SLOUGH FEG
Atavism

Etichetta: Cruz Del Sur Music
Anno: 2005
Durata: 42 min
Genere: folk epic metal


Mettiamo subito le cose in chiaro: questo nuovo album degli Slough Feg è davvero un signor disco, un lavoro maturo e trascinante. Eppure, alla fine, mi ha lasciato una sensazione strana, come di un'occasione sprecata.
Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio, ripercorrendo brevemente la storia del gruppo californiano: la band si forma ben quindici anni fa con l'impronunciabile nome di The Lord Weird Slough Feg, nome preso da un fumetto che, a sua volta, si ispirava a un personaggio dell'antica tradizione irlandese. Dopo diversi demo, nel 1996 la band riesce a dare alle stampe il loro debut album autointitolato, che mostra subito l'attitudine dura e pura del gruppo, con un metallo classicissimo e fortemente influenzato dalla musica folk. Negli anni successivi gli allora The Lord Weird Slough Feg consolidano la loro fama, dando alle stampe "Twilight Of The Idols" e "Down Among The Deadmen", rispettivamente nel 1999 e 2000. Nel 2003, infine, la band decide di dare una svolta al proprio sound, dando alle stampe il controverso "Traveller", un concept fantascientifico che si allontana dalle sonorità più antiche e tradizionali del gruppo. L'album, invero molto buono, viene accolto come il classico pomo della discordia, facendo storcere il naso a coloro che vedevano in quell'uscita un modo per commercializzarsi.
A questo punto la band decide di accorciare il proprio nome in un più semplice Slough Feg e, soprattutto, decide di ingranare la retromarcia e di tornare a fare al meglio quello che viene loro più naturale: puro folk epic metal.
E' lo stesso Mile Scalzi (chitarrista, cantante e leader della band) a sottolineare come, con "Atavism", gli Slough Feg vogliono ricordare al loro pubblico che "Traveller" era stato solo un esperimento e che non avevano mai avuto intenzione di tagliare i ponti con il loro passato. D'altra parte come equivocare un titolo sintomatico come "Atavism" e una copertina che ritrae due ominidi presi direttamente dall'era preistorica?
Dunque, perché all'inizio dicevo che quest'album, sebbene molto bello, può essere visto come un'occasione sprecata? Diamo un'occhiata alle composizioni e proviamo a dare una risposta.
L'album si apre con una breve introduzione strumentale, molto potente, quasi speed metal, intitolata "Robustus", che guida l'ascoltatore nel primo vero brano del CD, "I Will Kill You / You Will Die". Beh, signori, questo pezzo è s-p-e-t-t-a-c-o-l-a-r-e! Potente, melodico, accattivante, viene voglia di cantarlo fin dal primo ascolto, possibilmente a squarciagola e con un enorme boccale di birra in mano. Veramente un gioiello di epicità grezza e casinara.
Intanto l'album procede e fila liscio per tutta la durata dei suoi quaranta minuti, però ci si rende conto di alcune cose che immancabilmente fanno calare l'entusiasmo.
Da una parte abbiamo una serie di brani come appunto "I Will Kill You / You Will Die" e l'ottima "Hiberno - Latin Invasion", che si fa apprezzare particolarmente per il pregevole uso delle chitarre gemelle che disegnano linee melodiche davvero accattivanti, capaci di conquistare completamente l'ascoltatore con la loro carica epica e il loro incedere trascinante, figlio diretto dell'epic metal di grandi band come Manilla Road, Warlord e Cirith Ungol. Dall'altra ci troviamo di fronte a un album costellato da bozzetti strumentali, canzoni appena accennate, brevi intermezzi che spezzano la continuità del lavoro, lasciando all'ascoltatore un senso di incompiutezza. E' il caso di "Portcullis", un breve strumentale che non riesce a funzionare da solo: contiene delle buone idee che, purtroppo, non vengono sviluppate.
Certo, non dico che il risultato finale sia pessimo, tutt'altro. Ci sono diversi pezzi brevi che si difendono ottimamente, come la maideniana "Climax Of A Generation", una piccola composizione strumentale che ricorda brani come "Transylvania" o "Losfer Words"; oppure l'accoppiata "Eumaes The Swinehead" / "Curse Of Athena" che, trattando lo stesso argomento, riescono a completarsi a vicenda, dando vita a un unico brano ben definito. Però troppo spesso sembra che alcuni brani non vadano da nessuna parte, come "Agnostic Grunt", "High Session V" e la rockeggiante "Starport Blues".
Infine spenderei due parole per le ballad contenute nell'album: la prima è la title-track, una bella composizione completamente acustica, che ricorda alcune soluzioni usate dai Bathory del periodo "Hammerheart" ("Song To Hall Up High"); la seconda invece, "Man Out Of Time", spicca un po' meno, forse per la sua struttura più canonica.
Questo "Atavism" è, dunque, un album tanto particolare quanto controverso: sicuramente il giudizio finale non può che essere positivo, vista la qualità indubbia dei brani. Tuttavia non me la sento di condividere pienamente la scelta compositiva di Mike Scalzi che, frammentando così la struttura dei pezzi, cercava probabilmente di aggiungere essenzialità e fluidità al lavoro. Alle mie orecchie, al contrario, questo si traduce in una sorta di trascuratezza che, aleggiando su diverse parti dell'album, fa sì che un potenziale capolavoro si riveli essere 'solo' un buonissimo album. Un'occasione sprecata, come dicevo.
(Danny Boodman - Luglio 2005)

Voto: 7.5


Contatti:
Sito Slough Feg: http://www.slough-feg.com/

Sito Cruz Del Sur Music: http://www.cruzdelsurmusic.com/