SKYCLAD
The Answer Machine?
Etichetta: Massacre
Anno: 1997
Durata: 53 min
Genere: Folk Metal
Ottavo album in studio per gli inglesi Skyclad (a cui vanno aggiunti due EP), sempre guidati dall'inossidabile folletto Martin Walkyer, accompagnato più che degnamente dal "signor" chitarrista Steve Ramsey. Questo disco continua in pratica l'esplorazione di territori più propriamente folk inaugurata col suo bel predecessore "Oui AvantGarde A Chance", e si inserisce nell'evoluzione, iniziata sin dal primo album, che ha portato i Clads a sacrificare (sigh... sob...) il thrash degli esordi in favore di una sempre più massiccia dose di tastiere e violini; anzi, in questo album si nota l'utilizzo massiccio di strumenti come flauti, fisarmoniche, banjo, viola ecc. Questo nel tentativo di dare vita ad un ibrido folk metal, anzi più folk che metal, infatti anche in questo CD la componente folk scavalca nettamente quella heavy, come era già successo per il disco che lo aveva preceduto. Che sia un bene o un male, questo dipende dai gusti (Totò diceva: "De gustibus non est sputazzellam"). Ciò non toglie che almeno "Oui AvantGarde A Chance" era un ottimo disco, senz'altro meglio di "Prince Of The Poverty Line" o "Irrational Anthems", dove a furia di voler fare per forza le cose difficili alla fine Martin & compagni erano riusciti solamente a creare brani macchinosi e pallosi (a parte qualche piacevole eccezione).
Invece "The Answer Machine?" non colpisce nel segno come il predecessore, insomma non convince appieno. Dopo i primi ascolti, mi ricordo che quello che mi colpì a livello globale di questo CD fu soprattutto il persistente alone malinconico che permea quasi tutti i brani, così diverso dal feeling solare, e quindi diametralmente opposto, dei pezzi di "Oui AvantGarde A Chance". Infatti è così per l'intro "A Clown Of Thorns", dove all'inizio si intrecciano violini e altri strumenti simili a creare delle melodie molto tristi.
Su "Building A Ruin" ritroviamo i consueti tempi spezzati, caratteristica che i Clads esigono da ogni loro batterista! Bella anche la linea vocale, molto melodica... se ripenso ai folli intrecci vocali di Martin ai tempi dei Sabbat, mi vien da morir dal ridere! Ancora tempi dispari su "Worn Out Sole To Heel", con delle melodie vagamente orientali e delle parti molto rilassate, che fungono quasi da preludio ai pezzi che verranno dopo. Infatti con "Single Phial" inizia la parte del disco più simile a "Oui AvantGarde A Chance", cioè la parte più acustica e folkeggiante. Bello questo brano, molto calmo, con un triste violino nel ritornello. L'inizio di "Helium" sembra addirittura qualcosa dei Police, ma poi anche qui prevalgono le atmosfere rilassate e le chitarre acustiche, come anche su "The Thread Of Evermore", con violini e percussioni orientali. Ritornano le chitarre elettriche su "Eirenarch", che si sveglia un pochino grazie ad un tempo sostenuto; pregevole il duello tra un cantato delicato, sostenuto dal solo violino, e un ritornello più aspro, con le chitarre. Altri pezzi "pesanti" sono "Fainting By Numbers", ancora una volta con tempi dispari e con un ritornello molto orecchiabile, e soprattutto l'ultima "Dead Angels On Ice", che spezza il clima generale di malinconia. Infatti questo pezzo è bello allegro, senza dubbio il più veloce del CD, con delle pennate quasi speed (il buon Steve Ramsey avrà dovuto allenarsi nuovamente, erano anni che non suonava riff del genere, ah ah ah!). Nel primo cantato c'è addirittura un banjo, mentre il ritornello è singolarmente spezzato nel riffing.
Come sempre, i testi di Martin sono molto belli. Tra i più significativi ci sono: "Building A Ruin", che parla di come molte persone non riconoscano il giusto valore alla vita e si distruggano giorno per giorno; "Helium", in pratica un voler essere come l'elio per galleggiare sopra la noia quotidiana ("everyday nothing new, black and white deja-vu"); "Fainting By Numbers", dove tutti siamo dei numeri (consiglio la lettura integrale di questo bellissimo testo); e così via.
Quindi, alla fine si può dire benissimo che "The Answer Machine?" non è un disco neanche lontanamente brutto, ma a forza di propendere verso soluzioni molto rilassate, calme e malinconiche, ne viene fuori che un buon 40% dell'album risulta essere un po' noiosetto, pur essendoci sparse delle belle intuizioni melodiche che contribuiscono a disegnare delle atmosfere molto affascinanti, specialmente grazie all'azione combinata del violino della Biddle con altri strumenti tipici del folklore. In generale si ha l'impressione che i brani centrali del disco si trascinino un po' stancamente, insomma. E' molto figo l'ultimo pezzo, come proprio non se ne sentiva da anni in casa Skyclad. Ma in generale, ripeto, il CD non vale quanto "Oui AvantGarde A Chance", che era invece un disco brillante con pochissimi cali.
(Randolph Carter - Marzo 2004)
Voto: 7
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Sito internet: http://www.skyclad.co.uk/