SIX RED CARPETS
Nightmares+Lullabies

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 45 min
Genere: alternative rock


I Six Red Carpets si formano a Milano nel 2003 grazie a l'amore per la musica di Mills, Leaf e Majlco. Dopo la pubblicazione di un demo, "Upon, A Ring", ecco che nel 2008 decidono di far le cose in grande, sia per attirare attenzione sul gruppo che per riuscire a trovare una vera e propria label che credesse in loro e nel loro progetto musicale. Registrano quindi ed autoproducono "Nightmares+Lullabies", lavoro assolutamente curato nei minimi particolari, iniziando dal booklet, finemente elaborato, ricco di disegni e testi tutti incentrati sul racconto breve uscito con l'album; senza poi considerare la produzione, certamente non pompata al punto giusto, ma assolutamente di valore internazionale.
"The Weaver Call" non è altro che una breve introduzione musicale al lavoro vero e proprio, un lento crescendo emozionale che ci porta a "Twenty Two And The Charm Of Gravity". Le chitarre hanno un suono sfuggente e fluido, le ritmiche sono articolate ed incalzanti e le linee vocali di Mills, pulite e sommesse, vanno a creare un'atmosfera onirica e plumbea dove il tutto scorre velocemente e senza intoppo alcuno; le sonorità espresse ricordano i Muse ed i Radiohead in primis, ma anche gruppi forse meno noti, ma di estremo valore almeno per il sottoscritto, quali Vex Red o Biffy Clyro.
Con "Words Forgetting, Words Forgot" le atmosfere rimangono invariate, la struttura musicale rimane quindi molto fluida e saltellante; l'utilizzo delle chitarre si fa più presente, ma mai troppo invadente o incisivo, lasciando libero sfogo ai cantati ed alle linee vocali, sempre remissive, quasi sottomesse ma che riescono a creare con il tutto un non so che di magico e penetrante; l'utilizzo, poi, del sinth e di lievi distorsioni di chitarra riporta alla mente le cose migliori dei grandi, e troppo spesso sottovalutati, Motorpsycho; quelli di "Wizard" e "Timothy's Monster" tanto per intenderci. Da ascoltare e riascoltare il crescendo sonoro sul finale, incredibilmente emozionale ed emotivo.
"Fall Asleep" prende maggior corpo, musicale e ritmico, risultando come un continuo e intenso crescendo; le chitarre ancora una volta rimangono al limite, tra sonorità fluide e quasi acustiche ed una leggera distorsione, non sforando mai nell'una o nell'altra direzione; le ritmiche si fanno più incalzanti appoggiando mirabilmente gli ancora ottimi cantati di Mills, capace di puntualizzare e sottolineare i vari cambi d'atmosfera proposti e di immergersi definitivamente nel contesto sonoro.
Con "Here's To Nightmare", quinto brano in scaletta, le atmosfere cambiano quasi radicalmente, andando ad incupirsi ed ammantarsi di nero; le chitarre si fanno leggermente più dure, così come le ritmiche si irrobustiscono e gli stacchi si fanno più frequenti. Bellissimo il rincorrersi tra partiture più tese ed intense e fraseggi, invece, dove lo spirito melodico del gruppo, cerca di farsi spazio e fuoriuscire con efficacia e vigore. Bravi.
"Angels' Vanity" rappresenta a tutti gli effetti il compendio e le risultanze dello spirito musicale portato avanti dai nostri; raccogliendo lungo le sue partiture, i suoi passaggi e cambi d'atmosfera l'intero mondo dei Six Red Carpets, fatto di sonorità non ben definite, di distorsioni gentili, di ritmiche incalzanti ma mai troppo decise, di linee vocali plumbee e mai troppo invadenti, di una continua ricerca della melodia nella melodia, cercando un continuo connubio tra voce e strumenti, come a voler creare un' unica essenza, un unico suono, una sola e consistente anima musicale.
Con "Run Over Free" le sonorità proposte vanno a ricordare in maniera assolutamente palese e credo voluta, il mai dimenticato e geniale Jeff Buckley, grazie all'uso sopraffino delle chitarre ed alle linee vocali. Un lieve flavour southern, pregno di fumi blues fa il resto.
"Deep Down In Water" scorre piacevolmente mantenendo ancora ben alto il valore e l'appeal sonoro; non vi sono grossi cambiamenti e sono soprattutto i repentini cambi d'atmosfera a creare ancora una volta felici e riuscite aspettative musicali.
"Vanity Scent" ci coinvolge invece con importanti tappeti di sintetizzatore, corpose ritmiche di basso ed un andamento ancora una volta lento e flebile, per una ballad assolutamente orecchiabile ed accessibile, che ricorda, alla lontana, le canzoni più sentite e vissute dei primi Smashing Pumpkins, soprattutto per la timbrica del vocalist, del tutto simile a quella di Billy Corgan.
Le fiamme vanno ad introdurre "I Was There"; la ritmica si fa di nuovo più sostenuta e cadenzata; la velocità di base tende ad aumentare un poco pur mantenendosi su livelli medio bassi; sono le atmosfere stavolta a colpire nel segno, brevi partiture tirate e distorte ai limiti del noise si alternano a passaggi di nuovo plumbei e leggeri, andando a creare un'interessante contrapposizione d'intenti.
Il pezzo che segue "The Dream Of Billy Kite" non toglie od aggiunge alcun che al tutto; muovendosi sicuro nel mare delle sonorità sin qui esposte; da sottolineare comunque un uso più sostenuto e presente delle tastiere.
Siamo giunti al penultimo brano in scaletta "Bring Me Noise" per chiudere quindi con "Asphalt Song", un'accoppiata finale che non fa altro che confermare l'ottima verve compositiva dei nostri, dalle idee ben chiare e dai propositi saldi e convincenti. Se un piccolo appunto può essere mosso a questo "Nightmare+Lullabies" è forse un'eccessiva durata; certo basandosi su di un concept era necessario svilupparne i contributi e le relative impressioni, ma è anche vero che muovendosi interamente lungo sonorità mai troppo distorte, con numerosi cambi d'atmosfera ma sempre lungo coordinate prestabilite ed avendo le vocals un timbro, si particolare e ben integrato nel tutto, ma abbastanza (a mio modesto parere) stancante, tredici pezzi per quarantacinque minuti di musica risultano un po' troppi, portando ad un inevitabile calo di tensione sul finale e ad un negativo senso di dejavù. Da lodare comunque il loro volersi far spazio all'interno di un genere sicuramente non di ampio respiro e dove, come pietra di paragone, vi sono bands di assoluto valore musicale. Gran bel primo colpo, rimane d'obbligo un ulteriore salto di qualità.
(Pasa - Agosto 2009)

Voto: 8


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