SLOW DEATH
Dead But... Still Feeling The Pain

Etichetta: Melomaniac Metalmedia Records
Anno: 2002
Durata: 33 min
Genere: death/grind


I venezuelani Slow Death sono un gruppo formatosi nel 1995; dopo numerosi avvicendamenti di line-up, la band registra il demo "Demon Knight", nel 1999, seguito da "A Prayer For The Damn", prima di debuttare ufficialmente con il full-length "Dead But... Still Feeling The Pain". Gli Slow Death sono un gruppo del chitarrista Antonio Rodriguez, già attivo con i Blasphemy, che trovate recensiti su Shapeless.
In questo caso la musica proposta è decisamente più estrema: si tratta di un concentrato di death violento con sfumature grind. Ritmiche incalzanti, cantato basso e aggressivo che alterna urla in screaming, riff pesanti e cambi di tempo repentini sono le peculiarità del loro stile. Le fonti di ispirazione del gruppo sono numerose e abbastanza riconoscibili. Il problema è che non sono ben mescolate nella stessa canzone, per cui si assiste ad un cambiamento di genere più o meno evidente passando da una traccia all'altra. Così, ad esempio, la title-track, posta in apertura, è un brano che lega sapientemente thrash e old-school death metal, ricordando gli americani Usurper soprattutto quando subentrano i rintocchi di una campana; la seguente "Final Feast" è più tecnica e presenta passaggi articolati alla Cryptopsy, mentre su "Under The Grave", incentrata su una strofa lenta ed ossessiva, gli Slow Death si rifanno in pieno ai Morbid Angel.
Si tratta dunque di un disco eterogeneo, ma nel caso in questione non è da intendersi in senso totalmente positivo. Rodriguez e compagni dovrebbero scegliere una loro strada e seguire quella, piuttosto che sperimentare in ogni canzone territori sempre differenti. Certo, il gruppo dimostra una notevole versatilità, però l'album alla fin fine sembra quasi una compilation di gruppi diversi. Se proprio si vogliono seguire piste differenti, sarebbe il caso di iniziare a farlo in una stessa canzone.
Le risorse degli Slow Death non sono finite qua. Assoli come quelli di "Remember Her Suffering" e "In The Name Of Satan" (che titolo originale!) non tradiscono la melodia, ma è questione di attimi, perché in genere la band punta su un impatto decisamente più violento e privo di compromessi. "Living Through Insanity", tuttavia, si mette in luce per un riffing decisamente più ispirato al death svedese e al thrash, imperniata com'è sulla melodia. La voce, in questo caso, è uno scream acuto e fastidioso. "Deep Within" è una semplice outro basata su un arpeggio di chitarra classica, ma c'è ancora spazio per la bonus track "The Great Insence", un discreto esempio di death tecnico ispirato ai primi anni novanta, che potrebbe vagamente ricordare gli Atheist, vista anche la presenza di un intermezzo quasi jazzato.
Le canzoni generalmente sono caratterizzate da una notevole dinamicità, frutto di una struttura varia ed articolata, senza esagerazioni. In genere si tratta di composizioni vivaci, dotate di una certa imprevedibilità e che per questo riservano alcune sorprese. Non sempre il gruppo raggiunge questi obiettivi e qualche banalità si poteva evitarla, ma nel complesso "Dead But... Still Feeling The Pain" è un album interessante e godibile, che può incontrare i favori di tutti gli amanti del death.
La registrazione non è il massimo della vita, ma tutto sommato non ci sono parti confuse. Purtroppo i suoni peccano in potenza ed aggressività, per cui ci si deve accontentare.
In seguito gli Slow Death hanno registrato un promo in compagnia dei già citati Blasphemy, di cui trovate la relativa recensione sulle pagine di Shapeless. Lo stile è cambiato, ma chissà se si è trattato di un episodio isolato, oppure se effettivamente il gruppo ha imboccato una sua strada. Bisognerà attendere le loro prossime mosse.
(BRN - Gennaio 2006)

Voto: 6.5


Contatti:
Mail Slow Death: f_slowdeath@hotmail.com
Sito Slow Death: http://www.slowdeath.tk/

Sito Melomaniac Metalmedia Records: http://www.pagina.de/melomaniac