SKYFORGER
Latvian Riflemen
Etichetta: Mascot Records
Anno: 2000
Durata: 51 min
Genere: pagan black metal
Subito dopo la pubblicazione di "Kauja Pie Saules" (1998 - vedi recensione) gli Skyforger si dedicarono ad un'estenuante serie di concerti. Tra le esibizioni di maggior rilievo vanno ricordate quelle al Baltic Thunder Tour ed al Death Comes Festival di Vilnius, capitale della Lituania.
Al tempo stesso, il quartetto ricominciò a comporre. L'interesse degli artisti si spostò dal medioevo alla storia più recente. Peter e soci si interessarono particolarmente al ruolo della Lettonia nella prima guerra mondiale.
Durante le registrazioni del nuovo album, il batterista Imant lasciò la band. Al suo posto arrivò Edgar "Mazais", forte della precedente esperienza con gli Heresiarh.
Il secondo full-length degli Skyforger, pubblicato nel 2000, si intitolò "Latvian Riflemen".
La formazione consiste in Peter (voce e chitarra), Edgar "Zirgs" (basso), Rihard (chitarra) e Edgar "Mazais" (batteria).
Si parte subito con la title-track, giusto il tempo di una breve introduzione. Si tratta di una canzone popolare. Non ci sono doppie voci né tante coloriture. La musica è accompagnata solo da passi di marcia e distanti conflagrazioni. Quando "Latvian Riflemen" parte sul serio si notano subito molte differenze rispetto al precedente "Kauja Pie Saules". Innanzitutto lo stile vocale di Peter: non c'è più l'urlo black ma la sua voce, pulita questa volta, è assestata su uno screaming decisamente più grave. L'influenza black sembra lasciata (parzialmente) alle spalle anche nel riffing. Le chitarre, dai suoni sì taglienti ma anche pieni, creano figure melodiche molto immediate. Nel caso di questa canzone, è difficile indicare quale stile sia il più influente. La sezione ritmica è impeccabile come al solito.
Il tema suonato dal flauto all'inizio di "Battle Of Plakani, Battle Of Veisi" riporta alla mente i lavori precedenti degli Skyforger. Non si tratta di una canzone velocissima. In compenso è pregna di sensazioni epiche. Il cantato, rozzo ed immediato, è efficace nel portare alla mente quel clima "militaresco" che il quartetto vuole ricreare. Anche la ritmica è contraddistinta sovente da cadenze marziali. Buono il lavoro delle due chitarre. Zirgs raddoppia il canto nel ritornello e presta le sue vocals ad una strofa.
"The March Of 1916" era stata composta già all'epoca di "Kauja Pie Saules". Questo spiega il fatto che questa traccia suoni così black! Certo, il titolo è stato adattato alla tematica che fa da sfondo a "Latvian Riflemen", così come lo stile vocale. Questa è però una canzone che fa da tramite tra il passato ed il presente degli Skyforger. Introdotta da una malinconica marcia di fisarmonica e tuba, "The March Of 1916" è un violentissimo attacco sferrato alle orecchie dell'incauto ascoltatore. Non si tratta della miglior prova del gruppo ma la potenza di esecuzione è indiscutibile. L'ottima qualità di registrazione dell'album fa tutto il resto.
In "Death Island" si fanno risentire le melodie medievaleggianti. Questo brano è molto dinamico e melodico. L'arrangiamento è ben stratificato, di scuola heavy metal. Peter e Zirgs intonano una melodia popolare. Il risultato è relativamente originale ma di sicuro effetto. Inoltre la lingua lettone ha un suono tutto particolare, così "estraneo", che rende il tutto molto affascinante.
Come ho avuto modo di scrivere nella recensione di "Kauja Pie Saules", i titoli da me riportati sono in inglese anche se sull'album sono scritti in lettone. Questa scelta è motivata dal fatto che gli stessi Skyforger mi hanno inviato le liste delle tracce con i titoli in inglese. Considerata l'importanza del concept, probabilmente gli artisti hanno voluto che il significato delle varie canzoni fosse comprensibile a tutti. Per i più curiosi, comunque, è possibile trovare i titoli in lettone nel sito della band.
"Six Days Of Madness" continua a riproporre quelle melodie epiche che così grande importanza hanno nel nuovo suono degli Skyforger. Meno potente della precedente nella sua prima parte, "Six Days Of Madness" mette in mostra il lato più melodico dei lettoni. Se si escludono, naturalmente, le grintose grida di Peter. Grida che, a metà brano, si rifanno digrignate come nei tempi passati. Guarda caso, proprio in quel momento la traccia si è assestata su un incedere strisciante di riff dissonanti. Questo rallentamento precede l'assalto in blast-beat, violentissimo, arricchito da effetti sonori di spari e sibili di pallottole. Tutto ciò viene interrotto da una bella melodia popolare suonata dalle chitarre. Grinta, potenza, talento!
Ed ora, sorpresa! Ecco che l'heavy metal, da semplice influenza, sale in cattedra! "Colonel Briedis", se non fosse per il suono delle chitarre, sarebbe una canzone power nel vero senso della parola! Peter sembra una versione rauca del cantante dei Grave Digger!
L'arrangiamento è veramente buono e, anche in questo caso, il gruppo riesce a metterci del suo con le solite melodie tradizionali. Certo, l'heavy metal mescolato ad una musica così estrema potrebbe ricordare il death melodico svedese. E' chiaro però, dopo una serie di ascolti, che gli Skyforger guardano più indietro nel tempo. Una prova particolare, inaspettata.
"In The Tirelis Swamp" è una traccia molto semplice, basata su un riff minimale. L'incedere è oscuro e pesante, una sorta di doom non eccessivamente lento.
Il black ritorna a far capolino in "Be Like A Man": un black piegato alle necessità artistiche del gruppo lettone. La prima parte è arrembante, diretta. La seconda sezione, più lenta, è caratterizzata da due assoli di chitarra dei quali il primo è suonato dall'ospite Martiņš Pētersons (degli Hell Patrol). Il gruppo stesso afferma che Martiņš ha contribuito in maniera evidente alla composizione. Un brano piacevole, senza infamia e senza lode.
"In Life Darkest Hour" è la canzone che conclude il CD nella sua edizione ufficiale. In essa gli Skyforger hanno voluto riassumere tutto ciò che è stato espresso in "Latvian Riflemen". Il ritmo non è velocissimo ma il suono è terribilmente potente ed energico. Le chitarre suonano riff molto melodici, dalle forti inflessioni popolari. Black, death e heavy metal sono mescolati assieme in maniera ottimale. Tra i tre generi, il death (anche se da intendersi nella sua accezione melodica) è più in evidenza. Una buona prova di cuore: non la migliore del CD ma comunque apprezzabile.
"Brother Rides To The War" potrebbe essere considerata una bonus track. Originariamente questa canzone avrebbe dovuto far parte di "Latvian Riflemen" ma è stata esclusa perché la lunghezza del CD non fosse eccessiva. In seguito gli Skyforger si sono pentiti di questa decisione, tanto che la composizione è stata inclusa nell'edizione di "Latvian Riflemen" in musicassetta, uscita solo in Lettonia. Gli artisti l'hanno inserita anche nel CD-R promozionale che è stato inviato a Shapeless. La fisarmonica è suonata da una certa Eva Goškina mentre l'ospite Kārlis (Sanctimony) suona i timpani. "Brother Rides To War" è una vera canzone popolare, arrangiata secondo l'ottica ed il gusto del gruppo. Peter e Zirgs cantano all'unisono in maniera semplice e schietta. Piacevole all'ascolto.
"Latvian Riflemen" è senz'altro un buon disco, molto diverso dal suo predecessore. Lo stile degli Skyforger si è fatto ancora più personale. Credo però che la votazione finale di quest'album non debba superare quella di "Kauja Pie Saules". Sarebbe un ingiustizia verso l'album del 1998 che, seppur meno personale, è ricco di canzoni veramente belle. I due lavori sono qualitativamente pari.
(Hellvis - Gennaio 2005)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail: hopkins@skyforger.lv
Sito internet: http://www.skyforger.lv/