SKYCLAD
Irrational Anthems

Etichetta: Massacre
Anno: 1996
Durata: 52 min
Genere: Folk Metal


"Inni Irrazionali", così si chiama il sesto album degli inglesi Skyclad, band guidata dal folletto Martin Walkyer, che prosegue l'immersione nei mari del folk iniziata già con il loro terzo disco, "Jonah's Ark". La maturazione della strada intrapresa inizia a dare i suoi frutti proprio con questo lavoro, che aggiusta, lima, smussa e pulisce il tiro del suo predecessore, "The Silent Whales Of Lunar Sea". Volutamente non ho usato il verbo "migliorare", perché, almeno per me, gli Skyclad si persero già dopo i primi due dischi, fenomenali connubi di thrash ottantiano e trame folk appena accennate. Con i dischi che seguirono non si fece altro che aumentare la dose di violino e di tastiere, ammorbidendo il suono, rallentando la velocità e progressivizzando la struttura dei brani.
In poche parole: gli Skyclad persero in naturalezza, venne loro meno la capacità di amalgamare stili così diversi riuscendo sempre a sbalordire.
Ecco, a proposito di questo disco, invece di "sbalordire" direi "sbadigliare". Perché "Irrational Anthems" non è che sia brutto, questo no, però che santa pazienza che ci vuole per reggerlo tutto quanto! E dire che si inizia anche piuttosto bene con "Inequality Street", dove subito spadroneggia il violino di Georgina Biddle. Qualche riff rimembra i tempi di "Jonah's Ark", altro disco (guarda caso) abbastanza pallosetto. Orecchiabilissimo il ritornello, forse il più lineare mai composto dai Clads, mentre dopo il refrain c'è spazio per un solo di violino, che ne precede uno di chitarra. Steve Ramsey si conferma grande chitarrista, dal gusto sopraffino. C'è anche da dire come in questo disco il buon Steve ritorni solo soletto ad occuparsi delle chitarre: infatti Dave Pugh non è più della partita.
Si continua con la ritmata "The Wrong Song", con una bella linea vocale, mentre la seguente "Snake Charming" gode di un inizo bello scomposto e di un tempo di batteria figo. A proposito del batterista, il fondatore Keith Baxter purtroppo lascia vacante il sellino dietro le pelli e, non avendo trovato un rimpiazzo, i Clads si avvalgono momentaneamente della collaborazione con Paul Smith, rinomato session-drummer inglese. Sempre in questo pezzo, belle le chitarre che fanno cose diverse, e nel ritornello c'è pure la voce di Georgina accanto a quella di Martin. Suggestiva la parte atmosferica centrale, molto arabeggiante.
Piuttosto allegra e vivace "Penny Dreadful", dove il violino divaga alla grande. Altro tempo di batteria figo su "My Mother In Darkness", ma c'è solo quello, il pezzo infatti fa due palle, insieme alle altre che già abbiamo. L'episodio strumentale di "The Spiral Staircase" sembra qualcosa degli Ozric Tentacles, con i suoi effetti di violino e di tastiera vagamente prog.
L'altra strumentale è "Sable Dance", che inizia con una batteria hardcore (!) e prosegue più o meno in questa scia, con le chitarre che macinano riff a volte heavy, a volte un po' più strani. Immancabili il violino e il flauto, che donano al pezzo, che era partito come una punk song, delle atmosfere che ancora non avevo sentito nel punk, eh eh eh!
Altro brano palloso è la seguente "I Dubious", introdotta da un triste pianoforte, che poi si materializza in un pezzo dai tempi e dalla struttura molto sghemba. La batteria ritorna figa su "History Lessens", certo uno dei brani migliori del disco, con la chitarra e il violino che colpiscono all'unisono. Se non altro, questa canzone è un po' più sveglia delle altre! L'album finisce con "Quantity Time", brano lento senza batteria, con duetti violino/chitarra e con assolo alla David Gilmour dei Pink Floyd.
I testi sono sempre troppo fighi, e almeno questa è una costante di album in album. Per esempio, "Inequality Street" è una metafora del "a chi troppo, a chi niente" resa con paragoni alimentari ("Life's really a chocolate box - some do without - others have plenty"), oppure "Charming The Snake" è una dedica a tutte quelle persone che si rivelano dei gran bastardi ("But the serpent and worms are his real kith and kin, reptilian hiding inside human skin. He's welcome as Death at your wedding reception, defying rejection - uninvited guest").
Memorabile un'altra dedica, si capisce benissimo a chi: "If we'd played this riff more punk, than may be we'd have had a million seller. But this piper's tune is not for sale, (I'm glad to say I'm not that kind of fella). D.J.s, V.J.s, pimps and trollops, never mind music - this is bollocks". Da ridere il testo di "The Sinful Ensemble" ("Ever wondered where the evil dead go? There's a little place called "Nightmare scenario". Bonaparte's on brandy - he swills it down his throat, Hitler sips a Pilsher while he tells a racist joke. Mussolini leers at Maggie serving at the bar, Stalin's out the back trying to sell a dodgy motor car").
Bello anche quello di "No Deposit, No Return", che è in pratica una raccomandazione della nonna allo stesso Martin: "She said to me "Martin, whatever you'll be, there's no such thing as a meal thats for free. If there's just one lesson the young ought to learn, it's pay no deposit and get no return"". Bellissimo quello di "History Lessens" ("What did we learn in history lessons? How to sit quiet at the back of a class with so many things open to questions, it's too late to cry - there's no one to ask. The Law of Relativity - (life's relative misery). The Law of Probability - (it's probably contrived). Newton's Law of Gravity - (we face a grave reality). The Law that runs the jungle - (only the strong survive)".
Cazzo, stavolta quel geniaccio di Martin era proprio in vena! Ma, venendo al dunque, nonostante i testi (che son fighissimi, ma da soli non servono a niente... senza buona musica è lo stesso che leggere un buon libro di poesie), quest'album non ripete a mio avviso la bella prova del suo predecessore. Vuoi per un sound di chitarra datato, vuoi per altre cose che non so manco io, "The Silent Whales Of Lunar Sea" mi era piaciuto molto, cosa che non posso dire di "Irrational Anthems". In due aggettivi: carino ma noiosetto.
(Randolph Carter - Novembre 2003)

Voto: 7


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Sito internet: http://www.skyclad.co.uk/