SKYCLAD
Prince Of The Poverty Line

Etichetta: Noise
Anno: 1994
Durata: 52 min
Genere: Folk Metal


L'avventura di Martin Walkyer (ex Sabbat) e dei suoi Skyclad prosegue con "Prince Of The Poverty Line", quarto album e successore di "Jonah's Ark", che non mi aveva impressionato granché. Stesso destino per questo disco; si potrebbe infatti dire che l'album sia una prosecuzione del precedente con latitanza di idee.
Tuttavia, le prime 4 tracce non sono male, anzi, l'iniziale "Civil War Dance" lascia intuire un discone! Keith Baxter si inventa uno stranissimo pattern di batteria tra tom e rullante (non sia mai che questo batterista faccia una cosa normale!), che viene ripreso spesso nel brano, e viene alternato a dei riff molto potenti con una batteria più normale. Bella anche "Carboard City", sorretta da un riffone evocativo come il cantato di Martin, mentre il ritornello è impreziosito dalle tastiere. A proposito delle keyboards e del violino, bisogna annotare l'avvicendamento della mitica Fritha Jenkins con Catherine Howell. La nuova arrivata si mette subito in mostra su "Sins Of Emission", con il suo violino che letteralmente si contorce all'inizio su di un ritmo saltellante, poi dà una mano a Martin nel cantato e pure nel ritornello. L'ultimo brano figo del disco è la traccia numero 4, "Land Of The Rising Slum", dall'inizio con percussioni tribali su cui si incunea un pianoforte e una batteria dall'incedere claudicante.
Dalla 5 in poi inizia un po' di noia, e si sentono cose vecchie già fatte. Sin da "The One Piece Puzzle", con il suo intro delicato in arpeggio, e quando si unisce la voce sembra qualcosa dei Genesis con Peter Gabriel. Possiamo definire questo brano una simil ballata, data la prevalenza di tempi lenti (meglio, smorti). Ecco cosa manca alla maggior parte dei pezzi di questo CD: una scintilla di imprevedibilità, cosa che aveva contraddistinto i primi lavori dei Clads. Si salvano come sempre gli assoli di Steve Ramsey, chitarrista ex dei Satan, Blind Fury e Pariah. A me questo chitarrista piace troppo, è praticamente sconosciuto, ma secondo me ha un gusto incredibile, sia per i riff che per i soli!
Intanto "A Bellyful Of Emptiness" viene introdotta da una batteria doom, lentissima, che poi si dirige verso uno scontato mid-tempo che segue un'ancora più banale riff. Ma come Steve, ti ho appena elogiato, e tu mi fai 'ste cagate??? Ahahah! Sempre in mid-tempo anche la seguente "A Dog In The Manger", che ha qualche accelerazione. Ritorna ben presente il violino della Howell, che sorregge il cantato e ritornello; intanto Steve si riprende con dei bellissimi assoli.
"Gammadion Seed" ha un inizio stranissimo, con il flanger, ed un cantato molto ritmato sulla batteria. Le ultime 2 tracce, "Womb Of The Worm" e "The Truth Famine", sarebbe stato meglio non inciderle neanche, tanto son noiose e scontate (almeno per i loro standard). Non avrei mai pensato di usare simili aggettivi per gli Skyclad, e invece...
Meno male che i testi sono sempre bellissimi, sarcastici e intelligenti. Bello quello di "Cardboard City", una specie di accusa verso il mondo dorato dei ricchi in contrapposizione con gli stenti della gente povera ("My spray paint epitaph upon the wall it says...", "Here lies the bones of some poor homeless vagrant. He died as he lived, in the shit on the pavement"). "Sins Of Emission" riguarda invece la personale idea di Martin sulla impossibilità di reprimere gli istinti primordiali ("I'm a puppet of lust and my instincts are pulling the strings. No, love's not an angel - it's merely a monkey with wings"). Ma questo non è un giudizio negativo, anzi: "Though we try to deny this primordial drive in us all, we will cease to exist when we no longer heed nature's call".
Di cosa parli "Land Of The Rising Slum" è chiaro fin dal primo verso: "Show me a politician who's a man we can trust". Bellissimo quando dice: "It's hard to even crawl with your back up against the wall. I find it hard to sleep at night, I feel that the worst is yet to come. Social helter-skelter, ride the downward spiral has begun". "Bellyful Of Emptiness" è invece una confessione dello stesso Martin: "I'm twenty six years old - please tell me what have I got. A monopoly on misery - I guess that's my lot. Ten years of eating bullshit leaves it's taste in your mouth. And I think the time has come for me to spit it all out...". Leggetevela tutta!
"Gammadion Seed" tratta del seme della follia che stiamo piantando ogni giorno, e che ci distruggerà ("Men who will feed you to the lions for having different thoughts or skin. And when we realise that we've made a state to last a thousand years, our pleas for help will not be heard, because there's no-one left to..."). Bello anche il testo di "The Truth Famine", ancora una volta dedicato ai politici, quelli di tutto il mondo. Tanto sono tutti uguali: dei bambinoni che si fanno i dispetti mentre giocano con le nostre teste.
Per il resto, la produzione del disco rimane sulla linea di "Jonah's Ark", quindi abbastanza pulita.
In definitiva, non capisco perché molti fan dei Clads additino "Prince Of The Poverty Line" come il loro disco migliore. A mio modesto modo di vedere, questo disco, pur tutto sommato gradevole, è un "Jonah's Ark Part 2" non riuscito completamente. Infatti, torno a ripetere, i primi 4 brani sono veramente fighi, mentre dal quinto in poi si sbadiglia un bel po'. Cazzo, non sarà un caso che nei concerti i Clads suonino 3 dei primi 4 pezzi di quest'album! Non resta altro da fare che avvertirvi: non iniziate ad ascoltare gli Skyclad da questo disco!
(Randolph Carter - Ottobre 2003)

Voto: 7


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Sito internet: http://www.skyclad.co.uk/