glory", una lunga
suite di dieci minuti che riassume un po' tutte le caratteristiche
musicali degli Spellgate: un pachidermico e pacchiano punto di incontro
tra le partiture sinfoniche dei Rhapsody e i pomposi concept del tardo
Rick Wakeman.
Un'ultima nota riguardo i testi: il CD è, ovviamente, il primo
capitolo di una saga fantasy. In "Exodus" ci viene presentato il popolo
degli Elementrian che deve affrontare la minaccia di Drochsid, un
mostro fatto di legno, terra, piante ed acqua, che trae le sue forze
dalla foresta incantata lì vicino. Essendo praticamente invulnerabile
ed in grado di rigenerarsi, gli eroi 'elementriani' saranno costretti a
bruciare la loro amata foresta per sconfiggere il mostro demoniaco...
Per conoscere gli sviluppi di questa avvincente storia, dobbiamo solo
aspettare il prossimo CD.
Insomma, non me la sento di dare la sufficienza a questo lavoro:
il songwriting è imbarazzante nelle parti sinfoniche e, in quelle più
strambe, troppo slegato dal contesto. Mi auguro che Darynlard decida di
farsi aiutare da veri musicisti, quantomeno per gli strumenti base come
chitarra, basso e batteria, e che cerchi di focalizzare meglio la sua
proposta musicale, cercando di non fare il classico passo più lungo
della gamba.
Aspettiamo la prossima uscita e vediamo.
(Danny Boodman - Aprile 2005)
Voto: 5
Contatti:
Mail: darynlard@spellgate.com
Sito internet: http://www.spellgate.com/