SNAKE EYES SEVEN
Snake Eyes Seven
Etichetta: Chavis Records
Anno: 2007
Durata: 43 min
Genere: heavy rock/metal
Accidenti, quanto poco ci vuole per fare un CD che inglobi trent'anni
di musica metal e rock? Per gli Snake Eyes Seven, sembra una cosa di
tutti i giorni, e soprattutto naturale. Infatti preparatevi ragazzi,
visto che la band passa dai Black Sabbath ai Rammstein, soffermandosi
sui Soundgarden, in un batter d'occhio! Forse i più storceranno il
naso, ed io per primo leggendo la presentazione della band attraverso
la bio, avevo avuto delle perplessità. Poi, una volta inserito il
dischetto di plastica nel lettore, vedrete che pian piano entrerete nel
loro "modus operandi". Tempi mai troppo veloci, qui il massimo che si
trova sono dei buoni e contagiosi up-tempo, ed ottimi stacchi e linee
vocali. Queste ultime, devo essere onesto, sono molto incisive e
particolari, con punte di "ChrisCornellizzazione" (periodo Soundgarden)
non indifferenti.
La parte solistica e virtuosistica, quì è un po' sacrificata a
discapito della canzone stessa. Quindi non aspettatevi stacchi e contro
stacchi intricati o dispari: in fondo i Black Sabbath, quanto tecnici
erano?
Si parte con "Hell Or High Water" dal sapore sulfureo e maligno, in
pieno stile Black Sabbath periodo Ozzy. Buoni i cambi di tempo sempre
incisivi e altrettanto buona la voce che interpreta magicamente il
ruolo di profeta del verbo metallico.
"Comin' Down" e "Love For A Moment", sono due tranquille song che
potrebbero girare in radio, visto la non eccessiva pesantezza e gli
ottimi ritonelli con tanto di corettini; certo, non parliamo di un vero
e proprio heavy metal o hard rock è vero, ma quando la musica è bella
che differenza fa?
"Bitter Pill", che non si discosta dalle precedenti, introduce nello
stile della band le parti un attimino più intricate, dove un lungo
assolo è protagonista di mezza canzone (la seconda metà) assieme al
cantato, che riconduce l'ascoltatore continuamente al ritornello:
sembra che i soli delle precedenti canzoni siano stati messi tutti qui!
"Be Leaving", dall'attacco prettamente "Nu" con chitarroni
ribassati e passaggi di batteria su piatti, splash e ride, danno un
ottimo effetto; sopratutto alla voce, sempre protagonista indiscussa di
ogni pezzo, e qui ancora più in evidenza, grazie al riff veramente
ribassato. Immaginate per ceare l'atmosfera del pezzo una impossibile
jam tra i Soundgarden e i Black Sabbath, che abbiano preso in prestito
le chitarre dei Korn!
Questi sono su per giù gli elementi che caratterizzano il CD, cose
che possono far felice la maggior parte di un pubblico aperto di
mentalità. Se cercaste riff assassini o terzine o urlettini tipicamente
metal, potete pure alzare i tacchi e cambiare strada.
"Bullet & Brooze" ricalca già la strada percorsa e forse si inizia
a sentire il primo punto debole del disco: un po' fiacca. Fortuna che
la successiva "Breakdown", più adrenalinica e dotata di un riff e un
tempo decisamente groovy, riesca a far dimenticare il mezzo scivolone
precedente.
Peccato però che si ricada con la successiva "Devil With A Rosary"
visto che non ha lo stesso mordente della precedente, lasciando forse
un po' di vuota tra una e l'altra. Ma un pezzo del genere avremmo
dovuto aspettarcelo; evocativo e pesante, monolitico direi, con
controcori acuti e una tastiera di atmosfera che ci trasporta in zona
morta, una specie di limbo malefico nel quale sembra che il tempo si
sia fermato agli anni settanta, dove la musica estrema faceva veramente
paura.
"You're To Blame" sicuramente non si distacca troppo da quello già
asoltato precedentemente e per questo non mi soffermerò più di tanto
per elogiarne le atmosfere o i tempi dilatati o la buone
interpretazione vocale. Discorso particolare per l'ultima "Photos Of
The Dead", forse la migliore del lotto, prima di tutto per il refrain
vocale e melodico che ci trasporta subito sulle note da intonare e
canticchiare e poi per l'ottima evoluzione del suono della band che
riesce ad evocare lo spirito dei Sabbath, nuovamente, ed interpretarlo,
smussandone gli angoli e rifarlo proprio, come se fossero loro i primi
ad avere creato questo genere. Non si sprecano nemmeno i soli e gli
stacchi solenni e maestosi, mai troppo veloci, anzi secchi e pesanti a
sottolineare ogni passaggio.
Insomma il CD è dedicato ai nostalgici delle sonorità dei
seventies che non hanno ancora imparato ad apprezzare le nuove leve. Se
volete un consiglio, a me è piaciuto, non mi ha fatto gridare al
miracolo ma sicuramente il CD lo ascolto ed ogni volta ci trovo
qualcosa che mi fa pensare
quanto ne sia valsa la pena di averlo riascoltato... Vedete un po' voi...
(Hellcat - Marzo 2007)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Snake Eyes Seven: snake-eyes-seven@hotmail.com
Sito Snake Eyes Seven: http://www.snakeeyesseven.net/
Sito Chavis Records: http://www.chavisrecords.net/