SLAUTER XSTROYES
Winter Kill

Etichetta: autoprodotto (recensita la ristampa della Monster Records del 1999)
Anno: 1985
Durata: 43 min
Genere: epic


A chi ama i Manilla Road e in generale le vecchie band dark epic dei primi anni '80, consiglio caldamente questo album che la Monster Records ha rimesso in circolazione dopo quindici anni. Pubblicato all'epoca in sole 500 copie, questo disco fu l'unico prodotto ufficiale di una cult band che si mise in mostra nell'area di Chicago: gli Slauter Xstroyes. Fondata dal chitarrista Paul Kratky, subito affiancato dal bravo Brent Sullivan al basso, vedeva all'epoca anche Dave Bonow alla batteria e il particolarissimo John Stewart alla voce. Il genere suonato dai quattro era un heavy metal primordiale e cupo, dalla struttura compositiva variegata e intricata. Le loro canzoni pur molto potenti e taglienti, suonano molto diverse le une rispetto alle altre, proprio come accade quando ogni song racconta una storia diversa e pretende che la musica si adatti di conseguenza. Si', perche' questa era una caratteristica delle prime band dark epic: un'unione completa tra cantato e strumenti, e un effetto narrativo spettacolare. Le canzoni erano delle vere e proprie storie raccontate, e la musica, pur essendo di primaria importanza, si avvinghiava come l'edera alla voce del cantante di turno. Qui non si fa eccezione, ascoltare le epicissime "Winter Kill" e "City of Sirtel" per capire cosa intendo. Questi tizi erano talmente bravi che persino un pezzo come "No Idea", che parla dell'amore in crisi, suona come una vera e propria canzone epic anche se di epic non c'e' nulla nei testi: e le due cose si amalgano benissimo ugualmente. Tra le altre canzoni segnalo "The Stage" (potente pezzo sulla paura di andare in scena) e la conclusiva, implacabile e ottima "Mother, Mother Fucker" (in alcuni passaggi mi ricorda "By the Grace of the Witch" dei primi Savatage, ma la canzone vive di vita propria in virtu' dei numerosi cambi di tempo e della struttura intricata). Tutti i pezzi sono comunque belli, merito del lavoro eccellente della chitarra di Kratky che e' un artista completo a la Chris Oliva, a suo agio sia negli assoli sia nelle variegate e contorte ritmiche. Brent Sullivan e' un bassista con le palle e opprimente nella migliore tradizione del maestro Geezer Butler e le sue parti si sentono di brutto praticamente in ogni pezzo. La voce pulita e allo stesso tempo malsana di Stewart e' il vero elemento che fa rimanere impresso nella mente di ogni ascoltatore questo disco.
Un disco non immediato, io ho dovuto dedicargli parecchi ascolti prima che cominciasse a piacermi di brutto, anche perche' le canzoni sono belle complesse e a ogni ascolto vengono fuori particolari diversi che da principio non si riesce a cogliere. Dischi come questo o finiscono subito fuori dalla finestra, o diventano pezzi forti della collezione. Consigliatissimo agli amanti dei Cirith Ungol e dei Manilla Road. Gli altri e' meglio che mollino il colpo.
NOTA: La band avrebbe messo assieme del materiale per un secondo lavoro, sciogliendosi poi senza averlo dato alle stampe. "Free The Beast" sarebbe poi stato resuscitato in tempi recenti dalla grande Monster Records (vedi recensione a parte).
(Mork - Agosto 2002)

Voto: 8


Contatti:
Sito Slauter Xstroyes: http://www.slauterxstroyes.com/
Sito Monster Records: http://www.monsterrecords.com/