SKYCLAD
Wayward Sons Of Mother Earth
Etichetta: Noise
Anno: 1991
Durata: 46 min
Genere: Folk / Thrash Metal
C'era una volta, nella Terra d'Albione, una band di quattro ragazzi dediti ad un rozzo thrash metal non molto ortodosso. Si chiamavano Sabbat, e i loro maggiori punti di forza erano il riffing di Andy Sneap e soprattutto la stranissima voce e l'ancor più insolito modo di cantare del folletto Martin Walkyer. Il fato volle che dopo due ottimi album ("Hystory Of A Time To Come" e "Dreamweaver"), il folletto Walkyer abbandonasse la causa, lasciando Andy Sneap alle prese con un ultimo, imbarazzante disco dal titolo "Mourning Has Broken". Dopo un album così mediocre, i Sabbat si sciolsero, ed è di un paio di anni fa la notizia della loro rinascita e di un loro mini-tour nei locali londinesi, con il monicker Return To The Sabbat. La formazione include Martin Walkyer ma non Andy Sneap, che, dopo la morte dei Sabbat, si era messo a fare il produttore (Nevermore ed Exodus, per esempio), mentre Martin aveva fondato un'altra band, per l'appunto gli Skyclad! Lo raggiunsero il chitarrista Steve Ramsey e il bassista Graeme English, che al tempo militavano nei Pariah, gruppo nato dalle ceneri dei mitici Satan e dei Blind Fury.
Dopo aver trovato un batterista (per la cronaca, Keith Baxter) "Wayward Sons Of Mother Earth" fu la logica conseguenza dell'attività della nuova band. Ossia un album duro, massiccio, ma non veloce come i dischi dei Sabbat, che racchiude in sé l'attitudine thrashy dei primi Metallica e le puntate folk di gente come Jethro Tull (dalla cui influenza nemmeno i Maiden sono immuni).
Direte voi, ma che cosa hanno di tanto strano questi Skyclad? Semplice: avete mai sentito un gruppo metal dove un violino suoni un riff thrash? No, ditemi, cazzo, perché se esiste passatemelo! E' proprio così che parte "The Sky Beneath My Feet", dopo delle armonizzazioni cantilenose esplode il violino in un riff che più thrash non si può! E' un attimo, infatti lo stesso riffone viene poi ripreso dalle chitarre, ed è allora che iniziano le danze. Il brano in sé è abbastanza veloce, ma non caotico. I riff sanno molto di primi Metallica, come ho già detto, ma più dei Four Horsemen gli Skyclad hanno il gusto dell'insolito e dei cambi di tempo. Grande l'assolo di Ramsey su tempo dispari.
"Trance Dance" inizia con una batteria tipo i primi Coroner, mid-tempo con una potente doppia cassa, che introduce una chitarra in flanger, che a sua volta lancia la stupenda linea vocale di Martin. Capite? Gli Skyclad sono maestri nel fondere e nell'amalgamare anche le cose più improbabili! Su questo pezzo possiamo sentire un ritornello vero e proprio, cosa non certo usuale negli Skyclad. Ma poi, quando pensiamo che, sì, questo sembra un brano normale, ecco che arriva uno stacco basso/batteria con un sussurrato di Martin e con le chitarre che intervengono a tratti.
"A Minute Piece" è proprio "un pezzo da un minuto" con la chitarra in arpeggio.
Il bello viene adesso, signori! Preparatevi a stupirvi con "The Widdershins Jig", un intro col basso a cui si aggiunge una batteria cadenzata; ma ecco apparire inaspettato come una foto di Selen vestita un semplicissimo flauto che suona una danza medievale! E come se non bastasse, la stessa danza viene ripresa dal violino e dalla chitarra, creando un bellissimo effetto. Il violino (che è suonato da Fritha Jenkins) continua a essere presente in altre parti di questo bellissimo brano, precisamente in quello che, forzando un po', potrei definire ritornello (ma è senz'altro riduttivo).
Ora gli Skyclad decidono di concederci una pausa, ed infatti arrivano due brani abbastanza normali, ossia "Our Dying Island" e "The Cradle Will Fall". Entrambi son brani veloci, i più thrash del CD, il primo dei quali dotato di appropriati coretti stile Bay Area, mentre il secondo di bellissimi assoli di un Ramsey davvero ispirato (peccato per il bel solo finale, che è in fade-out).
Beh, ragazzi, la pausa è finita, infatti ritornano le stranezze folkeggianti su "Skyclad", un bel pezzo cadenzato con cori rabbiosi e una parte finale con un'inattesa chitarra acustica. Questa fine si ricollega con l'inizio del brano successivo, "Moongleam And Meadowsweet", che infatti inizia con un arpeggio acustico con voce in sottofondo. Verso i 3 minuti e mezzo arrivano le chitarre e il pezzo evolve verso un tempo lento. Da segnalare l'ennesimo bell'assolo di Steve Ramsey (i Pariah si saranno mangiati i cojones a sentire quest'album!!!), e una chiusura con l'arpeggio iniziale.
Ma si vede che gli Skyclad non ci volevano congedare tranquilli, infatti l'ultimo brano del disco, "Terminus", inizia con una batteria cadenzata su di un coro che ripete "Terminus" come se fosse il dio di una oscura e dimenticata religione primigenia (mentre, leggendo il testo, si capisce che "Terminus" si riferisce al termine del mondo). Poi parte improvvisamente il brano, tanto che le prime volte mi veniva sempre un colpo! Anche qui c'è un pezzo basso/batteria abbastanza inconsueto, e poi il brano (e il disco) si chiudono con il salmodiare dell'inizio.
Una nota di merito va sicuramente ai testi, tutti ad opera di Martin Walkyer. Le sue liriche denotano un'intelligenza rara, e hanno la caratteristice di essere molto lunghe e di trattare gli argomenti sempre sotto forma di metafora. Ma, soprattutto, le liriche di Martin non sono mai banali, e sono legate da un sostrato di naturalismo, di amore verso la natura selvaggia, come si intuisce già dal titolo, letteralmente "Figli ribelli di Madre Natura".
"The Sky Beneath My Feet" è un'esortazione a sognare, a non farsi intrappolare dalla banalità quotidiana, "Trance-Dance" è la consapevolezza del grosso errore compiuto dall'uomo quando si è incoronato "re del mondo", calpestando la natura ("Man is just a part of nature - not the other way around"). "The Widdershins Jig" è una storia che vede protagonisti "A Wise Man's Son" e "Wednesdy's Child", e il succo del racconto è questo: "As you are free to live your own life so I am free to live mine". "Our Dying Island" ha un testo imperniato sul falso progresso, che ci procura sì comodità, ma col prezzo di distruggere, giorno per giorno, un pezzo del nostro stesso pianeta.
Su "Cradle Will Fall" si parla sempre di progresso scientifico, ma di un progresso ottenuto in cambio della nostra libertà ("I hope I never live to see the 'perfect' world you crave, where ambition is the burden we shall carry to our graves. We think that we are so superior - for in God's image we were made, all other life we deem inferior - there to exploit, kill or enslave"). "Skyclad" è una dura invettiva contro la bassezza e la corruzione del mondo moderno paragonato al Medioevo, un'età che noi, con molta faccia da culo, osiamo definire "buia" (bell'età di merda, invece, la nostra!). "Moongleam And Meadowsweet" è una dichiarazione d'amore all'Inghilterra, raffigurata metaforicamente come una bellissima dama, e la conclusiva "Terminus" è la raffigurazione di una probabile e catastrofica fine del mondo.
Ho lasciato volutamente da parte il breve testo dell'intermezzo "Intro: Pagan Man", perché non ha bisogno di commenti: "I am the Pagan Man - I speak for all my kind, when I criticise your point of view - your hollow state of mind. You say that I'm an animal - well this at least is true, I'm a thinking breathing human being - what the hell are you?".
I suoni dell'album sono perfetti, grezzi senza esagerare; molto anni '80, come già detto mi ricordano i Metallica dei primi 3 album. La confezione del CD è stupenda, a partire dalla copertina che raffigura uno stemma dal sapore medievale. Come medievale è anche il booklet, con le foto dei 4 conciati come se si fosse nel 1200! Ahahah, che pazzi!
Consiglio vivamente l'acquisto di "Wayward Sons Of Mother Earth" a tutti, secondo me è in possesso delle qualità giuste per piacere anche ai puristi. E in caso contrario pazienza, non sanno che disco si perdono!
(Randolph Carter - Settembre 2003)
Voto: 10
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Sito internet: http://www.skyclad.co.uk/