SLOWDOWN
One Way
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 25 min
Genere: death/postcore
Gli Slowdown nascono nel triveneto nell'ottobre del 2002, con in
formazione Andrea Girardini alla batteria, Federico Norelli al basso,
Patrik Wallaroo alla chitarra e Luca Ferrazza alla voce.
Patrik lascia il gruppo poco dopo, sostituito alla chitarra da
Federico, mentre al basso arriva Federico Zannin; con questa formazione
i nostri registranoil loro primo demo tape "Lifeless Humanity" (2003).
Nell'estate del 2004 Federico Zannin lascia il gruppo ed al suo posto
subentra il nuovo bassista Nicola Anselmi; la band inizia a proporre
sonorità molto vicine al post-core e produce quindi il primo
full-length "One Way".
Parte la prima traccia del CD e subito siamo colpiti da un pugno
nello stomaco, tanta è la violenza con cui i cinque ragazzi ci
propinano le loro sonorità. Vero e proprio metalcore; chitarre
ribassate, cantato urlato e una buona dose di vecchie sonorità
swedish-death.
Il secondo brano, "It", è ultraveloce, senza compromessi, dalla
chiara matrice thrash; il cantato è sgraziato e molto "in your face"
anche se talvolta risulta un attimo confusionario e poco distinguibile
sotto il muro di suono.
Anche "Short Life" prosegue sulla falsariga del pezzo precedente, in
questo caso però le chitarre, a mio parere, ricordano molto quelle
atmosfere e quelle soluzioni armoniche tanto care ad uno dei gruppi più
importanti e fondamentali del primo death europeo, i mitici Entombed;
grazie anche al suono slabbrato e gracchiante delle chitarre.
"Disgust" è un pezzo leggermente più cadenzato, dai suoni aperti e
dalle ritmiche ben più definite; anche il cantato si fa meno sofferto,
anzi risulta forse più sentito e quasi parlato.
Chitarre ultraribassate e continui stacchi in feedback
caratterizzano il quinto brano di questo "One Way", "Black Light"; che
con il suo andamento va a ricordare molto i Korn. A metà pezzo si ha il
primo momento di calma da quando la furia è iniziata, le chitarre
pulite creano un'atmosfera lugubre e tenebrosa, che con un lento
crescendo si va ad indurire sino a riproporre i riff iniziali. Da
apprezzare assolutamente il grandissimo giro di chitarra che si staglia
dietro le ritmiche ed il cantato finale, veramente da brividi.
La doppia cassa e le chitarre al fulmicotone la fanno da padrone
in "Poison In My Veins", un pezzo molto thrash oriented, che in varie
occasioni riporta alla mente i grandissimi Slayer, così come i meno
fondamentali, seppur importanti, Chimaira.
Eccoci quindi all'ultimo pezzo di questo primo lavoro, "Still Alive";
di nuovo furia incondizionata, senza lasciar spazio alla minima
melodia, senza nessun compromesso. Le chitarre si fanno ancor più
gracchianti, dal tipico suono a motosega, anche se mancano un po' di
corpo e di una certa robustezza; quindi il temporale si avvicina e la
pioggia comincia a cadere, portando via con sé tutta la violenza
proposta, concludendo ottimamente il CD.
Nella loro biografia gli Slowdown si definiscono influenzati da
Converge, Botch e Dillinger Escape Plan, ma io, sinceramente, durante
l'ascolto del loro primo full-length non ho veramente notato tali
influenze, che pur credo di conoscere abbastanza bene. Ho notato
piuttosto ancora un forte legame verso quel sound thrash/death dei
primi anni novanta; mi hanno ricordato infatti gruppi come i Lamb Of
God, i The Darkest Hour o gli ultimi Demon Hunter, tutte band che hanno
rovistato a piene mani in tali sonorità. La registrazione a tratti
risulta un po'confusa, e la prima a risentirne e la voce, talvolta
coperta da tutto il resto; le chitarre come ho già detto in precedenza
forse dovrebbero risultare leggermente più piene e corpose, così come
in qualche frangente dovrebbe risultare anche la cassa. In definitiva
questo "One Way" è davvero godibile, venticinque minuti di puro assalto
frontale; riff death/thrash dall'irruenza hardcore; ottima confezione.
Un gruppo giovane ma dalle idee ben chiare.
(Pasa - Marzo 2006)
Voto: 7
Contatti:
Mail Slowdown: slowdown@jumpy.it
Sito Slowdown: http://www.slowdownband.com/