SLOWMOTION APOCALYPSE
My Own Private Armageddon

Etichetta: Tribunal Records
Anno: 2005
Durata: 40 min
Genere: death / hardcore melodico


AAARRRGGGGHHHH!!!!!!!!
E' la prima cosa che ho esclamato dopo essermi finalmente ripreso da un frenetico headbanging (Ah, la mia cervicale).
Nel lettore il CD d'esordio dei friulani Slowmotion Apocalypse, una unione di ex To/Die/For e Slapsticks: "My Own Private Armageddon", pubblicato dalla Tribunal Records del North Carolina.
Ma partiamo dalla formazione: Nicolas Milanese alla chitarra ritmica, Ivan Odorico alla chitarra solista, Alberto Zannier alla voce, Ivo Boscariol al basso e Tommy Corte alla batteria. I cinque musicisti propongono death metal estremo, ma senza mai perdere di vista il lato melodico, che si affaccia puntualmente in ogni loro composizione, facendone la differenza. A parte le radici profondamente affondate nel nero terreno dissodato più di trent'anni fa dai fondamentali Black Sabbath, la band trae certamente ispirazione dagli Slayer del periodo "Reign In Blood"/"South Of Heaven" e, parlando di band più recenti, dai Sentenced di "Amok", dagli In Flames di "Lunar Strain" e dai Soilwork dei primi due album (e non dimentichiamoci dei The Haunted! - nd Hellvis). Una nota speciale per il batterista, eclettico e mai scontato, con rullate che ricordano l'impossibile Dave Lombardo e la fantasia di Peter Wildoer dei Darkane.
Apre le ostilità "The Beginning Of The Apocalypse", intro particolarmente evocativo e carico di grande enfasi, con un leggero velo di tastiere, che saltuariamente si presenteranno per tutto l'album ad arricchire con morbidi tappeti le parti più melodiche delle varie canzoni. E' la classica calma prima della tempesta, perchè dopo una rullata da cardiopalma parte la devastante "The Insomniac": l'omaggio a Slayer e al meglio del death metal scandinavo è evidente, ma proposto con grande freschezza e personalità. Soprattutto nelle parti melodiche, dove il tempo si dimezza e la doppia cassa accompagna il cantato e il lavoro delle due chitarre, che inizialmente eseguono accompagnamenti diversi ma che in seguito si sovrappongono in un granitico giro di grande potenza. Su questa falsariga anche la seguente "Kill In Progress": molto bello il riff nella parte più lenta centrale, particolarmente oscuro e inquietante. In evidenza l'indiscutibile gusto dei chitarristi, che sia nelle parti ritmiche che in quelle soliste si distinguono sempre per la pulizia dell'esecuzione e per la ricercatezza della melodia, anche quando la velocità e l'estrema violenza della canzone rendono molto difficili arrangiamenti così ricercati.
"Vote For Extinction" è un altro episodio di grande potenza, che alterna giri di chitarra particolarmente melodici a cavalcate ritmiche più vicine al metal di Megadeth che al genere death: anche in questa traccia il lavoro della batteria che doppia in maniera fantasiosa e precisa, sia con la cassa che con il rullante, il lavoro delle chitarre mette in luce di grandi capacità di Tommaso (Dave attento a te...).
Non me ne vogliano i fan più integralisti del death metal / hardcore, ma "Psychic War 2.0", quinta traccia e anche una delle più lente di tutto l'album, è per me la canzone più bella in assoluto di questo lavoro. L'inizio, particolarmente malinconico, su un atipico shuffle cadenzato, che viene ripreso più volte nei refrains, evoca antichi epici ricordi. Fino al riff che accompagna il cantato, di una potenza incontrollabile; impossibile non scuotere la testa a tempo. Quando la chitarra solista di Ivan si fa largo su questa ritmica e un vero raggio di luce che squarcia le nubi della tempesta: l'assolo è bellissimo e provoca emozioni sopite da tempo. La chitarra acustica in arpeggio che segue è la gemma finale di questa notevolissima composizione, che dopo alcune evoluzioni si conclude con il triste motivo che l'aveva aperta. Bravi.
Se pensate di poter riposare le orecchie, vi sbagliate; "Last Generation Humans" si dimostra belligerante più che mai, partendo subito a gran velocità con chitarre-voce-batteria brutali. Anche questa volta però c'è lo spazio per cambi di tempo e arrangiamenti accurati: dopo essere entrati in un tempo dimezzato con un giro di chitarra che mi ha ricordato i Trouble dei primi due album, gli Slowmotion Apocalypse rivoltano completamente la canzone per alcune battute con atmosfere particolarmente dark, per poi ripartire immediatamente dopo a tutta velocità per il gran finale.
Velocissima anche la successiva "Filth" in pieno stile death nordeuropeo. Ancora in bella mostra la solista nella parte finale della traccia e notevole il lavoro del basso nella parte centrale, più lenta.
"My Future Is Burning" è la composizione che maggiormente risente delle influenze Sabbath. L'inizio ricorda negli accordi "Children Of The Grave" e l'atmosfera che si respira e malsana e oscura per tutta la durata della canzone. La parte centrale, dove si concentrano sia i cambi di tempo più interessanti che l'assolo, deve molto ai maestri di Birmingham, ma risente anche della presenza di altri oscuri signori del dark nella cultura musicale degli elementi della band, come Mercyful Fate e i già citati Trouble.
Chiudono l'album altre due prove di velocità e brutalità: "Through The Flesh" e "The Art Of Self Blood Drinking". In entrambe sono di nuovo in evidenza le grandi capacità della sezione ritmica e il grande gusto dei due chitarristi, che più di una volta riescono a introdurre situazioni particolarmente melodiche e di grande effetto. La loro forza è riuscire a sfruttare al massimo la combinazione tra il lavoro della ritmica e quello della solista, cercando di trovare il più possibile arrangiamenti che le distinguano, per poi portarsi all'unisono sullo stesso trascinante giro.
Un gran bel lavoro, un susseguirsi ininterrotto di belle canzoni per un totale di quaranta minuti di energia devastante, complice anche la magistrale produzione, che ha sfornato una resa sonora di altissimo livello.
Siamo di fronte ad un prodotto italiano che non ha niente da invidiare a qualsiasi lavoro dello stesso genere; che venga dal Nord Europa e dagli USA poco conta, questi ragazzi reggono il confronto con chiunque, sia a livello tecnico che compositivo. E gli americani se ne sono accorti, visto che oltreoceano è stato accolto molto bene. Ora tocca a noi appoggiarli ad oltranza!!
(J.L. Seagull - Gennaio 2006)

Voto: 8.5


Contatti:
Mail Slowmotion Apocalypse: info@slowmotionapocalypse.com
Sito Slowmotion Apocalypse: http://www.slowmotionapocalypse.com/

Sito Tribunal Records: http://www.tribunalrecords.net/