SINOATH
Research
Etichetta: Polyphemus
Anno: 1995
Durata: 44 min
Genere: death atmosferico
Questo è l'unico album dei Sinoath, una band siciliana che purtroppo non ha riscosso il successo che meritava e quindi arrivò a sciogliersi. Musicalmente lo stile è un death tecnico con atmosfere cupe e malinconiche, non si raggiungono velocità di esecuzione elevate, tutt'altro, molte parti sono lente e cadenzate. La formazione è a 5 elementi: Rob Messina (chitarrista solista e cantante), Luca Correnti (chitarrista ritmico), Enrico Sorbello (bassista), Andrea Tilenni (batterista) e Adriano Cucinotta (tastierista). Proprio le tastiere sono l'elemento principale della musica dei Sinoath, visto che le canzoni sono basate sulle atmosfere create da questo strumento (non a caso Cucinotta è il principale compositore), e tutti gli arrangiamenti in generale privilegiano le parti di tastiera e le ritmiche di chitarra. Ci sono anche degli assoli di chitarra, non preoccupatevi, e sono molto particolari in quanto privilegiano il feeling a tutto il resto, lasciando in secondo piano la voglia di strafare tipica di molti sboroni dello strumento.
Il cantato varia da quello pulito al growl (non molto basso come tonalità), risulta sempre azzeccato ed espressivo. Anche i testi sono molto belli, introspettivi e personali. La registrazione è molto buona e pulita, niente di ultrapompato come va di moda oggi, ma è meglio così, altrimenti ne avrebbero risentito le atmosfere delle canzoni. L'unica pecca di tutto l'album per me è la copertina, veramente brutta, ma questo ha una importanza secondaria.
La canzone più bella per me è l'iniziale "Faith Ways", che riassume in sè tutte le caratteristiche della musica del gruppo: atmosfere malinconiche su tutto, tastiere che si alternano dall'accompagnare le chitarre al ruolo da solista, ed ottime ritmiche di chitarra a completare il tutto. Tra le altre segnalo anche "...On My Skin" (la più violenta dell'album, con una parte iniziale spettacolare) e "Ascension" (uno strumentale basato quasi esclusivamente sulle tastiere).
Non è certo un album canonico o di puro death violento, ma questo non significa che sia brutto, anzi! I punti di forza di "Research" sono la personalità e gli arrangiamenti, visto che nessun componente del gruppo cerca di strafare, ma anzi tutti cercano di dare il proprio contributo alla riuscita delle canzoni, senza perdersi in fronzoli inutili. E nonostante questo sono tutti ottimi strumentisti, non è detto che per essere tecnici serva sparare delle scale a velocità ipersoniche.
Questo cd si riesce ancora a trovare invenduto negli scaffali di alcuni negozi, oppure nel settore dell'usato. Secondo me è uno dei migliori album estremi usciti dall'Italia assieme ai primi due dei Sadist. Quindi consiglio a tutti di farci un pensierino quando se lo trovano davanti, anche se in ritardo è il caso di premiare la bravura di questo gruppo.
(teonzo - Marzo 2002)
Voto: 9
La parola chiave è atmosfera. E' un'atmosfera cupa ed inquieta quella che
penetra ogni lembo di Research, un death sicuramente atipico, con diversi
punti di contatto con certe situazioni gothic, tecnicamente valido eppur
così contenuto e bilanciato, sempre intento nel lato intenso ed evocativo
del brano. Un disco raffinato e sorprendente, per l'ennesima band di casa
nostra che è stata costretta ad appendere le chitarre al chiodo.
(Orion - Agosto 2002)
Voto: 8