SKOLL
11 Years Of Mist

Etichetta: Ewiges Eis Records
Anno: 2005
Durata: 45 min
Genere: viking/pagan metal


L'etichetta tedesca Ewiges Eis Records ha fatto un grande favore all'underground italiano, dando alle stampe una raccolta che riassume, attraverso nove tracce scelte, gli undici anni di carriera degli Skoll. Chi sono costoro? Beh, sarebbe meglio domandarsi: "chi è costui?". Il progetto Skoll ha visto infatti diversi musicisti ruotare attorno alla figura di Marco De Rosa, in arte M. Questo artista è noto sia per essere il leader degli irriducibili della fiamma nera The True Endless, sia come nuovo cantante degli storici Opera IX. M. ha tenuto in vita gli Skoll sin dal 1994, attraverso tanti cambi di line-up e difficoltà. Il contratto con la Ewiges Eis ne premia la passione, la fatica e la costanza.
"11 Years Of Mist" fa il punto della carriera della band sino ad ora, ed è un'ideale punto di partenza in vista di una produzione futura.
La copertina, in rigoroso bianco e nero, mostra la foto sfocata di una foresta. Nel libretto c'è una cronologia che ripercorre la storia degli Skoll, ed anche una lista dei musicisti che hanno partecipato al progetto nel corso degli anni. Questo lavoro è stato dedicato a Claudio Aemathien (della Aemathien Prod.) e a Quorthon dei Bathory. Ci sono delle foto, che vedono M. abbigliato alla maniera celtica.
Le tracce seguono un ordine sì cronologico, ma partendo dalle più recenti alle più datate.
I primi quattro brani sono tratti da "Warriors Of The Misty Fields" del 2002. "A Night Of Grimly Silver Moon" è un piccolo capolavoro. Introdotta dal suono di una tempesta, si assesta immediatamente su un fiero mid-tempo, caratterizzato da riff semplici e vocals pulite sovraincise. Presto però la musica si incattivisce e M. passa ad un growling ruvido. Da quel momento in poi, si assiste all'alternarsi di queste parti: lo stile potrebbe definirsi uno schietto viking metal, a meno di non coniare un suo corrispettivo nord-italico. Un rallentamento improvviso introduce il suono del violino, che arricchisce l'arrangiamento in maniera convincente. Dopo una serie di battute marziali, la traccia si scolla di dosso l'incedere rigido che l'ha caratterizzata sin dalle prime note. Il gruppo, al gran completo, si libera in una spedita danza in minore, oscura e stupenda. L'esecuzione, molto genuina, la rende estremamente coinvolgente.
"Rebirth-Uthark", unita alla prima traccia dal consueto rumore di pioggia, si distingue per il suono veramente cupo. M. ruggisce sulle facili successioni armoniche; il drumming di Mayhem (batterista anche nei The True Endless) è basilare. Alcuni effetti rendono ancora più buia la cappa di oscurità che aleggia su "Rebirth-Uthark". Man mano che procede, la canzone assume connotati più epici. Da segnalare l'ottimo assolo del chitarrista Amedeo, che conduce il brano alla sua fine.
Ancora pioggia, ed ecco "Longbardr". Ricordo di aver già scritto di questa canzone, nella recensione del CD "Da Lynx Org - Black Compilation N.1" (la potete trovare nell'archivio di Shapeless). Mi era piaciuta un sacco, tanto che mi aveva spinto ad accaparrarmi una copia di "Warriors Of The Misty Fields" - in maniera tra l'altro piuttosto burrascosa, eheh! Non vorrei ripetere le parole che ho usato in quell'occasione. L'elemento black è preponderante, nella prima parte della composizione. Può ricordare gli Immortal, vista l'impatto gelido. Le tastiere (o sono effetti?) rendono il suono più profondo ed oscuro. "Longbardr" si concede qualche momento meno esasperato, ma pur sempre ricco di verve, prima del parossismo di violenza finale. Grande canzone!
Il cielo non si schiarisce nemmeno per la conclusiva "In The Deep". Si sente anche il gracchiare dei corvi. La traccia è aperta da una melodia malinconica e distesa di tastiera. Con l'intervento degli altri strumenti, ecco una voce femminile. Si tratta dell'ospite Sara Lifend, che alterna il suo cantato a quello di M. "In The Deep" mostra il lato più melodico degli Skoll. La deliziosa femminilità di Sara fa da contraltare all'epicità delle vocals del cantante. Il ritorno del violino, suonato da Brumy, è l'altro tocco di classe di questa traccia. Il punto più evocativo è il finale, costituito dalla sola voce femminile, dalla chitarra acustica e dal violino. Molto atmosferico. Bello.
"Intermezzo" si descrive col suo titolo. E' tratto da "Through The Mists Of Time" del 1998. La stessa cosa vale per la canzone successiva. La chitarra classica si produce in una melodia estremamente malinconica, su un tappeto di tastiere ed effetti sonori.
"Bloodstorm" è una bella canzone. In essa lo stile degli Skoll è già maturo, anche se l'arrangiamento è meno convincente. Passi per la qualità di registrazione, che penalizza molto la batteria, ma il suono della tastiera (di Pollon) è talvolta troppo futuristico per i miei gusti. La dimensione ideale del progetto di M. è più legata alla natura, ad un passato tra il mitologico e lo storico. Certi effetti della tastiera mi sembrano un po' fuori luogo. Azzeccata invece la scelta dei samples, riproducenti i suoni di una battaglia. L'intera composizione è mossa da uno spirito battagliero, che è evidente nonostante le sonorità abbastanza smussate. La parte finale è caratterizzata dal botta e risposta tra growling e voci pulite. "Bloodstorm" è una traccia dignitosa, che ben rappresenta il passato degli Skoll.
La settima traccia è una chicca di questo CD. E' tratta da uno split 7" con i norvegesi Gravferd, mai pubblicato. "Keep Alive The Heathenfolk" è stata registrata nel 1997. All'epoca M. si occupava del basso. Le vocals sono ad opera del cantante/chitarrista Simone V.. La prima parte della composizione mi ha portato inaspettatamente alla mente le influenze degli Anathema (periodo "The Silent Enigma") e dei My Dying Bride meno depressi. Quando la canzone accelera, ecco farsi invece strada uno stile vicino al black sinfonico più melodico ed innocuo. Si sente il tentativo di inserire vocalizzi più epici e vichinghi, ma l'effetto complessivo è lontano anni luce dal futuro stile della band. Tenuto conto però della giovane età dei musicisti, il risultato è più che dignitoso.
"Moon" è la canzone più datata degli Skoll, almeno tra quelle presenti in questo CD. E' apparsa in origine nell'Enciclopedia Pestilentia Compilation (1996). La formazione è più o meno la stessa che ha realizzato il brano precedente, fatta eccezione per il batterista e per il fatto che il tastierista Daniele V. si occupa, in questo caso, delle parti di chitarra. Si tratta di un brano evocativo, dalle tinte sinfoniche e da passaggi atmosferici che flirtano col gothic. L'arrangiamento è piuttosto ricercato. Ciò nonostante, "Moon" è un brano senza infamia e senza lode.
La traccia scelta per chiudere il CD ci riporta ai tempi di "Through The Mists Of Time": si intitola "Howling Soul". Si tratta di una canzone molto melodica, a metà strada tra le velleità atmosferiche degli esordi e l'evocatività più focalizzata di "In The Deep". A metà si fa sentire un riff molto interessante, che farebbe invidia agli Einherjer! Peccato che la traccia non ne abbia assecondato lo sviluppo, preferendo invece seguire una strada più lineare. E' però, alla fin fine, un tassello importante per lo sviluppo del sound degli Skoll.
"11 Years Of Mist" permette ad un pubblico più vasto di apprezzare la musica degli Skoll. I demo sono circolati nell'underground, ma troppe poche persone hanno potuto apprezzare la bontà di questa musica. La qualità delle composizioni scema man mano che il CD procede, visto che si tratta di un percorso a ritroso. L'ascoltatore però ha davanti a sé un quadro completo della musica degli Skoll, e può gustarne appieno l'evoluzione. Proprio per il suo valore antologico, e per il fatto che preserva il lavoro di un gruppo valido, questo CD merita un bel voto. Complimenti a M. per aver creduto in questa pubblicazione, ed alla Ewiges Eis Records per avere stampato questo interessantissimo documento.
(Hellvis - Giugno 2005)

Voto: 8


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Sito Ewiges Eis Records: http://www.platten-firma.de/