SLAUTER XSTROYES
Free The Beast
Etichetta: Monster Records
Anno: 1998
Durata: 66 min
Genere: heavy
Successivamente all'uscita dell'autoprodotto "Winter Kill", gli Slauter
Xstroyes si misero al lavoro preparando nuove canzoni per il secondo
album: "Free The Beast" era il titolo dell'LP che non vide mai la luce.
Infatti il gruppo si sciolse lasciando negli archivi una discreta
quantita' di materiale inedito, che dopo oltre una decina d'anni
venne recuperato dalla Monster Records (piccola etichetta sempre
armata di pala e badile che va a disseppellire il passato per
riportare alla luce ottimi lavori di band semi-dimenticate) e nel
1998 venne finalmente dato alle stampe questo CD che contiene quei
pezzi di "Free The Beast" che si e' riusciti a recuperare, piu' altre
canzoni inedite appartenenti a vari periodi storici della band.
Orbene, com'e' venuto fuori il lavoro? Mah... ai primi ascolti ho
un po' imprecato, non per la qualita' delle registrazioni (grezza
e diretta ma allo stesso tempo decisamente buona), quanto piuttosto
per la difficolta' dei pezzi, che sono veramente ostici al primo
impatto. Non che "Winter Kill" fosse una passeggiata, ma qui la band
si scatena e costruisce tutta una serie di canzoni che definire
difficili e' poco. I musicisti sono ancora quelli del primo album,
vale a dire il particolarissimo John Stewart alla voce, il grande
Brent Sullivan al basso (e in pratica figura di punta della band),
l'ottimo Paul Kratky alla chitarra, e il buon batterista Dave Bonow
a tenere dietro agli altri tre pazzi indiavolati. Beh, questi signori
si devono essere resi conto di avere un sacco di potenzialita', perche'
nei sei pezzi che dovevano comporre l'originale "Free The Beast" si
buttano a capofitto in costruzioni intricatissime che lasciano in
parte l'epic gia' poco ortodosso del primo lavoro per mescolarci
dentro passaggi di prog heavy metal che fanno girare la testa
e che ai primi ascolti ti fanno cacciare tanti di quei porconi
perche' si fatica a capire i pezzi dove vanno a parare, e dopo un
po' si finisce con il mettere da parte il CD per passare a roba
piu' immediata. La perseveranza pero' premia... Infatti a furia di
ascolti questo disco entra finalmente dentro, e allora comincia la
goduria! Comincio col dire che la voce di Stewart qui tira di brutto
verso un falsetto alla King Diamond che puo' dare fastidio a chi
non ha la pazienza di assimilarlo un po' per volta: e' come le prime
volte che si ascolta Ozzy o Tim Baker dei Cirith Ungol per intenderci.
Bisogna insistere e alla fine si scopre che questa voce e' proprio
il marchio di fabbrica che rende unica questa band e che in fondo
non e' poi cosi' indigesta. Kratky alla chitarra suona passaggi molto
tortuosi ma allo stesso tempo le sonorita' rimangono sempre di puro
metal, e mi domando come cavolo faccia a ricordarsi le partiture
di tutte le sue canzoni da tanto sono complicate e piene zeppe di
cambi di tempo, ritmiche alternate ad assoli furiosi (anche intanto
che Stewart canta spesso gli assoli vanno avanti per la loro strada).
Ma la vera rivelazione dell'album e' il bassista: Brent Sullivan mette
sul gradino piu' basso del podio tanti big del genere molto piu' noti
di lui, con un lavoro spaventoso e ben in evidenza, che si interseca
con la chitarra proprio come una treccia. Il connubio tra il basso e
la chitarra qui e' continuo, totale, ossessionante. In alcune parti
mi ricorda veramente le band progressive, e se penso che il materiale
risale alla prima meta' degli anni '80 quando ancora non si parlava
di prog metal e i Dream Theater erano ancora li' da venire, mi chiedo
chi veramente fosse precursore e chi semplicemente e' diventato famoso.
Pezzi come "Wicked Bitch" (quasi 8 minuti!) fanno paura dalla quantita'
di spunti che ci son dentro. Questo pezzo in particolare e' tutto
un cambio di tempo e ha delle parti di basso spettacolari e allo stesso
tempo grezzissime. Una vera figata sentire musica cosi' complicata e
realizzata in maniera cosi' spartana, veramente con quattro soldi in
croce.
Segnalare pezzi belli in questo disco e' impresa ardua perche' sono
tutti di elevata qualita' e a ogni ascolto rivelano nuove sorprese. E la
goduria non finisce neppure con la sesta e ultima canzone del materiale
originario di "Free The Beast", perche' in aggiunta ci sono altri 6 pezzi
presi da sessioni in studio o casalinghe che vanno dall'81 all'87.
Di questi pezzi segnalo la notevolissima "Metal's No Sin" (9 minuti
e mezzo!!), la potente "Burning Rock", e le strumentali "E Pluribus Unum"
e "Mass Confusion". In particolare queste ultime due sono veramente
spettacolari, soprattutto "E Pluribus Unum" che e' una galoppata
terrificante in cui chitarra e basso si rincorrono e si superano,
e il povero batterista cerca di essere all'altezza di quei due pazzi
furiosi, riuscendoci solo in parte.
Da notare che "Mass Confusion" era la base sperimentale di quella che
divenne poi la canzone "Winter Kill".
Insomma: registrazione rozza ma piacevolissima (salvo "Mass Confusion"
che venne registrata a casa di un vecchio batterista della band ed e'
veramente cantinosa) per dei pezzi cervellotici da ascoltare piu' con
la testa che per fare headbanging. Una band troppo avanti sui tempi,
che ora si e' rimessa assieme (purtroppo senza Stewart) a tanti anni
di distanza... vedremo che riusciranno a fare in pieno 21mo secolo.
Un disco da avere!
(Mork - Agosto 2002)
Voto: 8.5
Contatti:
Sito Slauter Xstroyes: http://www.slauterxstroyes.com/
Sito Monster Records: http://www.monsterrecords.com/