SLOUGH FEG
Hardworlder
Etichetta: Cruz Del Sur Music
Anno: 2007
Durata: 43 min
Genere: heavy metal
Dopo il buonissimo "Atavism" e lo spettacolare lavoro degli Hammers Of
Misfortune, ecco tornare all'attacco Mike Scalzi con i suoi Slough Feg,
una delle poche band capaci di portare avanti un percorso classicissimo
eppure estremamente personale.
All'epoca del precedente album mi ero soffermato a fare una
riflessione su quello che, a mio parere, era l'unico limite del gruppo
statunitense: le canzoni, infatti, risultavano troppo spezzettate,
quasi solo abbozzate, finendo spesso per non raggiungere l'obbiettivo
prefissato. Bene, da questo punto di vista direi che possiamo tirare un
sospiro di sollievo: "Hardworlder", pur ricadendo ogni tanto nel
vecchio vizio, è un album più compatto e omogeneo. Ecco, forse è questa
la caratteristica che distingue il nuovo lavoro dal precedente: in
"Atavism" c'erano dei picchi assolutamente favolosi e, allo stesso
tempo, delle brutte cadute di tono che minavano il risultato finale; il
nuovo CD, invece, forse non raggiunge mai le vette del suo
predecessore, ma riesce ad esaurirsi senza perdere colpi.
A questo punto vale la pena di addentrarsi un po' di più in questa
nuova fatica degli Slough Feg, per vedere cosa hanno saputo creare
questi quattro pazzi. Innanzitutto mettiamo le cose in chiaro: negli
Slough Feg non troverete tutte le contaminazioni che rendono così
particolari gli Hammers Of Misfortune, ma 'solo' del grandissimo heavy
metal classico, riletto attraverso quel piglio epico delle grandi band
statunitensi (su tutti i Manilla Road, qui omaggiati con una cover di
"Street Jammer").
L'album si apre subito con un'accoppiata vincente, composta dal'intro
"The Return Of Dr. Universe" e dalla successiva "Tiger! Tiger!", con i
suoi richiami alla poesia di William Blake. Il brano, veloce e
possente, riflette subito le migliori qualità del gruppo, ovvero una
capacità compositiva fuori dal comune, unita a degli intrecci
pregevolissimi di chitarra e ad una voce, quella di Scalzi, particolare
e robusta.
Gli Slough Feg, comunque, non sono soltanto il classico gruppo che
corre come un treno e se, da una parte, ci sono brani come "Poisoned
Treasure", veloci e aggressivi, dall'altra abbiamo numerose altre
sfaccettature. Ne sono un esempio "Sea Wolf", con il suo incedere
semi-acustico, oppure "Insomnia", coinvolgente e catchy con il suo
ritmo saltellante. Allo stesso modo non si può non fare un discorso a
parte per il trittico formato dalla title-track, "The Spoils" e
"Frankfurt-Hahn Airport Blues": queste tracce, infatti, sono legate tra
di loro come se si trattasse di un unico brano e costituiscono uno dei
punti più alti del CD, con le chitarre a duellare incessantemente tra
splendide linee melodiche e riff trascinanti. Infine è d'obbligo citare
l'ottimo strumentale "Galactic Nomad", un altro colpo da maestro che
mostra l'ottimo affiatamento raggiunto tra Mike Scalzi e il secondo
chitarrista Angelo Tringali.
Certo, ancora si sentono dei momenti un po' meno ispirati, come
nella già citata "Sea Wolf", in "Karma-Kazee" e le due cover, quella
dei Manilla Road più "Dearg Doom" degli Horslips, non sono tutto
sommato dei divertissement, ma in fondo sono tutti difetti marginali,
che a conti fatti non abbassano eccessivamente il livello dell'album.
Insomma, Mike Scalzi ce l'ha fatta un'altra volta e ha composto un
lavoro che farà la gioia di tutti gli appassionati delle sonorità
classiche. Fatevi sotto!
(Danny Boodman - Settembre 2007)
Voto: 8
Contatti:
Sito Slough Feg: http://www.sloughfeg.com/
Sito Cruz Del Sur Music: http://www.cruzdelsurmusic.com/