SKYFORGER
Kauja Pie Saules

Etichetta: Mascot Records
Anno: 1998
Durata: 40 min
Genere: folk black metal


Delle origini degli Skyforger ho già scritto nella recensione del demo "Semigall's Warchant" (il lettore è invitato alla sua lettura). Proprio questo demo ha permesso alla band lettone di firmare un contratto con l'etichetta olandese Mascot Records.
"Kauja Pie Saules" (1998), la Battaglia di Saule, è l'album d'esordio del quartetto formato da Peter (voce e chitarra), Edgar "Zirgs" (basso), Rihard (chitarra) e Imant (batteria). La copia promozionale in mio possesso è un semplice CD-R senza copertina. La band ha scritto i titoli delle canzoni nella loro traduzione inglese. In realtà, titoli e testi sono in lettone.
"Neighed The Battlehorses" è tratta da una canzone popolare alla quale gli artisti hanno adattato un testo tutto nuovo. Sembra di tornare indietro nel tempo. La melodia è intonata dai quattro musicisti in coro. Come accompagnamento, solo una chitarra e lievi percussioni.
Con "The Battle Of Saule" gli Skyforger dimostrano di aver compiuto un deciso passo in avanti dal punto di vista stilistico. Inoltre, ma questo era prevedibile, la produzione è decisamente più convincente e dinamica rispetto a quella piatta del demo "Semigall's Warchant". Il modello del black metal norvegese è sempre presente ma viene riproposto in una chiave decisamente più personale. Il suono delle chitarre è pieno, meno "zanzaroso" rispetto a quello del demo. Credo in tutta sincerità che le nuove sonorità si adattino meglio agli inserti folk. Questo è comunque un discorso generale, in quanto in "The Battle Of Saule" l'elemento folk è abbastanza marginale. Il riffing è aperto ad una maggiore influenza death/thrash metal. Questa canzone, che dà il titolo all'album, è coinvolgente: infiamma gli spiriti guerrieri!
La prima parte di "The Ancient Oak" è diretta, legata alla tradizione del black metal. Il riffing è semplice; le successioni armoniche fredde ed inquietanti. Una melodia popolare occupa la metà del brano: introdotta da un basso, è sostenuta dal suono di un flauto prima e dalla chitarra dopo. Gli amanti del viking potrebbero trovare suggestiva tale melodia. La traccia si conclude su un canto a due voci di Rihards e Zigs.
"Viestard's Fight At Mežotne" è caratterizzata da una strana sensazione di malinconia. Il testo tratta delle tradizionali imprese dei Semigalli, antica tribù baltico/lettone. E' facile immaginare battaglie sanguinose dal destino già segnato, dove una tribù barbara combatte fieramente pur sapendo che verrà sterminata da un nemico più forte. Le successioni armoniche comunicano fierezza e grinta. Gli immancabili strumenti popolari creano atmosfere molto particolari. Da notare, verso la fine, un'evidente strizzatina d'occhio al thrash.
Sul sottofondo di un ruscello che scorre, si sente un canto lontano. E' l'introduzione di "Kurshi". Il riff sanguigno della chitarra cancella in un momento l'atmosfera amena. Questa canzone è forte di una melodia epica e di una potenza di esecuzione non indifferente. Senza alcun dubbio, si tratta di uno dei punti più alti di tutto "Kauja Pie Saules". Tra le tante influenze, si fa luce con prepotenza quella del metal classico. A poco a poco, gli Skyforger stanno raggiungendo una discreta libertà nel songwriting. Non si sentono più obbligati a seguire un genere. Stanno incominciando a comporre secondo la loro più libera ispirazione.
"Forger Forged Up In The Sky" mette nuovamente in evidenza i tratti folk del gruppo lettone: all'inizio la melodia è suonata da una cornamusa e da un vargan (una specie di scacciapensieri). Peccato che lo stacco tra l'introduzione ed il corpo della canzone sia molto netta: troppo folk la prima, troppo estremo il secondo. A parte questo, "Forger Forged Up In The Sky" è un mid-tempo abbastanza tradizionale, suonato con buona grinta e reso aspro dalle solite vocals sgraziate di Jakk.
"Why The Horns Of War Are Blown" è un brano popolare nel quale il quartetto canta a cappella, accompagnato da un tamburo. Un flauto d'argilla colorisce il tutto con la sua melodia. In sottofondo si sente il crepitio di un fuoco ed il cinguettio degli uccelli. In realtà si dovrebbe parlare di neo-folk visto che la melodia è stata composta dagli Skyforger seguendo rigorosamente lo stile dei canti della loro terra.
Alla fierezza degli accordi è contrapposto nuovamente il delicato suono del flauto: questa è "Battle At Garoza Forest". Questa composizione mescola al meglio l'incedere epico all'anima black che ancora permea la musica pagana degli Skyforger. E' il preludio al gran finale rappresentato da "The Sacred Firecross", nel quale il quartetto lettone si esibisce in un'ottima prova di compattezza esecutiva ed intelligenza compositiva. La melodia oscura spinge questa traccia verso i lidi del death metal melodico. Il germe del black è comunque presente: non si spiegherebbero altrimenti le atmosfere opprimenti ed indisponenti. Si senta ad esempio il break centrale con gli accordi malvagi della chitarra: impressionante. Alla successiva sfuriata, ecco ripartire la melodia. Nota di merito per l'arrangiamento, lontano anni luce dalla banalità di "Semigall's Warchant". Canzone e album si concludono su un'antica melodia suonata dalle chitarre.
"Kauja Pie Saules" è una decisa prova di forza degli Skyforger. Se il demo "Semigall's Warchant" non aveva impressionato, questo album ha messo a tacere chiunque li avesse liquidati troppo in fretta. E' quindi consigliato a tutti gli amanti della musica pagana o del black dagli inserti folk.
Due anni dopo sarà la volta di "Latvian Riflemen", nel quale gli Skyforger sposteranno la loro attenzione sulla storia lettone moderna. Di questo ne scriverò nell'apposita recensione.
(Hellvis - Gennaio 2005)

Voto: 7.5


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