SNEW
We Do What We Want

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2010
Durata: --
Genere: hard rock/heavy metal


Gli americani Snew mi avevano piacevolmente sorpreso con il loro fulminante esordio "Snew You", del 2008. Un disco di grande spessore, privo forse di originalità, ma realizzato con un'ispirazione, un'attitudine ed un buon gusto in grado di risvegliare i morti. Ho davvero apprezzato quel lavoro, assegnandogli infatti un voto molto alto (la sua recensione può essere trovata negli archivi di Shapeless Zine).
Ora, gli Snew sono tornati con "We Do What We Want", il loro secondo full-length. Tra un album e l'altro, il gruppo ha pubblicato solo un singolo, una cover di "Highway Star", in compagnia di Allan Holdsworth.
"We Do What We Want" è accompagnato da una copertina tanto colorata quanto semplice: in pratica, riproduce i primi piano dei quattro componenti degli Snew, vale a dire Curtis Don Vito (voce), And Lux (chitarra), Cat Tate (basso) e Mark Ohrenberger (batteria).
Fedeli alla propria concezione "pura" della musica, i musicisti hanno deciso di autoprodurre anche questo secondo lavoro, in un'ottica anticommerciale. Anzi, hanno messo il disco a disposizione di tutti sul loro sito internet, realizzato con una grande cura, preferendo sostenersi con la diffusione della loro arte, col passaparola degli appassionati e con la fedeltà del loro numerosissimo stuolo di fan.
Il suono elettrico di una chitarra, un urlo acuto del cantante, e la title-track ha inizio! Come canzone d'apertura, gli Snew ne hanno scelta una nella quale tutto il loro amore per gli AC/DC è evidente. Già nell'album "Snew You" avevo constatato le similitudini tra questi giovani americani ed i coriacei vecchietti australiani. "We Do What We Want" è una traccia capace di stamparsi subito in testa, grazie anche ad un ritornello di facile presa. A parer mio, però, in questa occasione gli Snew tendono ad assomigliare un po' troppo ai veri AC/DC, ragion per cui - non so - fossi stato in loro non avrei scelto proprio questa canzone come title-track. Perchè questa "We Do What We Want" è troppo smaccatamente alla AC/DC, tanto da potersi giustificare solo intendendola come un tributo.
"Feedback And Distortion" è invece una canzone più sporca, da biker duri e puri. Nelle note di questa composizione, c'è tutta la storia del hard rock e del heavy metal. In effetti, non si tratta per niente di una traccia originale, ma gli Snew non hanno mai brillato per questa caratterstica. Invece, si sono sempre distinti per un feeling unico, per un tiro ed una capacità di coinvolgimento che ha pochi eguali, e che il quartetto riesce a rendere benissimo anche tramite CD, e non soltanto su un palco. Simpatico un breve riferimento al leitmotiv dei film di James Bond, prima di uno sviluppo tanto prevedibile quanto benvenuto. Grandi Snew, grazie per essere tornati!
"Private Stash" si richiama, sin dalle prime battute, ai Judas Priest e vede gli Snew alle prese con un heavy metal squadrato e lineare. A seguire, "Private Stash" si evolve in direzioni maggiormente personali. Si segnala la consueta prestazione sentita e valida del cantante, sostenuto con vigoria dagli altri tre musicisti, sempre perfettamente calati nei loro ruoli. Non una virgola è fuori posto.
Mantenendo fede a quanto proposto nel disco precedente, questi americani proseguono testardamente il loro cammino musicale, suonando la musica che amano, e sempre con un pizzico di nostalgia.
"Risking My Life" è un rock'n'roll piuttosto semplice ed agile, che inietta adrenalina nelle vene dell'ascoltatore, sebbene i volumi non siano ai massimi livelli. Questa canzone deriva la sua ispirazione dal rock anni '70, mescolato con le sue derive hair e street degli anni '80. L'ideale per mantenere viva l'attenzione dei fan durante un concerto.
"Get Loud", cattiva e sfacciata, è un discreto ibrido tra gli AC/DC, i Motorhead ed i Led Zeppelin, nel quale Curtis sembra intenzionato a mantenersi sui registri più alti della sua voce. Efficace.
Non c'è un attimo di respiro. "Knock It Out Of The Park" parte sempre su ritmiche spedite, ad alto volume, col cantante sempre deciso a sgolarsi fino all'estremo. Anche questo è un rock'n'roll piuttosto tradizionale, ricco di riferimenti a Led Zeppelin e Deep Purple. E gli Snew funzionano come un orologio svizzero. Strofa, ritornello, riff, assolo: tutto è messo al punto giusto, e parte sempreal momento giusto. E' impossibile non innamorarsi di questa band, per quanto derivativa essa sia. C'è anche un riffettino che potrebbe ricordare "Whole Lotta Rosie". Scherzandoci su, questo riferimento sembra messo lì apposta, come per dire: "Ci rinfacciate di assomigliare agli AC/DC? Ma noi lo facciamo apposta!". Il solito escamotage per ingannare pubblico e critica, ahah!
"Power Pack" è un solido esempio di heavy metal americano, dalle chitarre belle decise, con il cantante ispirato come poche volte. Strofa e ritornello sono ambedue avvincenti, pur senza particolari sorprese. Il feeling è sempre quello giusto, e l'arrangiamento non perde un colpo. Questo quartetto è una vera sicurezza. Affidabile come al solito, in sede d'assolo, il chitarrista And.
Anche "Pick Up The Ball" è assestata su una ritmica lenta ma carica di groove, come "Power Pack". La potenza è sempre ai massimi livelli, e la semplicità del songwriting va a tutto vantaggio degli Snew, dato che "Pick Up The Ball" si stampa subito in testa all'ascoltatore. Hard rock dalle forti tinte heavy, nel solco della tradizione.
Le battute iniziali di "Who The Hell Are You" sono cariche di un'atmosfera di frontiera, che più americana non si può. Questa composizione ha un ritmica lenta, con svariate impennate di potenza, ma non si può definire power-ballad, poichè gli Snew non sono tipi da smancerie. Anzi, il loro modo di porsi è sempre deciso e virile. "Who The Hell Are You" è davvero una buona canzone, che conferma il progressivo rallentare delle ritmiche di questo "We Do What We Want". Dopo una prima parte tutta tirata (o quasi), nelle ultime canzoni il disco si assesta su tempi medi o lenti.
La velocità torna con la finale "Shinebox", e allora è festa grande! Infatti, gli Snew sono tanto smaliziati da concludere questo CD come se fosse un concerto, con una traccia coinvolgente e trascinante. Canzone immediata e fresca, chiude il CD in modo gioioso e festaiolo.
"We Do What We Want" è un disco molto bello e trascinante, che però pone al critico un grosso problema. Recensendo "Snew You", avevo detto che se il gruppo avesse cessato di essere derivativo, avrebbe avuto il mondo ai suoi piedi. Purtroppo così non è stato e, anzi, il loro stile si è fatto ancora più retrò ed intransigente. Non che sia cambiato qualcosa di particolare. I riferimenti della band sono sempre gli stessi del passato. Solo che "We Do What We Want" non può contare sull'effetto sorpresa così favorevole a "Snew You". Conoscendo gli Snew, si rimane un po' delusi dalla prevedibilità di tante soluzioni, da una traccia così derivativa come quella d'apertura e dal senso di "già sentito" di molte, troppe situazioni. Insomma, a conti fatti "We Do What We Want" mi sembra un bel gradino sotto rispetto al vecchio "Snew You". Come il disco d'esordio, comunque, gli Snew riescono a far dimenticare questa mancanza di originalità grazie ad un tiro poderoso, ad un'attitudine vera, genuina, sudata che ha pochi eguali nella scena internazionale. Per questo motivo, dare un giudizio al CD mi crea dei grossi problemi. Perchè l'hard rock ed il metal sono generi che richiedono passione, potenza, tiro, coinvolgimento: e gli Snew sono maestri in questo, a loro non manca proprio nulla. Però "We Do What We Want", nel complesso, mi ha sorpreso meno del suo predecessore. Insomma, gli Snew sono tornati con un disco non brillante come "Snew You", ma sempre apprezzabile e di grande spessore. Sono comunque una garanzia, e come tale vanno sostenuti. Ascoltate le loro canzoni, diffondetene il verbo anche in Italia. Avanti così, cari Snew. Ma non dimenticate, in vista del prossimo CD, di personalizzare maggiormente la vostra musica.
(Hellvis - Giugno 2010)

Voto: 7.5


Contatti:
Mail: snew@snewyou.com
Sito internet: http://www.snewyou.com/