SLAYER
God Hates Us All

Etichetta: American
Anno: 2001
Durata: 43 min
Genere: thrash


Passano gli anni, cambiano le mode ma gli Slayer restano sempre gli Slayer! E così dopo ben 3 anni passati ad aspettare il successore del buon "Diabolus In Musica" ecco uscire, dopo vari contrattempi e problemi con la casa discografica, la nuova fatica dei 4 losangelini: ù2God Hates Us All". Il titolo rispecchia alla perfezione quello che gli Slayer sono: diretti, brutali, feroci. Si può discutere quanto si vuole della iper produzione che secondo alcuni è troppo "moderna" (ma che cazzata, stiano zitti invece di sparare stronzate), della voce di Tom Araya che sempre secondo alcuni è troppo urlata e filtrata (altra cazzata, in certi brani raggiunge un'espressività mai raggiunta prima!), dei riff di chitarra che non sono più quelli del masterpiece "Reign In Blood" (anche perché sono passati 15 anni!), si possono fare tutte le chiacchiere che si vuole (qualche presunto intenditore aveva detto che il cd era incredibilmente vicino al new shit metal ecc. ecc.), ma il fatto è che nel 2001 nessuno suona come loro, nessuno ha composto 13 brani di pura follia e violenza, nessuno regge il palco come solo LORO sanno fare. Anche perché dopo 18 anni dal primo album non deve essere facile continuare a fare cd qualitivamente ottimi, cercando di non cadere sul "rifaccio quello che già ha funzionato", questo lo fanno i gruppi senza palle, gli Slayer no, loro vanno per la loro strada, maturando un sound che solo loro hanno senza sputtanarsi o componendo canzoni banali e scialbe. Ma ora è giusto parlare di GHUS, 43 minuti di headbanging, a partire dalla violentissima "Disciple", per poi continuare con le validissime "God Send Death", "New Faith" (dall'attitudine a metà tra "l'happy punk" e il thrash), "Threshold", le già note "Bloodline" (potente mid tempo che ricorda qualcosa di "Seasons In The Abyss") e "Here Comes The Pain" (ma differenti dalle precedenti versioni per colonne sonore), senza dimenticare la conclusiva "Payback" o la massacrante "War Zone", dove Mr. Batteria (al secolo Paul Bostaph) offre una prestazione davvero ottima, ma c'è da dire che il suo drumming dona alle canzoni quel qualcosa in più che un "normale" batterista non avrebbe dato. Tecnicamente perfetto e sempre dotato di ottimo gusto Paul fa capire chi è IL batterista metal. Direte voi: con queste parole perché "solo" un 9 come voto? Beh, a me i cd con troppe canzoni non piacciono molto (sono convinto che l'album perfetto contiene al max 10 tracks), perché ci sono sempre 1-2 canzoni che se pur buone non sono come il resto dell'album, sto parlando in questo caso di "Defiance" e "Seven Faces". Gli Slayer sono tornati... diretti, brutali, feroci. E immortali.
(Tamas - Dicembre 2001)

Voto: 9



Gli Slayer sono una garanzia, thrash potente e coerenza nello stile musicale, nessuna innovazione tranne la produzione.
(metalchurch - Dicembre 2001)

Voto: 7.5



Mi spiace dirlo, ma qui gli Slayer han finito le idee. Anche se non tocchiamo la punta di bassezza di "Divine Intervention", quest'album non è per nulla ispirato. Il buon Paul Bostaph percuote le pelli in modo incredibile, lui si che qua fa cose eccezionali, ma non può reggere da solo tutto. Buono solo per colonne sonore o da tenere in sottofondo mentre si gioca a Quake o Max Payne.
(bist - Marzo 2002)

Voto: 5



Non sara' uno dei loro capolavori, ma e' sicuramente il disco che ho ascoltato di piu' l'anno scorso. L'ho letteralmente consumato sul lettore cd, e alla cassetta che ho fatto da sentire in macchina si e' rotto il nastro dalle tante volte che l'ho fatta girare (giuro!) cosi' ora devo farne un'altra.
(Mork - Maggio 2002)

Voto: 8



Gli Slayer hanno dato libero spazio alle loro influenze hardcore, gli Slayer hanno fatto bene. Sono stati accusati di aver virato verso il nu-metal, niente di più falso: è l'hardcore, genere verso il quale hanno sempre dimostrato un grandissimo amore, il protagonista dell'ultimo disco. Un disco compatto, rapido ed urticante, con quel classico alone di oscura malvagità che avvolge ogni uscita di Araya & C. Ed è un sensatissimo cambio di sonorità, pena il cadere nel perenne autoreferenzialismo. E' stata la mossa corretta insomma, anche se non pienamente riuscita. Una manciata di bei pezzi (su tutti "God Send Death") ma per il resto gli preferisco nettamente le cover di "Undisputed Attitude", in quest'ambito s'intende.
(Orion - Agosto 2002)

Voto: 7.5