S&L
Time Machine

Etichetta: Musea
Anno: 2003
Durata: 47 min
Genere: prog metal


"Time Machine" è il secondo album prodotto dai due musicisti partenopei Lino Esposito (chitarre) e Salvio Schiano (tastiere). Il primo è intitolato "Eternal", e risale al 1999. Gli S&L sono un duo assolutamente paritario, in cui i due rivestono ambedue un ruolo da protagonisti , accompagnandosi a un pugno di validi strumentisti: Mariano Barba (batteria), Corrado Malignano (basso), Alessandro Anzalone (basso) e Marco Basile (voce, e che voce: sentitevi la bella "My Friend My Enemy", tra hard rock, prog metal e AOR). Praticamente si tratta di un "two-men project" (se mi si passa l'espressione). Dopo diversi anni passati soprattutto ad accumulare esperienza musicale come turnisti, i due hanno deciso di darsi da fare per esprimere le proprie personali idee in un progetto autonomo sotto l'egida della prestigiosa label francese Musea. Quindi, tra una tourneè e l'altra, iniziano a comporre "Eternal".
L'intento dei due musicisti è quello, secondo le parole dello stesso Lino, "di fare musica senza compromessi". In effetti se c'è qualcosa che traspare immediatamente dall'ascolto dell'album, è un appassionato amore per la musica suonata per il piacere di suonare. Si tratta di un prog metal strumentale (o quasi: tre brani soltanto sono cantati, ma la vera anima del tutto è più votata al virtuosismo che alla forma-canzone) piuttosto accessibile, con una propensione melodica molto evidente, che evita comunque il rischio di banalità o piattezza. Ci sono delle soluzioni melodiche interessanti, e gli arrangiamenti si mantengono per lo più su livelli di media complessità. Le ritmiche sono abbastanza lineari, preferendo per lo più un confortevole 4/4. Le coordinate classiche del genere ci sono tutte.
Non che manchino le sorprese, però. Un discorso a parte, secondo me, va fatto per gli ultimi tre brani, decisamente più fantasiosi e ricercati, che escono dalle coordinate consuete e si avventurano in territori più fusion-oriented, ma in generale più ispirate. La mia preferita del lotto è senz'altro la suite (?) in due parti "A Different Man". Sul piano strumentale, ho trovato il lavoro di Lino diligente ma tutto sommato mediamente abbastanza ordinario; quello del compare Salvio è secondo me più incisivo e interessante, nonostante sappia rimanere spesso in seconda linea con discrezione. Sia gli accompagnamenti che gli assoli di tastiera hanno reminiscenze molteplici (esagero: mi sembra di sentire perfino un "profumo" di Van Halen...), tra cui lui stesso cita Toto, Kevin Moore e Europe, e sono davvero piacevoli, pur non rilucendo invero di grande originalità.
In sintesi, devo dire che si tratta di un lavoro onesto e apprezzabile. In tutta onestà, sono rimasto un po' deluso ai primi ascolti: mi è sembrato troppo semplice... L'ho apprezzato solo in seguito, soprattutto per la maestria nel maneggiare gli arrangiamenti (spesso tutt'altro che semplici) per metterli al servizio della melodia e della confidenza con gli strumenti. Per intenderci, l'avanguardia non passa di qua, e un certo vizio di eccessiva linearità può affacciarsi in alcuni punti, se siete quel tipo di prog-fan che non osano mettere l'orecchio su niente che non cambi tempo ogni trevirgolasettesecondi-sincope-tempodispari-shredduro. Qui è questione di ciò che ognuno chiede ad un disco prog e ad un disco metal. Bilanciate voi i due termini e fate la vostra ricetta. Qui a parer mio c'è qualità e passione, e se devo essere ulteriormente sintetico, dirò: questi due sanno suonare. Tutto qui.
(SchemTov - Luglio 2006)

Voto: 7.5