SKYCLAD
Oui Avant-Garde A Chance

Etichetta: Massacre
Anno: 1996
Durata: 54 min
Genere: Folk Metal


Il settimo album in studio degli Skyclad doveva essere in realtà un EP acustico di 5 pezzi, ma Martin e soci ricevettero pressioni per pubblicare un album intero dallo stesso boss della Massacre Records, a cui i nuovi pezzi erano piaciuti un casino. Beh, non si può che dargli ragione, visto che questo disco è proprio una figata!
Abbiamo detto che i Clads stavano evolvendo il loro suono verso territori folk, allontanandosi dal thrash degli esordi, ma abbiamo pure visto che gli album della cosiddetta "evoluzione", ossia da "Jonah's Ark" ad "Irrational Anthems", non è che fossero questa gran cosa, ad eccezione di "The Silent Whales Of Lunar Sea", un disco in cui da un lato si osava di più, e dall'altro si recuperava un suono sporco e rozzo (senza esagerare). Invece questo CD rappresenta un'ulteriore sterzata, una sorpresa del tutto inaspettata: come se, rincasando a notte tarda, vedeste il vostro professore di matematica del liceo fermo a contrattare con una prostituta. E la sorpresa consiste nel fatto che la maggior parte dei brani sono pensati e realizzati con i tipici strumenti del folklore, ossia una chitarra classica, il violino e un occasionale flauto (oltre alla batteria e al basso, ovviamente). Quindi, in poche parole, Martin con i suoi Skyclad ha rimescolato per l'ennesima volta le carte in tavola, scrivendo un LP davvero di rara bellezza e poesia.
E non ci vuole molto ad accorgersene, infatti basta far partire il disco che subito il violino di Georgina Biddle ci trasporta nel Medioevo, nel mezzo di una sagra paesana. Il brano in questione è "If I Die Laughing, It'll Be An Act Of God", e presenta già qualche novità, come la chitarra classica sotto il cantato e il ritornello. Tocca sempre a Georgina al suo meraviglioso strumento farci viaggiare, e questa volta la destinazione è l'epoca degli antichi Celti su "Great Blow For A Day Job" (non rovinate la poesia pensando al "blowjob"... ahahahah!). Anche lo sviluppo del brano non si allontana dalle atmosfere celtiche, anzi le chitarre acustiche e il tempo di batteria sostenuto avvicinano questa canzone all'operato dei vecchi Jethro Tull, da cui Martin aveva attinto anche in passato. Stessa fonte di ispirazione anche per "Postcard From Planet Earth", dove addirittura la linea vocale somiglia in modo concreto a quella di Ian Anderson. In questo brano ritornano parzialmente le chitarre elettriche, che non si erano sentite nel pezzo precedente, "Constance Eternal", una simil ballad dove il magico violino della Biddle armonizza sulla chitarra classica.
Le atmosfere create con le percussioni e le tastiere su "Jumping My Shadow" richiamano alla mente le nebbie arcane che solo i favolosi Dead Can Dance erano in grado di creare. C'è un sottile alone di tristezza che permea questa canzone, che la rende stupenda, meravigliosa. La reputo una delle più belle e intense del disco, forse la più bella.
Con il brano successivo, "Bomb Jour!", introdotto da una batteria come sempre strana, ritorna un po' la struttura sghemba di alcuni brani di "Irrational Anthems", e la lentezza del pezzo, tipica di quel disco, lo rende l'unico episodio mal riuscito di questo album. La seguente "History Lessens (The Final Examination)" non è altro che la ripresa di un brano del disco precedente ("History Lessens"), senza dubbio uno dei migliori, con lo stesso testo ma con l'intelaiatura completamente stravolta, resa estremamente più folk. Ci sono nel brano vari stacchi per basso/batteria, dove Graeme English e Paul A.T. Kinson trovano il modo di divertirsi e di dimostrare, soprattutto il primo, la loro bravura.
Due parole sul batterista: in questo disco in pratica ce ne sono due, uno è il session di "Irrational Anthems", Paul Smith, e l'altro è appunto tale Paul A.T. Kinson, che entrerà stabilmente in formazione a metà del 1996. Entrambi suonano una metà del CD a testa.
Proseguendo, arriva la particolarissima "Come On Eileen", una cover dei Dexy's Midnight Runners (mai sentiti!), in cui il violino sembra uscito da qualche brano di Fabrizio De Andrè, e dove nelle linee vocali e soprattutto nel ritornello sembra di sentire i Clash!!! Fantastico!!! E dopo questo pezzo strano, arriva l'altra cover, ossia "Master Race" dei New Model Army , dove un riff heavy rabbioso duella con la chitarra classica e il violino. Non conoscendo la versione originale, non vi so dire quanto questa sia "skyclizzata". Segue poi la strumentale "Bombed Out", dove le tastiere, il flauto e il violino ci riportano magicamente in una notte dell'Alto Medioevo, anche se solo per 4 minuti! L'ultima traccia del disco è un remix di "Penny Dreadful", uno dei brani migliori del disco precedente. Sarà pure remixata, ma io non ci vedo nessuna differenza... bah!
Grandiosi i testi, non c'è bisogno di dirlo: "If I Die Laughing, It'll Be An Act Of God" è canzonatoria già dal titolo ("Life's one big disaster, I hear the sound of laughter coming from the hereafter, we're stooges for Jehova, he loves to knock us over - so if I die laughing it'll be an act of God!"). Toccanti le liriche di "Constance Eternal", in memoria di Constance Holmes 1903-1996 (non so dirvi se sia la madre di Martin Walkyer).
Fighissimo il testo di "Postcard From Planet Earth", che è in pratica una lunga cartolina scritta da un ipotetico viaggiatore interstellare ad un amico ("Sorry it has been so long since you received my last transmission, meanwhile I've studied them - learned about their strange condition. Now I think I understand why they live in such confusion, sadly they'll never change - I have come to this conclusion... Planet Earth is great to visit - It's great to visit, but you wouldn't want to live there. Now with hindsight I admit I don't admire the humans' lot, frail bodies - fragile, ill equipped, their lives are hard, but they are not").
Corrosivo quello di "Bomb Jour!", contro gli esperimenti nucleari condotti dai francesi nelle Isole Mururoa ("You said it's quite harmless - well I beg your pardon, why didn't you try it in your own back garden?").
Perciò, alla fine vi dico che:
1- questo è il miglior disco dai bei tempi dei primi due;
2- magari potrebbe non piacere subito, perché uno si aspetta metaaaaal a volontà e invece si trova di fronte a brani molto addentro al folk, molto tranquilli e divertenti.
Io lo reputo veramente un gran disco, e lo ascolto sempre ben volentieri.
(Randolph Carter - Novembre 2003)

Voto: 8.5


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Sito internet: http://www.skyclad.co.uk/