SOULPIT
Trapped Into The Soulpit
(MCD)
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 26 min
Genere: death/thrash melodico alla svedese
I Soulpit si sono formati a Padova nel novembre del 2004. Dopo aver
iniziato come cover band dedita al death melodico di matrice svedese,
il gruppo ha messo a frutto gli anni di gavetta con composizioni
proprie. Il risultato dei loro sforzi è "Trapped Into The Soulpit", un
MCD registrato nel febbraio del 2006 presso lo studio Radice Sonora di
Pozzonovo (PD). La formazione che ha inciso il CD vede Enrico Zabeo al
basso, Federico Guerra alla chitarra, Enrico Francescano al microfono,
Sebastiano Sartorello alla batteria e Lorenzo Canella alla chitarra.
La copertina è piuttosto evocativa, con un individuo che si apre
il torso al cui interno c'è un occhio che spia. Nulla di splatter,
tutto molto artistico. Il libretto, di otto pagine, raccoglie i testi
ed una bella foto del gruppo.
"Collapse" è un'esplosione di potenza e melodia, dal ritmo
sostenuto ed arrembante. La qualità di registrazione non è ottimale, ma
riesce a conferire una certa potenza al suono del gruppo. Sul muro di
chitarre, domina il gutturale aggressivo di Enrico, che con il suo
timbro minaccioso rende credibili le parole inquietanti del testo. La
canzone, pur essendo spedita, non è velocissima. Ciò nonostante, ad un
certo punto la batteria parte addirittura in blastbeat, a dimostrazione
della varietà ritmica del gruppo. In effetti, la struttura del brano è
abbastanza complessa, e sono presenti diversi cambi di riff e di ritmo.
La melodia è presente, ma non è mai sfacciata. Nel caso di "Collapse",
il gruppo preferisce la violenza e l'impatto.
"Built On Autumn Leaves" è un classico esempio di cosa voglia dire
suonare death metal melodico svedese. Voce rabbiosa, ritmica pesante,
riffing melodico e vagamente malinconico. Insomma, niente di speciale.
Sì, i Soulpit suonano meglio di altri, sono potenti e dimostrano
un'ottima intelligenza nell'arrangiamento. Ma "Built On Autumn Leaves"
è prevedibile dalla prima all'ultima nota. A questo punto, meglio
"Collapse" con la sua violenza imprevedibile.
"Downfall In Empathy", che con i suoi sei minuti è la canzone più
lunga dell'album, è aperta da una sezione pestata, non molto veloce. In
questo caso lo sviluppo del brano è intrigante, e si nota una ricerca
melodica personale. Il riferimento non è quindi più spudoratamente
svedese, ma spazia su altri generi e modelli. L'influenza del heavy
metal classico è molto evidente. Buono il lavoro delle due chitarre, e
non solo in questa traccia. Le due asce si mettono in mostra lungo
tutto il corso del CD. Comunque tutti i Soulpit sono bravi
strumentisti. Un arpeggio e gli accordi di una chitarra in sordina
dividono la prima parte di "Downfall In Empathy", dalla seconda. Il
ritmo non accelera, anzi, forse è addirittura un po' più lento. La
canzone si incattivisce progressivamente, per poi esplodere verso la
fine, facendo così ritorno alla prima parte. In questa canzone sì che
si vede il potenziale dei Soulpit, capaci quindi di non adagiarsi sui
cliché scandinavi!
Veloce e dinamica, "Self Detachment" è contraddistinta dalla
frequente contrapposizione tra assalti di violenza e pause. E' tutta
giocata sul potenziale trascinante della ritmica, grazie anche ad un
basso ed una batteria con gli attributi! Probabilmente una delle
composizioni più sanguinarie mai scritte dai Soulpit. Il gruppo veneto
sa picchiare, e dovrebbe farlo più spesso!
Invece si ritorna ai cliché triti e ritriti della scuola di
Gotheborg con "Maze Of Life", anche se la traccia si distingue per
l'utilizzo delle vocals pulite. Come si può vedere, il potenziale del
quintetto è immenso. Hanno a disposizione una vastissima gamma di
soluzioni compositive. Per quello che mi arrabbio, quando vedo che il
gruppo non fa che suonare "alla svedese". Bene, per carità! C'è anche
un grande bacino di appassionati. Però, ecco, alla fin fine una traccia
come questa, o come "Built On Autumn Leaves", sanno maledettamente di
già sentito.
Ecco ora la title-track, che fin dalle prime battute si
preannuncia pesante ed arrabbiata. Come nel caso dell'opener, non punta
tutto sulla velocità. Piuttosto, i Soulpit fanno del loro meglio per
dare la carica agli ascoltatori, grazie ad un groove consistente e ad
un forte senso di cattiveria. Insomma, gli elementi sono gli stessi dei
quali ho scritto fino ad ora, riproposti in maniera efficace.
I Soulpit sono dei bravi musicisti, ricchi di creatività che,
purtroppo, a volte imbrigliano per non distaccarsi troppo dal modello
svedese. Quando invece decidono di procedere liberi da qualunque
influenza, ecco che le loro composizioni assumono interesse e
personalità. Sono convinto che molti loro fan adoreranno due tracce
come "Built On Autumn Leaves" e "Maze Of Life", una manna per gli
appassionati di questo genere. Gli stessi Soulpit li avranno composti
sotto l'influenza dei loro idoli. Il problema è che, in senso generale,
quando un gruppo si avvicina troppo ai propri modelli, ne viene
completamente annullato. Occorre camminare con le proprie gambe ed in
più di un'occasione, i Soulpit hanno dimostrato di essere in grado di
farlo. Perciò, sostenete questa band acquistandone il MCD ed andando ai
loro concerti! Ma voi, Soulpit, ripagate l'attenzione del pubblico
allontanandovi dalla riproposizione degli stilemi del death/thrash
melodico svedese, a favore di un modello espressivo più personale ed
originale.
(Hellvis - Maggio 2006)
Voto: 7
Contatti:
Mail: info@soulpit.net
Sito internet: http://www.soulpit.net/